I cieli sopra Ghirapur

Posted in Magic Story on 11 Gennaio 2017

By Ari Levitch

Ari spent a few years as the herald of Dukos, the star-eating cosmic squid, before becoming a high school history teacher. Now that he has been inducted into the cabal of Magic creative writers, his parents are finally proud of him.

Il racconto precedente: Incendiare

Mentre i rinnegati si preparavano a prendere il controllo del Centro dell’Etere, la pirata dei cieli Kari Zev si dedicava a un piano diverso: trovare l’etere nel modo che lei meglio conosceva, prendendolo direttamente dalle navi del Consolato. Sempre alla ricerca di un piano alternativo, Jace accompagnava la giovane capitana nella sua missione.

Una volta che il Consolato avrà ripreso il Centro dell’Etere dai rinnegati, chiuderà il traffico aereo e minaccerà di spegnere i tentativi dei rinnegati di attaccare Tezzeret. Toccherà quindi a Kari e Jace il compito di creare l’occasione per i rinnegati.


Sebbene avesse solo quindici anni, Kari Zev si era dedicata alla pirateria per un tempo sufficiente da diventare rinomata. A volte si recava in luoghi bizzarri per incontrare persone bizzarre, mentre altre volte erano le situazioni anomale che la cercavano. Forse, essere una pirata voleva dire proprio questo. Kari non poteva esserne sicura, ma, qualsiasi fosse il motivo, aveva sempre riconosciuto rapidamente le strane e meravigliose fonti di opportunità.

Questo è stato il modo in cui la giovane capitana pirata si era ritrovata a bordo di un’aeronave di raccolta dell’etere del Consolato, per trafugare le loro bombole, sotto gli occhi degli sciocchi membri del Consolato, mentre continuava ad ascoltare la voce nella sua mente.

Ovviamente, il Consolato non si accorgeva di nulla, almeno non in quella occasione. Ciò che credevano di vedere era un vascello alleato al Consolato, con un equipaggio fedele al Consolato, che si recava da loro per affari ufficiali del Consolato e aveva bisogno di etere per servire la causa del Consolato.

"È un trucco notevole, Jace. Non riesco a credere che stia funzionando. Questa è l’ultima cassa", disse con il pensiero, nonostante per lei fosse ancora strano pensare a qualcuno. Ma, in effetti, che cosa era normale della sua attività?

Piegò il ginocchio, appoggiò la guancia sul pannello laterale in filigrana della cassa e ne sollevò un’estremità. A denti stretti, emise un secco sospiro mentre il carico si staccava dalla superficie rifinita del ponte e, con il peso della cassa premeva sulle sue dita, la voce di Jace rimbombò nella sua testa.

"Terminiamo questo lavoro. Sconsiglio però altre sceneggiate".

"Sceneggiate?". Mentre conversavano mentalmente, si spostò all’indietro, contando che il suo compagno di trasporto della cassa la guidasse lungo la passerella nello spazio aperto tra le due navi. "Che sceneggiate? Sono una fedele capitana del Consolato e ho semplicemente espresso le mie idee su quei maledetti rinnegati".

"Le illusioni che nascondono te, il tuo equipaggio e la tua nave sono solo un trucco della vista. Ciò che ti sto consigliando è di non dare loro motivo di sospettare. Alla tua sinistra c’è una guardia. Non è contenta di questo scambio".

Kari non aveva bisogno di voltarsi per sapere che la guardia la stava osservando, ma lo fece lo stesso. Era un ufficiale slanciato di un qualche rango, con spalle robuste e chioma grigia. Kari gli fece un cenno con la testa e salì sulla passerella.

"Ti sta seguendo", le disse Jace con il pensiero.

"Ottimo", pensò lei, "ho molte altre cose da dire".

"Lo sai che posso riconoscere che stai scherzando".

"Hai ancora i sudori freddi, vero?", lo prese in giro Kari.

Alla fine, giunsero a bordo della nave di lei, la Sorriso del Drago, nonostante avesse più l’aspetto di una taglianuvole commissionata dal Consolato; anche lei non riusciva a vedere attraverso l’illusione di Jace. Si augurò che non ne fosse in grado neanche l’ufficiale, che le girò intorno mentre lei e il suo compagno appoggiavano la cassa sul ponte.

Kari si strofinò le dita dolenti e si voltò verso l’ufficiale, che era di almeno una spanna più alto di lei. "Vi posso aiutare?". Lui stava osservando la nave, in un modo che sembrava come se volesse che lei pensasse che lui fosse alla ricerca di qualcosa.

"È un tenente", le disse telepaticamente Jace.

"Tenente", disse lei, per poi ripetere, "vi posso aiutare?".

L’ufficiale inclinò la testa verso il basso e incrociò lo sguardo di lei. Iniziò a dire qualcosa, ma le sue parole si persero nel momento in cui un urlo dall’alto interruppe il loro dialogo, facendolo saltare all’indietro come per evitare un attacco. "Una scimmia!", disse lui, guardando verso l’alto. Un secondo urlo.

Art by Daniel Ljunggren
Illustrazione di Daniel Ljunggren

"Esatto", confermò Kari. "Qualcuno la deve pur manovrare questa nave".

Evidentemente rincuorato, l’ufficiale fece una breve risata nervosa e Kari non riuscì a trattenersi. "Che cosa c’è di divertente?", chiese in modo serio. Ci fu un lungo momento in cui il sorriso dell’ufficiale si spense lentamente, finché non si ritrovò a spostare lo sguardo in modo imbarazzato tra la scimmia e Kari. Kari mantenne il volto serio e si gustò la situazione.

"Mi sto solo divertendo con voi, tenente", disse passandosi un pollice sotto la cinghia che le cingeva il busto e facendola scoccare. "Questa è la mia nave".

Lui piegò il capo da un lato e aggrottò le sopracciglia. "Chiedo scusa, ma avete un aspetto così giovane per essere un capitano".

Kari si esibì nella sua migliore espressione di disdegno. "Ragazzo, ci sono due possibilità. Io sono troppo giovane e quindi non sono il capitano. Oppure", continuò facendo scattare di nuovo la cinghia, "sono in realtà un capitano e voi state mettendo in discussione la mia autorità. Ora, in quale di queste due possibilità ritenete di poter credere maggiormente? Magari c’è un motivo per cui voi siete ancora un tenente. Pensateci".

"Vi porgo le mie scuse, Capitano. Non era mia intenzione offendervi".

Kari si avvicinò e gli diede una pacca sulla spalla. Si dovette impegnare per non scoppiare a ridere. "Lo so. Se aveste davvero avuto intenzione di offendermi, insomma, avreste scoperto una realtà ben diversa. Ora possiamo continuare". Gli diede le spalle e urlò un ordine a nessuno in particolare, "Preparatevi a partire! È ora che quella feccia dei rinnegati la paghi!".

Quando il tenente se ne andò, Kari ritirò la passerella. Dopo un attimo, lo spazio tra le due navi iniziò ad aumentare. Una volta che ritenne la distanza sufficiente, inviò un altro pensiero a Jace, "Puoi terminare il tuo stratagemma. Siamo abbastanza lontani". Prima di terminare la costruzione del suo pensiero, la sua uniforme del Consolato si era già dissolta, insieme alle decorazioni del Consolato sulla sua nave. Non era più Kari Zev, qualcosa del Consolato; era di nuovo Kari Zev, capitana pirata. "Notevole, Jace. Davvero notevole. Se vuoi vedere i risultati, raggiungimi sul ponte".

Mentre aspettava l’uomo con il cappuccio, andò avanti e indietro sul ponte della sua nave. Nonostante non fosse mai andato via del tutto, era contenta di poterlo vedere di nuovo nella sua forma reale. Non era la sua prima nave, ma era bellissima, con il suo aspetto arcato da cui derivava il nome. Le piaceva molto. Oltre alla nave, a lei piaceva molto rimanere lassù. Era più fresco e lei si sentiva più libera... ed era la sua nave.

Verso tribordo, Kari vide un branco di aviobalene che nuotava attraverso una vorticante corrente di etere a poche leghe di distanza. C’erano circa una decina di quelle favolose creature che seguivano il flusso dell’etere nel cielo. I cuccioli erano tra loro e saettavano tra i membri più adulti del gruppo con un’incuranza che fece sorridere Kari.

"Non avresti dovuto farlo", disse Jace raggiungendo Kari vicino alle casse e impiegando alcuni momenti a regolare il suono della sua voce. "Prendersi gioco di quell’ufficiale è stato un rischio non necessario. Lo sai bene anche tu".

"Un rischio? Sì, credo di sì. Ma, se non l’avessi fatto, non me lo sarei mai perdonato". La sua mano passò dalla direzione da cui provenivano verso l’insieme di beni dietro di lei. "Lo comprendi, vero?".

"Non ne sono del tutto sicuro", rispose Jace, ma Kari non stava più ascoltando. La scimmia con gli occhialoni, Ragavan, stava osservando questo dialogo dall’alto della cima di una pila di casse e Kari emise un fischio per chiamarla a sé.

"Vieni, Ragavan, mio principe, diamo un’occhiata insieme". Kari operò il chiavistello e, quando lo aprì, fu la scimmia dal pelo bianco a sollevare il coperchio. Con un sorriso, Kari accolse il familiare bagliore blu che li investì.

Art by Sara Winters
Illustrazione di Sara Winters

Infilò un braccio all’interno e ne estrasse la forma cilindrica di una bombola di etere. La luce che emetteva proveniva da una finestra di vetro posizionata al centro del contenitore metallico e Kari osservò il vorticante contenuto gassoso. Poi, da dietro di lei, apparve il volto di Jace.

"Ti aspettavi di trovare qualcosa di diverso dall’etere?".

"No. Mi sto semplicemente godendo il momento. Dovresti farlo anche tu. Dopo tutto, è anche merito della tua illusione", gli rispose lei, passandogli la bombola; Jace la prese con ovvia curiosità. Poi ruggì il suo ordine, "Mettiamo al sicuro questa merce! Portatela in coperta".

Dopo un istante, la piattaforma al centro del ponte iniziò a far scendere la merce nel ventre della Sorriso del Drago. Mentre la prima si muoveva, Kari si sollevò su una delle altre casse e si sedette sul bordo, rimanendo con le gambe a penzoloni.

Rivolgendosi a Jace, che non sembrò neanche accorgersi della discesa, disse "Sai, quando ero a bordo della prima nave, la Cacciatrice del Sole, il mio capitano mi diceva sempre che gli aspetti che rendono un pirata grandioso sono l’istinto e la capacità di trovare e cogliere le occasioni. Se non sei in grado di farlo, diceva, sei semplicemente un ladruncolo con una nave". Si fermò. "Ciò che voglio dire è che, quando tutta questa situazione con il Consolato e con il Gran Console sarà terminata, potresti venire con noi. Una persona con i tuoi talenti potrebbe risultare molto utile".

Nessuna risposta. Forse non l’aveva udita. La piattaforma sussultò nell’inserirsi nello stretto scomparto sotto il ponte.

Kari fu sul punto di ripetere la domanda, ma poi si fermò. Decise invece di osservarlo mentre faceva ruotare il cilindro tra le mani, come se lo stesse ispezionando alla ricerca di qualche significato nascosto all’interno. Si trattava solo di etere, ma lui era completamente immerso.

Alla fine, Jace disse "Scusami, mi hai detto qualcosa?".

Lascia stare, pensò lei. Disse invece "Tu non sei un tipo da pirateria, vero?".

La bombola smise di muoversi tra le mani di Jace. Lui sorrise. "No? Che tipo credi che io sia?".

"Insomma", Kari si piegò in avanti, appoggiò i gomiti sulle ginocchia e osservò Jace di sbieco. "Non un tipo da pirateria comunque".

"Credo di no. Ma che cosa implica, questo tipo da pirateria? Cosa c’è che ti attira di questo stile di vita?".

"Quali sono i motivi per cui le persone fanno ciò che fanno?". Kari alzò le spalle. "Ciò che so è che non riesco a immaginarmi a fare nient’altro. Qualsiasi cosa sia necessaria per far continuare questa nave a volare, lo farò. E tutto questo etere", batté forte sul coperchio della cassa che utilizzava come sedia, "sarà sufficiente per far rimanere il cielo disponibile per me per un bel po’".

Jace rimise la bombola al suo posto, come se fosse improvvisamente contaminata. "Hai intenzione di vendere questo etere ai rinnegati? Voglio essere chiaro, sono venuto con te perché ero convinto che tu saresti stata in grado di avere un impatto in tutto ciò. Posso darti un aiuto con le tue faccende, ma devi sapere che io sono qui per Tezzeret.

Era troppo accusatorio per i gusti di Kari. Soprattutto a bordo della sua nave. "Ascolta, Jace, io e Pia abbiamo un ottimo rapporto. Per me è come una seconda madre. Mi conosce sufficientemente da comprendere che io non combatto per la libertà e sicuramente non combatto gratuitamente. Io saccheggio a favore della causa dei rinnegati perché è la mossa giusta, ma la verità è che questa nave, figuriamoci un’intera flotta, non rimane in cielo senza un aiuto". Batté di nuovo forte con il pugno. "Questo è il tipo da pirateria!".

Il volto di lei si era fatto sempre più arrossato e sapeva che il volume della sua voce era aumentato bruscamente negli ultimi secondi. Inspirò. "Ascolta, appena prima dell’alba lo consegnerò a uno degli alleati di Pia. Dovresti venire anche tu".


Venivano chiamate aviorimesse. Kari aveva spiegato a Jace che si trattava del termine collettivo per il gruppo di hangar appollaiati sui tetti di alcuni dei più alti edifici di Ghirapur. Era il luogo dove andava da piccola a guardare le aeronavi che andavano e venivano tutto il giorno. L’intera struttura era un groviglio di passerelle e scale che collegavano un gruppo di edifici di immagazzinaggio e laboratori, di dimensioni che variavano da minuscoli a enormi. A Jace facevano venire in mente un formicaio rovesciato.

Era buio, alle sole luci prima dell’alba e con un singolo filamento d’etere, a chilometri di distanza, vicino alla città. Jace era grato di quella leggera luce azzurra, sufficiente per lui per individuare i bordi del loro percorso tortuoso.

A un certo punto, vide una luce verticale, giallo-arancione, apparire nello spazio di fronte a Kari. In un istante, creò nella mente la stessa magia di illusione che aveva utilizzato sulla nave del Consolato, pronto a mascherarli, se fosse stato necessario. Attese. Nel vento sibilante, udì la debole voce di Kari, "Ukti, sei tu?".

"Kari", disse una voce sconosciuta, rauca e dura. Non era del tutto ostile, fatto che Jace confermò rapidamente con le sue fugaci capacità telepatiche. "Mi sorprende vederti qui", continuò la voce.

"Perché? Che cosa è successo?", chiese Kari.

"Il gruppo di Pia ha perso il Centro dell’Etere. Sono sparpagliati. Alcuni hanno iniziato ad arrivare qui, ma non quelli che pensi di vedere".

"Fammi vedere", rispose Kari. La porta si aprì e rivelò un’anziana donna nana, coperta di rughe ma con la schiena dritta e lo sguardo deciso.

Jace seguì Kari in un’ampia sala dal soffitto basso, sistemata come un ristorante, con tavoli di metallo, rotondi e spogli. Da ciò che Jace poté vedere, il luogo era circondato da ampie finestre, tutte chiuse da tende.

"Questo è il Primo Lancio", disse Kari a Jace. "Un ristorante e club per gli aeronauti. Quando ero bambina, i miei genitori mi hanno portata qui un po’ di volte".

"Sei ancora una bambina, Kari", disse Ukti alla ragazza. "Che tipo di vita è la pirateria per una ragazzina di quindici anni?".

"La mia", rispose Kari con voce sicura come se avesse dato la risposta giusta, con ogni volta una spiegazione, almeno dieci volte. Per molti istanti, un invisibile e rigidissimo trave sembrò estendersi tra gli occhi di Kari e quelli della nana anziana, che si guardarono freddamente l’un l’altra.

Alla fine, Ukti grugnì e si voltò per guidare i due attraverso la zona da pranzo, spingendo le sedie al loro posto durante il cammino. Entrarono presto in una dispensa. Gli scaffali erano solo pieni a metà, ma Jace non se ne sarebbe reso conto dall’insieme di aromi. Giunta all’altra estremità della dispensa, Ukti infilò un braccio dietro uno scaffale di spezie e trovò qualcosa lungo la parete, che generò una sequenza di piccoli scatti che sembrarono avere origine da dentro il muro. Diede poi uno strattone all’angolo dello scaffale, che ruotò silenziosamente verso l’interno e rivelò una camera stretta e scarsamente illuminata. All’interno, un’ancora più stretta scala con ripidi scalini portava verso l’alto, da dove si udivano voci smorzate. Cinque menti, in base all’analisi di Jace.

"Da questa parte", disse Ukti con un gesto.

"Grazie, Ukti", rispose Kari. Mise il piede sul primo scalino, ma, prima che potesse iniziare a salire, Ukti la afferrò per un polso e lanciò un’occhiata a ognuno dei tre.

"Ascoltate", disse Ukti, "siete due delle poche persone a conoscenza di questo posto. Questo è il mio luogo sacro. Trattatelo con rispetto".

Jace salì gli scalini dopo Kari. Sotto di lui, Ukti richiuse la porta segreta; l’unica luce proveniva dal foro circolare nel soffitto, dal termine delle scale. Mentre saliva la scala, Jace ripensò al suo santuario su Ravnica. Per lui era un luogo di isolamento dalle pressioni delle sue responsabilità di Patto delle Gilde e aveva imparato a farci un grande affidamento. Era ben conscio dell’importanza del santuario di una persona.

La sua testa si sollevò attraverso il portale circolare, sbucando in una stanza fin troppo piccola per i suoi attuali occupanti. Un veloce conto confermò la sua idea iniziale; con Kari, significava sei persone ammucchiate in una stanza poco più grande della dispensa che avevano appena attraversato. Stavano parlando tutti insieme e ognuno sembrava intento in più di una conversazione. In mezzo alle chiacchiere, ognuno aveva il proprio compagno. Il rumore era un po’ eccessivo e Jace decise di porre l’attenzione sull’ultimo e sgraziato scalino per entrare nella stanza. Stava contemplando il modo di agire, quando una mano guantata uscì dalla calca. Una voce: "Può essere complicato. Afferra la mia mano".

Jace seguì il consiglio. Una forte stretta si chiuse sulla sua mano e lo sollevò nella stanza.

Poi udì la voce familiare di Kari. "Vieni, Jace". Si stava avvicinando a lui, che spostò lo sguardo verso di lei, attraverso quello spazio ristretto. Ogni centimetro di ogni parete era ricoperto da ciò che Jace riconobbe come apparecchiatura da aviazione e strumenti. Alcuni oggetti avevano un aspetto molto vecchio. Alla sua sinistra, uno scaffale di metallo sporgeva dalla parete a formare un tavolo da lavoro, coperto anch’esso da piccoli oggetti in metallo e strumentazione. Nell’angolo lontano, qualcuno era seduto su una sedia vecchia e consunta. Lo spazio rimanente nell’altro angolo era riempito da una seconda sedia.

"Non sono sicuro di poter essere più 'dentro' di così".

"No?". Kari sorrise e indicò qualcosa dietro di lui. "Corvi!". Le conversazioni nella stanza si interruppero e ogni sguardo si volse verso Kari. "Vi presento Jace. È un amico della condottiera dei rinnegati, quindi è un mio amico. È un giovane di talento ed è anche un promettente contrabbandiere".

Quando la conversazione ricominciò, Jace si ritrovò improvvisamente nel mezzo. Kari narrò la loro malefatta di poco prima e poi ci furono le presentazioni. Loro venivano chiamati Corvi da Gara. Erano una società di aeronauti che correva con le aeronavi nella città, ma, dopo che la situazione con il Consolato era cambiata, avevano deciso come gruppo di avere un ruolo più attivo in politica. Quando tutto andò in rovina il giorno prima, loro erano al Centro dell’Etere insieme a Pia.

"Ascoltate", disse Kari, "oggi è prevista una consegna, ma sembra che la situazione sia un po’ più complicata di quanto sperassi. Quanto è complicata?".

Una nana si alzò in piedi. Intorno al collo teneva una sciarpa rossa ricamata con una trama viola e intorno all’occhio destro, dalla fronte alla guancia, aveva un tatuaggio bianco. Si presentò con il nome di Depala. "Il Consolato è schierato da Saldapoli alla Guglia. Sono tutti intorno alla Sovrana Celeste".

"Sovrana Celeste", ripeté Kari dopo un attimo.

"Esatto", rispose Depala facendo un cenno con la testa. "Date un’occhiata. Laksha, mostra loro ciò che hai mostrato a noi".

La donna a cui Depala aveva parlato si voltò e fece scorrere di lato una piccola porta dalla forma di ingranaggio. Jace non l’aveva notata nella sua prima analisi della stanza; era una porta molto piccola, con un’apertura ancora più piccola del busto della donna. Dovette accovacciarsi per passarvi attraverso. "Venite", disse, ma Jace, Kari e Depala riuscirono solo a radunarsi intorno alla porta e osservare la donna, che era avvinghiata a un’apparecchiatura su una piccola piattaforma appesa all’esterno della struttura. Sembrava non provare alcun fastidio.

"Ecco", disse. "Date un’occhiata voi stessi". Fece per tornare verso la struttura principale. L’apparecchiatura era un insieme di lenti in un supporto di ottone; quando fu il turno di Jace di guardare, il suo intero campo visivo venne riempito dall’enormità di quella che poteva essere solo la Sovrana Celeste, un’imponente nave da guerra che si stagliava pesantemente in aria, come una nube da tempesta. Alle crescenti luci dell’alba, Jace riuscì a individuare alcune navi da scorta che le orbitavano intorno.

Quando tornò dal gruppo all'interno, vide Depala scuotere la testa. "Non c’è alcuno modo in cui la Cuore di Kiran possa superare quel mostro", disse, mentre faceva ruotare la piccola elica della replica.

Dopo quella frase, nessuno disse nulla per un certo tempo e l’unico suono udibile provenne da Laksha che risistemò gli ingranaggi della porta.

"Kari", disse la nana, "stiamo cercando un modo per offrire alla Cuore di Kiran un po’ di tempo per sollevarsi. È la nostra migliore possibilità per la Guglia, ma questa linea di difesa nega ai rinnegati l’utilizzo dei cieli. Non riusciamo neanche a raggiungere le nostre macchine da corsa", disse.

"Quindi non avete alcun piano", disse Jace.

Depala sollevò le braccia. "È ciò che stiamo cercando di determinare. Abbiamo bisogno di navi".

In tutti quei discorsi di navi, Jace si sentì un po’ fuori dal suo elemento, ma ricordò qualcosa che la giovane capitana gli aveva detto in precedenza. "Che ne dici della tua flotta, Kari? Mi avevi parlato della tua flotta".

"Una flotta?", chiese l’uomo imponente che aveva sollevato Jace all’ingresso della stanza, con un tono di ottimismo nella voce.

Kari lanciò un’occhiataccia a Jace. Ebbe la sensazione di aver detto qualcosa di sbagliato, ma stava già proseguendo con un’altra domanda. "Puoi contattarla? Kari?".

"Non sarebbe di grande aiuto". Si appoggiò alla mensola del piano da lavoro e abbassò lo sguardo verso i propri stivali, mentre tutti guardavano verso di lei. "Si trova vicino a Lathnu", aggiunse Kari senza alzare lo sguardo, "ma in questo periodo non è esattamente pronta a sollevarsi nei cieli. Quella Sovrana Celeste è esattamente come l’hai descritta, Depala: un mostro. È stata progettata per dare la caccia a i pirati ed è molto di più. Quando ha incrociato la mia flotta, la Sorriso del Drago è stata l’unica nave a sopravvivere. Le altre sono sparpagliati in milioni di pezzi, sulle strade del villaggio che ha distrutto per sconfiggerci".

Kari indicò poi nella direzione della Sovrana Celeste, come se potesse percepirla attraverso la parete. "Non ho potuto fare altro che osservare quell’affare che volava via come se fosse una nave da crociera".

Il silenzio riempì di nuovo la stanza. Jace si avvicinò a Kari. "Erano molte navi?", chiese.

"Quattordici, compresa la Sorriso del Drago".

"Quanto li conoscevi?".

"Molto bene". Sollevò un sopracciglio. "Perché?".

Jace sorrise. "Allora non dobbiamo sprecare tempo. Ho un’idea".


Durante la notte, il flusso di etere si era avvicinato alla città, portando con sé lo stesso branco di aviobalene che Kari aveva visto il giorno prima. Kari, con le nocche sul parapetto a tribordo, si sporse dal ponte per sbirciare oltre il lato della nave, verso quel gruppo di mastodonti. A bocca aperta, le aviobalene si alternavano nel fagocitare enormi bocconi di etere e la loro pelle era completamente maculata dal caldo bagliore dell’etere.

Da lassù, lo sguardo di Kari percorse il profilo della città. Una corrente ascensionale sollevò la sua chioma asimmetrica dalla sua spalla destra in modo così improvviso che Ragavan giunse sulla sua spalla libera con una litania di rumori di irritazione. Sotto la chiglia della nave, un velo di nuvole trasparenti si estendeva sulla maggior parte del cielo e i quartieri della città che si vedevano attraverso avevano un aspetto etereo.

Anche da quell’altezza, poteva vedere la torre con il doppio traliccio che sovrastava il resto della città. Era circondata su più livelli dalle aeronavi degli esecutori e, per quanto cercò di contarle e di individuare le forme e gli armamenti, i suoi occhi venivano attirati in continuazione dalla massa fluttuante che dominava lo spazio aereo tra la Guglia e Saldapoli... la Sovrana Celeste.

Tutto ciò che avrebbero dovuto fare era smuoverla dal suo trespolo aereo sufficientemente a lungo da creare un’apertura per la Cuore di Kiran dei rinnegati per sferrare un attacco al Gran Console nella Guglia. Il piano era quindi portare l’ammiraglia del Consolato fuori posizione. Verso di loro. Per Kari era come se la nave la stesse seguendo in ogni parte del mondo e ora avrebbe dovuto accoglierla a braccia aperte. Si rese improvvisamente conto di quanto fosse rarefatta e fredda l’aria lassù, nonostante una parte di lei trovasse conforto in essa più che nell’idea di affrontare di nuovo la Sovrana Celeste.

Ma esisteva anche un’altra parte di lei, la parte che era una capitana pirata, la quale esigeva soddisfazioni per la distruzione della sua flotta. Fu quella parte di lei a inviare un rabbioso calore su per il suo collo, finché non ribollì in taglienti e sibilate parole che uscirono attraverso denti stretti. "La sovrana dei cieli, vero?". I suoi occhi tornarono alle aviobalene in volo. "Non sono sicura che loro sarebbero d'accordo".

Kari trovò i suoi incursori nella stiva, seduti in due file, l’una di fronte all’altra. Era più angusta del solito, in quanto il loro bottino di etere occupava la maggior parte dello spazio.

Sette di loro erano l’equipaggio della Sorriso del Drago e altri cinque erano Corvi da Gara. Ognuno di loro aveva un giubbotto fissato sulla schiena, nonostante fossero tutti diversi tra loro. Kari svolse il ruolo di capitano per un po’; camminò a grandi passi su e giù per lo stretto spazio tra le due file, distribuendo alcuni cenni incoraggianti prima di sguainare la spada e rivolgersi a tutti loro.

"Ascoltate! Il vostro compito è attirare l’attenzione. Creare sufficiente rumore per farvi notare dalla loro ammiraglia. Pensate di riuscirci?". Risposero affermativamente con entusiasmo. "Bene. Ora ricordate, questa è la Sorriso del Drago", disse spalancando le braccia. "Oggi, ognuno di voi sarà una zanna appuntita! È giunto il momento per mostrare al Consolato quanto affilate possono essere".

Le urla dei suoi incursori la seguirono dalla stiva e lei lasciò che i suoi pensieri si soffermassero, lungo la via per il ponte di comando.

Quando avevano lasciato le aviorimesse quel mattino, Depala aveva fatto capire molto bene che lei avrebbe voluto pilotare il Sorriso del Drago in quella operazione. Quando Kari aveva chiesto perché avrebbe dovuto permetterlo, Depala aveva risposto semplicemente "Perché sai che è il mio posto". Probabilmente era vero. Kari l’aveva vista correre in passato e non c’era dubbio sul fatto che la nana fosse una dei migliori piloti di Ghirapur.

Kari stava per chiedere a Depala di indossare il casco, ma non lo disse mai, quindi, quando la capitana entrò nel ponte di comando, le fece sorridere il fatto di vedere la nana già ai comandi. Dietro di lei, Jace si stava allacciando alla sedia.

Kari fisso Ragavan in una nicchia sopra la zona del pilota. Dopo aver allacciato se stessa, chiese "Siete pronti voi due?".

"Certamente", rispose Depala.

"Jace?", disse Kari, spostandosi sul suo sedile verso di lui.

"Se dovessi scegliere solo tra sì e no, penso che direi di sì. Se invece contiamo lo spettro delle possibilità...".

"Depala", chiamò Kari mentre si abbassava gli occhialoni, "come una meteora!".

"Immediatamente, capitano", disse la nana prima di rivolgersi all’equipaggio attraverso l’estremità conica del tubo di comunicazione che scendeva dal soffitto della sala di comando. "Eccoci". I motori si arrestarono con un cupo sospiro e, ancor prima che le eliche avessero smesso di ruotare, la nave iniziò a scendere. L’aria fluì rapida intorno all’imbarcazione e, in pochi secondi, coprì ogni altro rumore. Le cinghie tennero Kari avvinghiata al sedile, ma il suo stomaco sembrò libero da ogni vincolo. Quello era un fastidio a cui era abituata e anche Jace, che rimase seduto con gli occhi chiusi, sembrava gestirlo con facilità.

Non rimaneva molto tempo, pensò Kari. In qualsiasi momento, Depala avrebbe riavviato i motori. Attraverso il rotondo oblò della sala di comando, Kari non riusciva a vedere altro che guizzi di bianco sullo sfondo del cielo azzurro. Filamenti di nuvole, pensò, in rapidissimo movimento. È ora, Depala.

Poi il muso dell'aeronave si abbassò e la sala di comando iniziò improvvisamente a guidare la discesa. La città in rapido avvicinamento divenne istantaneamente visibile, come anche la parte superiore dalle decine di navi del Consolato, posizionate in una formazione a più livelli, impossibili da contare dal loro punto di vista. Il rapido cambiamento di gravità spinse Kari e le sue viscere all’indietro e tutto ciò che poté fare fu osservare il panico che si spargeva nella formazione, che si sparpagliò al loro avvicinamento. "Guardate come scappano!", si udì la voce di Depala attraverso una risata maniacale.

"Che ne dici di pensare ai motori, Depala?", disse Kari in un modo che suonò come una domanda.

"Ancora un attimo". Si stava probabilmente godendo il momento un po’ troppo a lungo. "E...". La mano della nana scattò in avanti e agì sulla leva che azionava i motori. La nave ubbidì ai comandi, come Kari aveva previsto, e si udì il ronzio dei quattro rotori che si risvegliavano in armonia tra loro.

La Sorriso del Drago virò tra le navi del Consolato e attraversò il varco nella linea di difesa. "Ci siamo!", ruggì Depala. Tirò la leva di comando e la nave percorse una stretta curva, terminando la discesa verticale. La Sorriso del Drago si ritrovò in mezzo alla flotta del Consolato e fu costretta a zigzagare tra le imbarcazioni ostili. Non ci fu tempo per riprendere il fiato, ma ciò valeva anche per le navi del Consolato, che erano ancora aggrovigliate nella loro formazione.

Ora sarebbe iniziata la vera azione. "Resta tra di loro finché non ci posizioniamo", disse Kari. "Se temono di colpire le loro stesse navi, sarà molto meno probabile che aprano il fuoco".

"Non ho molta scelta. Sono ovunque!", ringhiò Depala. "Se intendi schierare le truppe, fallo in fretta".

Kari slacciò le sue cinghie. "Non raggiungeremo alcun risultato se la Sovrana Celeste non si accorgerà di noi. Avvicinati il più possibile". La giovane capitana si sollevò dal proprio sedile e si sporse verso il tubo di comunicazione; le sue parole riecheggiarono nello stretto tubo che scorreva lungo la sua nave, fino all’equipaggio nella stiva. "Preparatevi! Quando il portellone si apre, schieratevi! Siate come api... sciamate!".

Per un istante, ci fu solo silenzio. E poi venne una debole voce lungo il tubo: "Api?". "Poco fa eravamo zanne. Zanne affilate. Che cosa volete che siamo, se posso permettermi, Capitano?".

Buon segno. Lo spirito era alto. "Che ne dite di api con zanne? Come suona?".

"Assolutamente terrificante".

"Fantastico!". Kari avrebbe voluto dire di più, ma la parola uscì con un sussulto nella voce, a causa di un movimento da un lato dell’aeronave. Si resse allo schienale del sedile del capitano. "Nessun avvertimento la prossima volta, ho capito", disse Kari appoggiandosi alla spalla di Depala.

"Temo di no, Capitano". Depala lanciò la nave in una rapida ascesa, accentuata da un’inclinazione trasversale. "Dai un’occhiata". Non fu necessario indicare dove, in quanto, una volta terminata la manovra, il campo visivo di Kari venne riempito dalla gigantesca forma della Sovrana Celeste. Era a mezz’aria, quasi immobile, tra due edifici, come un predatore appollaiato su un ramo invisibile.

"Eccola", disse con tono piatto e a occhi stretti il capitano.

Si voltò verso l’illusionista, che era ancora immobile, con gli occhi chiusi strettamente, ora pallido come una statua di marmo. Doveva ammetterlo, lui stava gestendo la discesa meglio di quanto lei credesse. "Jace! Jace!". Quando lui aprì gli occhi, Kari urlò "Sei ancora tra di noi?".

Lui annuì. "Sarò pronto quando avrete bisogno di me".

"Spero proprio di sì. Nel frattempo, ho bisogno che tu apra il portellone della stiva, per liberare l’equipaggio. Gira quella manovella fino alla fine". Indicò un disco metallico che pendeva dal basso soffitto sopra la testa di Jace. "Ragavan, da me!". La scimmia corse verso di lei lungo la parete e, prima che fosse arrivata in posizione, Jace era già impegnato nel suo compito.

"Dove stai andando?", urlò più forte dello stridio della manovella rumorosa.

Indossò un giubbotto e Ragavan dovette saltare per evitare le cinghie dell’imbragatura. "Vado di sopra per tenere libero il ponte!", disse Kari agganciando l’ultima cinghia del dispositivo alla vita. Poi corse, con gli stivali che generarono un forte rumore di passi sul pavimento di metallo del corridoio centrale e su per la stretta scala. In cima, oltrepassò un basso passaggio ad arco e sbucò nella caotica scena che si stava svolgendo tutto intorno a loro... a causa loro.

Le navi sfrecciavano in ogni direzione e Kari sentì come se si stesse muovendo al rallentatore rispetto a quel frenetico contesto. O, meglio, l’intera scena sembrava come gli ingranaggi interni di un elaborato orologio che era stato caricato troppo. Il volo rapido non era una novità per Kari, ma doveva ammettere che Depala stava manovrando la Sorriso del Drago in un modo che non aveva mai visto prima.

Sarà meglio che non rovini la mia nave.

Una volta giunta a poppa della nave, fu lieta che la cabina fosse dietro di lei, in quanto la proteggeva dalle folate di vento più intense. Si ancorò alla ringhiera con il cavo fissato in fondo al suo giubbotto. Sbirciò verso il basso nel momento in cui i primi incursori si lanciavano dalla stiva aperta. Si lanciarono a gruppi di due o tre e si ritrovarono tutti in aria, con giubbotti quasi identici al suo.

Ben fatto, Jace, pensò.

"Grazie", rispose Jace, con parole che la colsero di sorpresa per la vicinanza. Come prima, le parole si manifestarono direttamente nella sua mente, ma fu come se lui si fosse mosso dietro di lei per tutto questo tempo. "La manovella non era facile da manovrare".

"Accidenti, Jace!", gli rispose con il pensiero, "Da quanto sei in agguato nella mia mente?".

"Io non sono in agguato. Volevo dirti che il compito era stato portato a termine".

Gli occhi di Kari scattarono da un gruppo di incursori a un altro, mentre si spostavano attraverso le linee del Consolato come un mucchio di... api furiose. La sua attenzione tornò poi su Jace, "Ho bisogno che tu richiuda il portellone. Poi resta dove ti posso raggiungere. Quando ti do il comando, sai ciò che devi fare".

"Certo".

"Ricordi tutto ciò che ti ho mostrato?".

"In ogni dettaglio".

"Speriamo di non averne bisogno". Kari vide una nave del Consolato perdere improvvisamente il controllo nel momento in cui un vascello vicino la colpì con un arpione errante che sarebbe dovuto essere diretto a un paio dei suoi incursori. In basso a tribordo, tre navi del Consolato si scontrarono mentre cercavano di inseguire un singolo incursore... uno di quelli di Depala, in base all’espressione sul volto di lei.

"La situazione è positiva, non credi, mio principe?". Kari si appoggiò alla scimmia con la testa. Ragavan cinguettò per rispondere, mentre Kari fece un rapido controllo a mente.

Superare la linea difensiva? Fatto.

Sciogliere la formazione del Consolato? Fatto.

Il suo elenco venne interrotto da un esplosione dall’alto, che fece rotolare lei e Ragavan sul ponte; con un braccio sollevato per proteggersi il volto, Kari vide un incursore eteride saltare da una nuvola in espansione che prima era una nave del Consolato.

L’eteride fece un rapido saluto a Kari, prima di atterrare pesantemente su un’altra nave del Consolato.

"Creare un sacco di confusione? Giusto, Ragavan, fatto", disse Kari mentre la Sorriso del Drago continuava a muoversi sinuosamente attraverso la linea difensiva. "Ma non è sufficiente. L‘ammiraglia... l’unica nave che conta... non si è mossa. Se quella lumaca volante non ci insegue, nulla di tutto ciò ha importanza. Ehi!". La mano di Kari andò a dove Ragavan le aveva tirato una ciocca. La scimmia stava urlando e indicando la strada sottostante.

"D'accordo, hai la mia attenzione". Decine di esecutori del Consolato, equipaggiati con giubbotti o a bordo di sorvolatori, si stavano unendo al conflitto. La maggior parte si stava posizionando a protezione delle navi. Ma non tutti.

"Stai notando, Kari?", disse Jace. "Depala ha individuato un gruppo di esecutori in movimento per intercettarci".

"Sei di loro, sì", rispose Kari. Con un rapido strattone mise alla prova il cavo di sicurezza. "Possiamo smuoverli?".

"Depala ha detto che farà il possibile".

Kari sguainò la spada. "Mio principe... non tu, Jace... alla posizione di battaglia". Ragavan si abbassò gli occhialoni e andò rapidamente in una nicchia tra le scapole di Kari, dove il suo giubbotto si incurvava per lasciare spazio dietro la sua schiena. "È giunto il momento di entrare a far parte di questa battaglia".

Prima che i primi tre esecutori si sollevassero fino al fianco della Sorriso del Drago, Kari era già in aria. Le ali meccaniche del suo giubbotto vibravano furiosamente e la portarono fino al termine del ponte e, una volta in volo, il suo cavo di sicurezza si srotolò dietro di lei con un acuto suono.

Il trio di esecutori si sosteneva in aria con identici giubbotti a quattro eliche ed era armato con lanciareti del Consolato, agganciate vicino ai loro busti. Non aveva senso aspettare di essere circondati da quegli incapaci, quindi li accolse sulla sua nave con un’ospitalità degna di una capitana pirata. Si scagliò direttamente addosso a loro.

O, meglio, li superò.

Come previsto, in seguito all’assalto di Kari gli esecutori si separarono e lei passò attraverso. Il cavo sembrò disegnare una linea in aria, separandone due dal terzo. Kari se ne accorse e virò intorno ai due. Prima che il cavo si potesse allentare, Kari azionò la carrucola e tornò rapidamente verso la nave.

"Ragavan, tieni duro!", urlò Kari quando il cavo colpì sonoramente al petto uno degli esecutori, catapultando Kari verso il secondo, un nano stupefatto che non riuscì a sollevare in tempo la sua arma. Intrappolato il primo esecutore, Kari e il nano rotolarono sul ponte della Sorriso del Drago. Le armi saettarono e si ritrovarono avvinghiati in un ammasso di ali ed eliche, mentre la nave continuava a oscillare.

Ci fu un leggero tonfo nel momento in cui il gomito di Kari colpì la guancia del nano e, per mezzo secondo, il combattimento sembrò terminato. Kari lo spinse via e, un istante dopo, fu di nuovo in aria.

Con l’aiuto del terzo, il primo esecutore si era appena liberato dal cavo di Kari; lei non perse tempo e si scagliò immediatamente contro i due.

La vittoria si fece tuttavia più ardua, in quanto altri tre esecutori si unirono ai loro compagni. Uno di loro, un ufficiale di un qualche rango, si posizionò di fronte a Kari.

Kari inviò i suoi pensieri a Jace, "Novità?".

La risposta fu "La Sovrana Celeste non si è mossa. Come va là sopra?".

"Consegnateci il vostro vascello", ordinò l’ufficiale.

Rispose a Jace "Non molto bene. Possibilità di mettere in pratica la tua parte del piano?".

La risposta di Jace fu "Dammi solo un istante".

Kari fece un passo verso l’ufficiale. "Informa i tuoi Consoli", gli disse, "che io, Kari Zev, capitana della Sorriso del Drago, sono qui con la mia flotta per rivendicare la città". Un istante.

Ci fu un lampo di luce blu e qualsiasi cosa stesse per dire l’ufficiale venne persa nel grande spettacolo che ebbe inizio l’istante successivo. All'improvviso, un’infinità di navi sbucarono da dietro gli edifici. Non navi del Consolato, bensì navi pirata.

Si spostavano a gruppi di due o tre e, come gli esecutori, Kari poté solo osservare, completamente paralizzata, perché conosceva ognuna di esse. La Martello d’Ottone e la Demone di Vahd. La Vento Gelato e la Aliante. E molte altre. Continuavano a spuntare. Anche la Cacciatrice del Sole... ovviamente la Cacciatrice del Sole. La sua flotta era di nuovo con lei e si stava radunando per riempire lo spazio sopra una piazza, in modo che gli edifici le proteggessero entrambi i fianchi. Un momento la Sorriso del Drago era sola e il momento successivo era circondata da decine di altre navi. Questa era opera di Jace, lo sapeva, o, meglio, dei ricordi che aveva condiviso con lui. Nonostante ciò, non riuscì a non essere travolta dalla sensazione che il Consolato fosse in grande inferiorità in quel momento. Gli esecutori sembrarono avere la stessa idea, in quanto, tutto intorno a lei, si stavano sollevando per ritirarsi.

L’ufficiale spostò lo sguardo da Kari al muro di navi e poi di nuovo su Kari. Prima che Kari potesse esprimere un commento beffardo, la rete dell’ufficiale saettò. L’azione improvvisa colse Kari di sorpresa e, per un istante, poté solo osservare la rete che si apriva per avvilupparla.

Ma non le fu mai addosso. Dalla posizione sulle sue spalle, Ragavan si lanciò. Sorvolò la testa di Kari e intercettò la rete. Venne avvolto istantaneamente e, nelle grinfie della rete, la scimmia ricadde sul ponte senza la grazia che le era solita.

Un istante dopo, l’ufficiale fuggì... portandosi dietro la rete contenente il principe di Kari.

"Ragavan!", urlò Kari. Era già in movimento. In soli quattro passi raccolse la spada dal ponte e balzò sul lato della nave. Le ali del suo giubbotto presero vita e un movimento verso il basso della sua lama recise il cavo di sicurezza.

Kari inseguì l’ufficiale, chiudendo rapidamente la distanza tra loro. Si avvicinò e vide che Ragavan era ancora intrappolato nella rete che ora penzolava dalla vita dell’ufficiale. "Resisti, mio principe. Sto arrivando per te", disse tra sé, nella speranza che anche la scimmia avesse i poteri telepatici di Jace.

Quando Kari raggiunse l’ufficiale, lo raggiunse dal basso e, prima che lui potesse schivarla, lo afferrò e lo fece voltare. L’ufficiale cercò di liberarsi dalla stretta di Kari, che afferrò le gambe dell’ufficiale con le proprie.

"Lasciami andare!", sputò l’ufficiale.

"Non con la mia scimmia!".

"Ci ucciderai entrambi!".

Kari sorrise all’ufficiale e mosse la propria spada verso una delle quattro eliche che tenevano l’ufficiale in aria. Ci furono una serie di schiocchi e una scia di scintille e l’elica venne ridotta in frantumi dalla lama di Kari. Il loro volo divenne immediatamente irregolare, anche a causa dei colpi che l’ufficiale cercò di scagliare contro Kari.

Kari resistette e diede una testata alla mascella dell’ufficiale. Il dolore le invase tutto il cranio, ma i colpi cessarono e lei riuscì a riprendere il controllo della loro direzione. Le eliche intatte spingevano il giubbotto da un lato e, nonostante Kari compensasse la spinta con quella del proprio giubbotto, si mossero lungo un grande semicerchio che li riportò verso la proiezione della nave pirata, attraverso lo scafo illusorio della Cacciatrice del Sole e oltre la flotta.


"Kari non risponde", disse Jace, con gli occhi chiusi alla follia che sapeva essere in atto al di fuori della sala di comando. "Si muove troppo veloce per poter entrare in contatto con la sua mente".

"Concentrati sulla tua proiezione!", scattò Depala.

Ovviamente, era ciò che Jace stava facendo. Sebbene fosse fisicamente legato al suo sedile dietro la nana pilota, la sua mente si impegnava per mantenere in piedi l’enorme e complessa illusione che aveva costruito partendo dai ricordi che aveva trovato nella mente di Kari... oltre ad alcune copie qua e là per abbellire lo spettacolo. Era un grande lavoro che richiedeva un’enorme concentrazione e la maggior parte della sua attenzione.

"La Sovrana Celeste non si muoverà mai se scopriranno...", iniziò a dire Depala, ma la sua voce si affievolì.

Jace non volle rischiare di aprire gli occhi, soprattutto in questo momento. "Che cosa sta succedendo?".

"Penso che tu possa indovinare".

Avrebbe potuto, ma Depala glielo disse. "La Sovrana Celeste, insieme alla sua scorta, si sta muovendo per venire incontro alla flotta. Se le truppe della condottiera dei rinnegati non si rendono conto del nostro successo, io e lei faremo quattro chiacchiere".

"Che cosa dovrebbe fare la nostra flotta?", chiese Jace.

"Mantienila in posizione. Noi dobbiamo essere semplicemente una delle navi".

Jace si rese improvvisamente conto di una luce che pulsava oltre le sue palpebre. Cercò di rimuovere dalla mente questo stimolo visivo, ma l’intero mondo sembrava essere diventato bianco e un suono simile allo squarciarsi del cielo rimbombò nelle sue orecchie. Concentrò l’attenzione sulla sua illusione, per evitare che svanisse, ma non riuscì più a ignorare il sapore metallico che gli riempiva la bocca.

Da qualche luogo distante, Jace udì il proprio nome. C’era un tono di panico in quella voce, che si ripeté più volte. Riportò la sua consapevolezza nella sala di comando, dove il mondo era inclinato e Depala lo stava chiamando.

"Sono qui, Depala", disse Jace, fatto parzialmente vero. Una parte di lui stava ancora sostenendo l’immagine della flotta. "Siamo stati colpiti?".

"Jace! Non vedo più nulla!”, urlò la pilota.

"CHE COSA?!".

"Prendi i comandi!".

Nonostante la nave stesse ondeggiando, Jace non gradì l’idea di esserne alla guida. Non c’era semplicemente tempo sufficiente per estrarre la necessaria maestria dalla mente di Depala. Decise quindi di restituirle il favore. Durante la caduta libera verso la linea di difesa del Consolato, Jace aveva rimosso la sensazione di panico entrando in connessione con l’assoluta fiducia di Depala. Ora, trascinò lei nella sua mente.

"Riesco a vedere!", disse Depala, che, senza perdere un istante, guido la Sorriso del Drago in una delicata ascesa.

"Che cosa ti ha accecata?".

"Il cannone di luce di quell’affare!". Come per rafforzare il concetto, la luce si accese di nuovo. Questa volta Depala schivò l’arco elettrico. Nel frattempo, la Sovrana Celeste si stava avvicinando. Jace sentì che la sua presa sull’imponente illusione avrebbe potuto allentarsi in qualsiasi momento.

"Sembra che siamo ancora di suo gradimento, nonostante le tue illusioni", disse Depala.

"Questa è sempre la nave della Capitana Zev".

"Non vede l’ora di affrontarla e di annientarla".


Quando Kari, Ragavan e l’ufficiale del Consolato emersero dall’altro lato dell’illusione di Jace, erano ancora avvinghiati nella loro selvaggia zuffa aerea. L’ufficiale scalciava furiosamente Kari e Kari cercava di districare la rete che conteneva Ragavan. La scimmia, da parte sua, sporgeva le zampe dalla rete per rovistare nelle tasche dell’ufficiale.

Kari era quasi disincastrata quando l’ufficiale le appoggiò la suola del suo pesante stivale sotto un ginocchio e lo spinse verso il basso scivolando lungo tutto lo stinco. Sussultando, si morse un labbro.

Il dolore interruppe la concentrazione di Kari, che si accorse che il loro movimento li aveva portati fino a un mulinello di etere. In quel mulinello, si muovevano enormi figure. Nuotavano.

Aviobalene.

Erano creature senza malvagità o istinti predatori, ma ciò non riuscì a sollevare Kari dalla sensazione di assoluta insignificanza. La sua gola era improvvisamente diventata secca e comprese di osservarle a bocca spalancata.

Anche l’ufficiale doveva esser rimasto stupefatto, in base a quanto fossero spalancati i suoi occhi. Fu in quell’istante che Kari si ricordò del suo principe. Torse la rete e la strappò dalla vita dell’ufficiale, spingendosi lontana dall’ostinato avversario.

Una volta districata dalla presa, tenne Ragavan stretto a sé. Una delle aviobalene virò vero di loro e, per un istante, Kari vi si trovo faccia a faccia. Le sue fauci sembravano infinite e le scanalature della sua gola che ricoprivano la parte inferiore erano come canyon. Dal punto di vista della aviobalena, lei poteva essere un granello di polvere.

Poi, nella mente di Kari riecheggiò la voce di Jace. Sembrava in qualche modo distante, ma la stava chiamando.

"Jace!", rispose lei.

"La Sovrana Celeste è proprio sopra di noi. La Cuore di Kiran è ancora a terra. Non potremo resistere a lungo qui". La sua voce suonava smunta.

"No!". Si rifiutò di permettere alla Sorriso del Drago, l’ultima nave della sua flotta, di andare incontro allo stesso destino. Diede un’ultima occhiata alla aviobalena, si voltò e ritornò verso la nave.

Poi si fermò. La vide immediatamente. Un’opportunità.

"Jace, apri il portellone. Quando te lo dico, fai in modo che Depala scarichi le mie merci e salga bruscamente".

"Scaricare l’etere? Ho capito bene?", chiese Jace, con parole che lei udì appena.

"Questo è per la mia flotta".

Uscì dalla flotta illusoria e si ritrovò di fronte l’enorme sagoma della Sovrana Celeste che incombeva su di lei. Riempiva il cielo, con un riflesso metallico dell’aviobalena dietro di lei.

"Siamo proprio sotto di te, Kari", disse Jace e Kari vide la sua nave salire verso di lei.

"Scaricate le merci!", pensò Kari in modo più intenso possibile, mentre trafficava con le cinghie del suo giubbotto. Le casse caddero dalla nave, scontrandosi tra loro e lasciando uscire le bombole.

Ci siamo. Kari sciolse il giubbotto dalle spalle e lo scagliò verso il basso, in modo che si scontrasse con le bombole in vetro. Nubi di blu fuoriuscirono e, man mano che le bombole si frantumavano, la nuvola si gonfiò e iniziò a disperdersi in filamenti a spirale. Sarebbe stata sufficiente per attirare la loro attenzione.

Nel frattempo, Kari strinse Ragavan al petto e atterrò sul ponte della Sorriso del Drago. Lo stinco dolorante la trafiggeva a ogni passo sulla superficie metallica del ponte. Infine, lei e Ragavan arrestarono bruscamente la loro corsa andando a sbattere contro la ringhiera di fondo.

"Levati di mezzo", disse mentalmente Kari a Jace, grata di non dover parlare ad alta voce.

Passarono alcuni istanti. Poi Kari vide la flotta illusoria di Jace... la sua flotta... sfarfallare e svanire, quando una delle aviobalene le passò attraverso, diretta verso l’etere. Direttamente sopra la grande creatura si trovava la Sovrana Celeste.

Le navi più piccole del Consolato si spostarono dal suo cammino, ma la Sovrana Celeste mantenne la rotta per dimostrare il proprio nome, andando incontro l’aviobalena a piena potenza. Non ci fu paragone. Il metallo stridette e si accasciò e il fumo iniziò a uscire da ogni parte. L’aviobalena continuò imperterrita, mentre l’ammiraglia del Consolato andò alla deriva in aria per alcuni istanti, come una mongolfiera, prima di piegarsi su un lato e fluttuare verso il terreno.

"Mio principe", disse lei, "vieni a vedere insieme a me". Lo aiutò a districarsi dalla rete e lo mise sulla propria spalla. Poi, completamente sfinita, Kari avvolse le braccia alla ringhiera e osservò i sussulti finali di quel mostro metallico.

Avrebbero probabilmente dovuto fuggire da lì, pensò. Stava per impartire l’ordine, quando nella sua mente udì di nuovo la voce di Jace, ma questa volta il tono era più eccitato di quanto si aspettasse. "Sei stata tu?".

"No, è stata l’aviobalena, Jace. Io non colpisco così forte".


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