Il Cacciatore non prova pietà

Posted in Articoli on 16 Luglio 2014

By Jennifer Clarke Wilkes

Vronos, l'inquisitore scelto, regolò la sua balestra argentata e prese la mira. Il proiettile benedetto schioccò e si immerse con uno spruzzo di sangue nel cuore maledetto. La donna cadde senza emettere alcun suono. Al suo fianco piangeva un bambino così piccolo da riuscire a mala pena a camminare. Si arrampicò sul petto immobile della madre, il cui sangue si stava mescolando con la polvere del villaggio.

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Inquisitore Scelto | Illustrazione di Jana Schirmer & Johannes Voss

I peccatori avrebbero trovato il Sonno Benedetto e il loro male sarebbe stato defunto quanto le loro carni maledette. Vronos comunicò il suo ordine: alcuni dovevano ammassare i cadaveri nella piazza del villaggio, altri dovevano portare legna e olio per purificarli.

I bambini sarebbero stati tuttavia risparmiati. Mentre gli altri procedevano nel loro triste compito, egli guidò un gruppo con il compito di radunare i bambini che piangevano, gli orfanelli dagli occhi scuri dal fianco ormai freddo dei loro genitori e gli indignati giovani dalle guance incavate dai rifugi oscuri in cui si erano accalcati.

Scelse i volti più gentili e le voci più rassicuranti tra i suoi temprati carnefici. Non ce n'erano molti. Tuttavia, uno dopo l'altro, riuscirono a radunare tutti i bambini tremanti. I cacciatori sfiniti li guidarono verso l'accampamento vicino, mentre il cielo diventava sempre più spaventoso per il fuoco benedetto.

Era un peccato che quegli innocenti dovessero soffrire a causa della purificazione. Vronos avvertì una fitta, ricordando quella notte di tanto tempo fa. Il bagliore del fuoco untuoso, il fetore della legna bruciacchiata, del bitume e del sangue ribollente. Le urla gorgoglianti della sorella.

Gli uomini e le donne incappucciate avevano cercato di convincerlo che il fuoco avrebbe purificato la sua anima. Che avrebbe trovato il Sonno Benedetto. Non era stato in grado di comprendere. Non sapeva perché il sonno sembrasse una così grande fonte di dolore.

Lo avevano portato nel presepe all'interno della cattedrale, in cui i figli dei purificati venivano cresciuti dall'Ordine dell'Airone Argenteo. Gli assistenti gentili e ammantati lo avevano cresciuto, nutrito, vestito, gli avevano insegnato a curare i giardini, a prendersi cura degli animali e a pregare. Tutto ciò con pochissime parole, nonostante Sorella Alina canticchiasse dalla sua dimora a Stensia sulla via verso il coro.

Man mano che invecchiava, imparò la disciplina dei catari. Si addestrò nell'uso di tutte le armi dei puri. Studiò tutte le tradizioni dei mostri che infestavano il suo mondo. Insegnò a se stesso a essere duro.


Nonostante il villaggio fosse stato purificato, le campagne erano ancora pericolose. Vronos istituì turni di guardia per la notte, ma, per aiutare i suoi seguaci spossati, mantenne la durata di ogni turno e il numero di guardie più ridotti possibile. Lui ovviamente insistette per svolgere il primo turno di guardia.

Quando fu il momento di riposare, si addormentò quasi prima di toccare le lenzuola.

Vronos sognava raramente. Quella notte il suo riposo fu turbato da visioni terribili, con un'alternanza di strilli selvaggi e urla umane. Un peso angosciante gli frantumava il petto. Si dimenò e gemette e infine si svegliò con un'ondata di dolore. Alla traballante luce della fiamma, Vronos guardò negli occhi una delle belve assetate di sangue che ringhiava e graffiava la sua giacca di pelle. Schioccò i denti verso il suo viso e strappò un brandello di pelle dal sopracciglio e della guancia di Vronos. Il sangue schizzò intorno al muso.

Vronos ruggì e si rialzò, allontanando il mostro. Il suo stesso sangue annebbiava la visione. Lo poteva udire grattare e preparare un altro attacco, ma Vronos trovò l'elsa della sua spada e la sollevò con un arco a falce. La lama tremò mentre tagliava le carni e il peso della bestia crollò a terra.

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Predatrice Spietata | Illustrazione di Michael C. Hayes

Balzò in piedi, strofinandosi il volto insanguinato, e cercò di rendersi conto della situazione. Intorno a lui erano disseminati i corpi delle sue fedeli truppe, squarciati e storpiati come le loro lenzuola lacerate. Alcuni gemevano ancora con le gole tagliate. Alla ripugnante luce della luna, Vronos vide le forme gobbe e pelose di quelle specie di lupi che assalivano quei pochi soldati che stavano ancora opponendo resistenza.

Guardò in basso e vide una ragazza distesa ai suoi piedi. Una lunga sgorbia era penetrata attraverso la sua spalla fino al petto. La bocca era macchiata di sangue e un brandello di carne pendeva dai denti tinti di rosso.

Vronos guardò di nuovo verso l'alto. Le forme selvagge erano più piccole di uomini e i movimenti erano sgraziati. Un malessere gli cresceva in gola.

Nessuno era innocente.

Vronos urlò e caricò la bestia più vicina. Affondò la sua lama nel collo della bestia, continuando nel movimento per essere sicuro che fosse morta prima di passare alla successiva. Un altro squarcio e un altro corpo cadde, mentre incespicava sul terreno ricoperto di cadaveri. Un ululato si sollevò tra i mostri, mischiandosi spaventosamente alle urla dei soldati morenti. Il branco si voltò verso di lui. Era solo in mezzo a quei ringhianti bambini mannari.

Uno di loro tentò di azzannarlo alla gola.

Poi un secondo.

Poi un terzo.

Il mondo divenne oscuro.


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Santuario Arcano | Illustrazione di Anthony Francisco

Vronos si trovava in un ampio spazio. Sotto di lui si trovava un freddo metallo; tutto intorno un vetro. Sopra di lui vorticavano nubi grigie, ma una luce brillava attraverso un'apertura circolare. Formava una pozza e lui si trovava nel centro, immerso in una cadenza appena mormorata, una preghiera.

Vronos si guardò intorno. Vide forme scintillanti andare alla deriva in una cavità. Tra loro fluttuavano degli esseri, alcuni irriconoscibili, altri dalla forma più umana. Su tutti i loro volti risplendeva un metallo.

Una figura calva e blu entrò nella sua vista, osservandolo inespressiva. Il volto della creatura era senza età, ricoperto da delicata filigrana argentea. Il collo non era presente. Un metallo contorto teneva in qualche modo la testa nella sua posizione.

La figura lo esaminò silenziosamente per alcuni secondi e poi si girò verso gli altri osservatori. Parlò con una voce piatta. "Questo esemplare è imperfetto. Potrebbe essere stato danneggiato durante la transizione. Deve essere eliminato dalla nostra indagine".

"Intendi dire purificato?" Vronos si levò con tutto l'orgoglio possibile. Guardò intorno verso i freddi volti. "In base a quali parametri giudicate la mia purezza?"

La figura blu si voltò verso nuovamente di lui e sbatté le palpebre. "Questo ha appena ottenuto le abilità. Questo potrebbe avere valore. Non ne abbiamo identificato uno tale dai tempi del Cavaliere".

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Illustrazione di Chippy

Non aveva mai sentito parlare dei Planeswalker: persone come lui, che avevano in qualche modo imparato a viaggiare tra i tanti mondi. Questi curiosi ricercatori, autonominati Eterici, hanno studiato a lungo questo tipo di viaggi. Hanno ipotizzato che il misterioso metallo chiamato Eterium possa essere il collegamento tra gli esseri viventi e il mare di energia in cui fluttuano tutti i piani. Gli esseri blu, i vedalken, hanno addirittura sostituito gran parte delle loro carni con quella sostanza. Il segreto per navigare attraverso l'Etere era al di là della loro portata.

Hanno letto attentamente i loro Ventitré testi, sacri quanto gli innari di Avacyn, alla ricerca della chiave per svelare il mistero. Nulla era per loro di più alto valore rispetto a poter analizzare un vero Planeswalker in un ambiente controllato. Vronos fece loro questo favore, ma chiese in cambio un bene di gran valore: la conoscenza. Scoprì alcune delle tradizioni all'interno dei Testi Sacri, imparò la natura di quel metallo curioso e del suo creatore scomparso e praticò le arti arcane di questi maghi in grado di lavorare il metallo. Ricostruì il volto devastato con un infisso in Eterium e modellò una maschera filigranata dello stesso materiale.

Tra una lezione e l'altra, viaggiò tra i piani. Si lanciò negli esasperanti spazi tra i mondi e imparò a scoprire i sottili percorsi che lo conducevano in luoghi mai esplorati. Passeggiò su lidi bagnati da fuoco liquido e raggiunse vette così alte da toccare le stelle. Percorse strade di una città sconfinata. Vide creature bizzarre in grado di plasmare i loro corpi in una grande varietà di forme. Si meravigliò per l'ardente soffio dei draghi, diede la caccia a bestie aliene attraverso mondi di foresta e tenne in mano gemme che sembravano vive.

Condivise le sue informazioni con i ricercatori assetati di conoscenza, ma non proprio tutto ciò che aveva imparato. Vronos raccolse perle di conoscenza e le conservò dietro la maschera, insieme al suo volto sfigurato. Con metallo e tradizioni, affinò le sue doti di Planeswalker e scoprì come individuare altri come lui grazie alle minime tracce che lasciavano nell'Etere.


Fece ritorno pentito, dopo molti anni di studi e viaggi. Si inchinò nella sala centrale dei catari, nella grande cattedrale di Avacyn e offrì le sue preghiere all'angelo. Per le sue trasgressioni si aspettava la scomunica o addirittura la morte.

Invece Avacyn piegò il volto glorioso verso la sua forma china, con negli occhi un amore infinito. Baciò il sopracciglio dello storpiato servitore e pronunciò parole di perdono e comprensione. Per la prima volta dopo quella notte terribile e per l'ultima volta il cuore di Vronos si contorse dall'emozione.

Prestò di nuovo giuramento di fedeltà al suo servizio. La implorò di assegnargli l'impresa più pericolosa. Giurò di non permettere mai alle debolezze di impedirgli di compiere ciò che era necessario, anche se difficile o pericoloso. Versò una lacrima perfetta sulla sua guancia marchiata da cicatrici e annuì.


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Maschera di Avacyn | Illustrazione di James Paick

Tutti i suoi catari indossavano maschere. Il volto filigranato di Vronos era sempre il primo tra i cacciatori di sogni. I mostri e gli ignoranti lo chiamavano lo Spadaccino Grigio, nonostante non avesse quasi nulla a che fare con quello sport elegante. Ciononostante, si mantenne all'altezza della sua reputazione, affondando la sua spada nel cuore di ogni nemico del bene.

Comprese finalmente perché sua sorella era dovuta morire. Non perdonò, ma comprese l'esigenza. Affrontare il male significava indurire il cuore. Un cacciatore non può avere pietà.

Un mattino, un angelo guerriero apparve. Spiegò le sue splendenti ali su Vronos e sollevò alta la spada.

"Ho un messaggio per il mascherato dalla mia Signora, un compito che solo il suo servitore più devoto può portare a termine. Sarà l'impresa più pericolosa. Soddisfa questa richiesta, disse l'angelo, e i tuoi debiti saranno saldati".


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Avacyn, Angelo della Speranza | Illustrazione di Jason Chan

Avacyn fluttuava nelle alte volte della sua cattedrale, come una nuova stella nei cieli. Vronos non poté rivolgere lo sguardo direttamente alla sua gloria.

Si inchinò profondamente. "Cosa desiderate da me, Signora? Sono al vostro servizio".

"Mio fedele cacciatore. Vorrei che non fosse necessario evocarti per questo compito, ma solo tu tra tutti i miei seguaci hai la capacità di portarlo a termine".

"Ho prestato un giuramento e la mia via è dedicata a voi. Sono fedele. Ditemi e sarà fatto".

La tristezza oscurò le parole dell'angelo. "La forza che mi ha liberata ha scatenato un grande male nel mondo. Molti demoni erano imprigionati nella Tomba Infernale. Se io avessi avuto la scelta, sarei rimasta al suo interno invece di permettere la loro liberazione. L'essere oscuro che ha permesso l'apertura della prigione ha sparso il degrado su questo mondo, ma io e i miei servitori lo purificheremo.

"Ancor peggiore è la maledizione che ha inflitto su chi, come te, è in grado di viaggiare tra i mondi. Se non curata, questa piaga lo trasformerà in un demone più oscuro degli altri e addirittura più potente di me.

"Tu, mio prescelto, sei l'unico tra i miei servitori in grado di inseguirlo. Devi trovare quest'uomo, Garruk, e portarlo nella mia cattedrale. Dubito che le sue condizioni gli permettano di comprendere questa emergenza. Se non verrà di sua spontanea volontà, lo dovrai obbligare. Avrai bisogno di tutta la tua astuzia e di tutte le tue conoscenze per sovrastare il suo potere.

"Porta a termine questo compito e, per tutti i mondi a rischio, sarai liberato dal tuo giuramento".

Vronos si alzò e obbligò i suoi occhi a guardare verso di lei. "Mia Signora, anche se io non avessi prestato giuramento, i miei poteri sarebbero al vostro servizio. Affronterò questa impresa non per essere libero, bensì per eseguire la vostra opera di purificazione ovunque sia necessaria".

Una schiera di angeli apparvero intorno ad Avacyn, cantando con voci squillanti. Le volte soffuse della cattedrale furono invase da luce intenza e un'ombra lunga e dai contorni taglienti si stagliò ai piedi di Vronos mentre attraversava le porte intagliate.


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Illustrazione di Brad Rigney

Quell'uomo, Garruk, assomigliava a mala pena a un umano. Era una enorme massa di muscoli, fetido di sudore e sangue rappreso. Il suo volto era nascosto da un elmo arrugginito e scalfito e da un ruvido strato di capelli. Il fetore della corruzione impregnava l'aria, dominata dalla sua immensa ascia.

"Fermati, maledetto!" Urlò Vronos. "Sei stato corrotto da un male che non sei in grado di comprendere. Abbassa la tua arma e vieni con me dai guaritori di Avacyn".

Il bruto ruggì come una bestia e fece roteare la sua ascia. Vronos fece un salto indietro, non azzardandosi a parare la pesante lama con il suo sottile stocco. Sollevò la balestra e sussurrò un incantesimo di sottomissione sul proiettile in volo.

Garruk lo distrusse con facilità. Con un movimento come se stesse lanciando qualcosa, evocò un orso ruggente. Si lanciò su Vronos, il quale diede vita a una mazza lucente e abbatté la bestia. Ansimante per lo sforzo, evocò un mostro di metallo.

Più creature selvagge si univano alla mischia, più servitori di Eterium venivano creati da Vronos. Garruk divenne ancora più maestoso e più feroce, nella piena furia della sua magia contaminata. Vronos era in grado di creare nuovi difensori dai resti dei caduti, ma si rendeva conto di essere in difficoltà in questa sfida.

Vronos sollevò le mani per un incantesimo disperato. Prima che potesse terminarlo, l'ascia affondò nella sua spalla. Garruk aveva semplicemente scagliato la sua arma. Vronos cadde in ginocchio, afferrando la ferita sanguinante. Se non curata immediatamente si sarebbe rivelata letale.

Fuggì nel nulla, allontanandosi dalle maledizioni del suo nemico. Giunse all'ingresso di una caverna in cui si era riparato tempo fa. Il suo letto di rami, foglie ed erba era ancora intatto. Vronos strisciò nell'accogliente dimora e cercò il deposito di erbe. Le sue mani strinsero foglie secche e mormorò una breve preghiera di ringraziamento. Le masticò velocemente, ne creò un impiastro e lo spalmò sulla ferita. Si accasciò e l'oscurità lo accolse.


Vronos era troppo dipendente dai chierici dell'Inquisizione. Una volta recuperata una minima energia, sarebbe dovuto tornare al tempio; curare a pieno la ferita era al di fuori delle sue possibilità. Prima di affrontare il mostruoso Garruk, avrebbe trascorso un po' di tempo a imparare le basi della guarigione delle ferite da battaglia.

Nel frattempo aveva bisogno di riposare e di permettere al suo corpo una piena guarigione. Ciò richiedeva che si nutrisse. L'acqua non sarebbe stata difficile da reperire, ma sarebbe riuscito a stento a trovare le energie per cercare qualche bacca.

Alternò stati di coscienza e incoscienza, mentre il dolore nel petto pulsava insieme al suo cuore.

Il sole tramontò. L'aria divenne gelida. Le note di un usignolo risuonarono nel tranquillo crepuscolo. A quel punto una cerva apparve nella radura a poca distanza.

Era screziata con luce di stelle. I suoi occhi erano oscuri e liquidi, in grado di riflettere la luna mentre sollevava la testa per spezzare la brezza. Era bellissima e innocente. Ma un cacciatore non può avere pietà. Vronos sollevò con calma la balestra.

La cerva sussultò e le sue orecchie girarono. Il proiettile volò diretto. Si conficcò nel suo collo, nonostante il suo tentativo di fuga. Dopo pochi passi sordi, cadde a terra. La luce svanì dai suoi occhi, che diventarono come un vetro nero.

Vronos si trascinò, lamentandosi, verso la creatura della foresta abbattuta. Sembrava che ci volessero ore per avvicinarsi al corpo della cerva. Dedicò un'altra preghiera di ringraziamento e rimosse il proiettile dalle carni ancora calde.

Ci fu un improvviso rumore di ramoscelli spezzati da passi pesanti. Vronos sollevò lo sguardo e vide la luna offuscata da una gigantesca figura. Due cupe luci violette lo guardavano dall'elmo del mostro. Sollevò la sua ascia. "Ti ho detto che non saresti riuscito a sfuggirmi".

L'ascia fischiò nella discesa. Vronos abbassò la testa.

Un cacciatore non può avere pietà.