La Chiamata

Posted in Magic Story on 15 Aprile 2015

By Nik Davidson

Nik Davidson makes games, writes stories, solves problems, and plays Magic. He's almost certainly doing one of those things right now.

Su un altro Tarkir, in cui erano previsti destini diversi, l'uomo chiamato Surrak era il khan del suo clan. Selvaggio, rapido e in armonia con la natura, era alla guida dei Temur.

Ma la situazione è cambiata, il tempo stesso è cambiato, e Surrak non ha mai vissuto quella vita. Ora ha il ruolo di convocatore di caccia del clan Atarka e si dedica alla caccia per nutrire il suo signore dei draghi. Se Surrak fosse a conoscenza del suo altro destino di khan, lo preferirebbe a questo.

Ma lui non può sapere nulla.


Quando il lungo silenzio venne rotto dal suono del corno, gli uccelli spiccarono il volo dai pini, facendo cadere la neve sulle ripide pendici sottostanti. Il corno della caccia. Il richiamo al più sacro dei compiti.

I monti sono immensi e immacolati. Lo sguardo di un drago si estende lontano, ma nessuno è in grado di vedere ogni pendio, ogni cunicolo, ogni avvallamento. Nella profondità della montagna si trova un luogo di pace. Un umano o un ainok possono riuscire a sfuggire per giorni, anche settimane; se sono davvero abili, anche per un anno intero. Ma la pace ha un prezzo. Anche le montagne fanno parte di un dominio e, quando il corno suona, bisogna rispondere.

Montagna | Illustrazione di Titus Lunter

Quattro ainok escono dal loro accampamento nascosto. Non sono al servizio di Atarka, ma queste sono le sue terre. La loro pace è la sua pace. Si vestono al meglio e si dirigono nella direzione del suono. Questa è la migliore delle due possibilità. Né la madre né il padre sono abili cacciatori. La figlia più grande è muscolosa, il figlio più giovane è scheletrico. Non si ha alcuna discussione. Il corno suona e loro si mettono in cammino. Alcuni saranno ancora vivi, alla fine della settimana.

La grande slitta rimbomba sui cumuli di neve, trascinata da uomini e donne ricoperti da pelliccia, al punto da non apparire molto diversi dalle bestie che trasportano. Nessuno proferisce parola. Si odono rumori, rumori di sforzi e fatica, rumori di impazienza e rabbia, ma non si odono parole. Verrà un tempo per le parole, al termine della caccia.


Surrak si trovava in cima alla slitta e assaporava il pungere dell'aria ghiacciata nei polmoni. Era da quasi un giorno che seguivano le tracce di un krushok di montagna e, a giudicare dalle dimensioni, doveva essere enorme. Un tributo come quello avrebbe potuto soddisfare il signore dei draghi per quasi una settimana. Una volta che un krushok raggiungeva quelle dimensioni, non si riproduceva più e non viaggiava più con il branco. Una preda perfetta. Lungo il cammino avevano abbattuto una decina di alci, tre artigli a sciabola, un gruppo di yeti e un eremita che aveva rifiutato la chiamata. Surrak era particolarmente soddisfatto degli artigli a sciabola. Atarka sembrava apprezzarli e, riducendo il numero di predatori nella zona, sarebbero state presenti più prede per la loro caccia.

Nei luoghi selvaggi, Surrak si sentiva completamente a casa. Provava una gioia brutale; riusciva a togliersi dalla mente il motivo della caccia e a concentrarsi sugli istinti che lo avrebbero portato alla preda. Il suo occhio riusciva a cogliere ogni movimento e il suo orecchio percepiva ogni suono. Non aveva mai percorso questa via, ma conosceva questo luogo. Il potere profondo della terra era in risonanza con lui, gli donava forza e lo spingeva avanti. Non c'era tempo per nient'altro.

Surrak, il Convocatore di Caccia | Illustrazione di Wesley Burt

La slitta procedeva attraverso la linea degli alberi e la sorgente di montagna, seguendo le impronte fresche. La bestia si era chinata per bere, le sue tracce erano ancora visibili. Erano vicini. Surrak fece un cenno agli esploratori, inviandone due in direzione parallela alle tracce, scese dalla slitta e fiutò l'odore della preda. Era vicina. Molto vicina. L'energia della terra lo riempì, facendogli formicolare le mani. Non indossava alcuna arma. Non ne aveva mai avuto bisogno.

Mentre stava per lanciarsi all'inseguimento, un'ombra passò sopra la slitta. I suoi occhi perlustrarono i cieli e videro la forma di un drago che volava pigramente. A giudicare dalle dimensioni e dalla massa, era uno della stirpe di Atarka. C'era qualcosa di strano nel modo in cui volava e sibilò agli esploratori e ai cacciatori per farli arrestare. Si accovacciarono nella neve e scomparvero dalla vista del drago. La slitta rimase però ben visibile. Il drago fece un altro giro e Surrak comprese ciò che aveva attirato inizialmente la sua attenzione: il battito d'ali era irregolare e la traiettoria vacillante. Rimase silente e immobile per alcuni momenti.

"Che cosa vedete?", il secondo di Surrak interruppe il silenzio. Si trattava di un uomo enorme, che parlò a voce bassa.

"È uno della stirpe di Atarka, ma sta volando su di noi. Ha visto la slitta e sta valutando il da farsi. Dovrebbe saper cosa fare, ma sta valutando le possibilità". Surrak espirò lentamente e il suo respiro si trasformò in ghiaccio. "Osserva il suo battito d'ali. Non è quello di un drago in salute. Forse è ferito. O forse è malato. In ogni caso, sta valutando se attaccarci".

"E cosa faremo, se dovesse attaccarci?".

Surrak fece altri profondi respiri.

"Queste carni sono per Atarka. Se non le portiamo a lei, saremo noi a finire nelle sue fauci. Semplice, vero?".

Il secondo scosse la testa. Il battito d'ali si fece più lontano e il drago svanì alla vista. Surrak fischiò un ordine e, tutti contemporaneamente, i cacciatori emersero dalla neve. L'inseguimento ebbe inizio.


Il krushok doveva aver sentito il loro odore trasportato dal vento. Non diventano adulti se non sono svegli, pensò Surrak, e il krushok aveva fatto tutto il possibile per nascondere le sue tracce. Aveva attraversato un fiume e poi era tornato indietro, ma gli ainok erano in grado di seguire il loro odore anche al buio, se necessario. Si era mosso su terreni rocciosi per lasciare meno tracce, ma nulla poteva nascondersi agli occhi attenti dei cacciatori. Infine, aveva cercato di sfruttare le dimensioni e la velocità per mettere grandi distanze tra sé e gli inseguitori, ma gli esploratori di Surrak lo avevano raggiunto. Con lance e fionde, lo stuzzicarono e ne deviarono il percorso, facendolo tornare indietro verso l'imboscata dei cacciatori. Quando il krushok sbucò nella radura, i cacciatori lo aggredirono con una raffica di lance e ganci. Era in trappola.

Emise un ruggito che fece tremare le rocce e i cacciatori si strinsero su di lui con tattica ben coordinata, bloccandolo con ganci e corde. Gli avventurieri si fecero avanti, con lance a lama lunga, per infliggere il colpo mortale. La bestia scalciò e si dimenò, ma i cacciatori erano forti e abili. Emise un suono profondo e il suo capo si afflosciò dallo sfinimento. Le corde vennero tirate e i lancieri si avvicinarono.

Krushok Selvatico | Illustrazione di Kev Walker

La bestia aveva nascosto la sua forza, come avevano fatto anche i cacciatori. Con un'esplosione di energia, si sollevò, ruppe le corde e fece oscillare il possente corno. Due dei lancieri vennero colpiti, le loro ossa si frantumarono e i loro corpi vennero scagliati contro alberi e rocce. Scalciando possentemente, si liberò di molti dei cacciatori che lo trattenevano con corde e ganci. Il secondo di Surrak raccolse la lancia di uno degli uomini caduti e lo caricò urlando. Con un potente affondo, conficcò la lancia sotto l'imponente mascella della bestia, che sussultò, barcollò e si inginocchiò, sconfitta; il suo sangue rosso si versò fumante sulla neve bianca.

Tra i cacciatori, i festeggiamenti furono minimi. Controllarono subito i caduti, alla ricerca di sopravvissuti. Calcolarono silenziosamente le perdite. Dopo aver ucciso la loro preda, il loro compito era di caricare la slitta e riprendere il cammino. Chi era in grado di camminare, si incamminò. Chi era in grado di tirare, trascinò la bestia. Ma esisteva solo un modo per tornare da Atarka sulla slitta e nessuno si offrì volontario.

La slitta venne portata più vicina possibile al gigantesco cadavere e tavole vennero tagliate dei pini circostanti, per sollevare l'enorme corpo. Surrak lasciò al suo secondo la direzione delle attività e osservò le nuvole; stavano iniziando ad ammassarsi intorno ai vicini picchi. Una tempesta era in arrivo. Non una tempesta draconica, ma una normale tempesta che porta vento, neve, freddo e morte a chiunque la incontri. Le nubi divennero più oscure e, se i venti avessero avuto la meglio...

Una forma emerse dalle nubi, lanciandosi in una possente picchiata.

"Allontanatevi dalla slitta! ORA!". Surrak urlò l'ordine, ma era ormai troppo tardi; il drago scese dal cielo, una meteora di ali, scaglie e corna. Piombò a terra, formando un cratere nella neve, che si spostò di una ventina di metri a valle dopo l'impatto. Scorticò gli alberi e il gruppo di cacciatori con un'ondata di fiamme e la sua forma venne avvolta da fumo accecante. Surrak osservò attraverso le fiamme. Vide una follia selvaggia nei suoi occhi. La bestia si diresse verso il krushok, diede un morso vorace, mentre i cacciatori sopravvissuti si sparpagliarono lungo la linea degli alberi.

Drago Cacciamandrie | Illustrazione di Seb McKinnon

Il drago era robusto, trenta metri di lunghezza, una serie di corna frastagliate che lo contrassegnavano come stirpe di Atarka. Ma i suoi draghi erano intelligenti e sapevano che non avrebbero dovuto interferire con la caccia. Se uno della sua stirpe si era lanciato all'attacco, doveva essere impazzito o disperato.

"State indietro. Metterò in sicurezza la slitta". Surrak avvolse la sua pelle d'orso intorno alle spalle e si incamminò lentamente attraverso il fumo. Ringhiò parole gutturali e accentuò il suono graffiando e colpendo con una pietra una scaglia che indossava sul suo rivestimento. Nessun umano aveva la capacità di parlare la lingua draconica, ma Surrak era riuscito a improvvisare un'imitazione di alcuni di quei suoni impossibili. "Sono il convocatore di caccia", cercò di dire.

Il drago non reagì; gli rivolse un breve sguardo mentre continuava a masticare le carni rubate.

Surrak continuò. "Ti sei impossessato delle carni destinate ad Atarka. Fermati subito".

Di nuovo, il drago non reagì. Anche se lo avesse compreso, non c'era stata alcuna reazione. Sospirò.

"D'accordo, risolveremo il problema in un altro modo".

Surrak si accovacciò, ringhiò e mostrò i denti. Nessun uomo o animale avrebbe potuto fraintendere il messaggio. Il drago ingoiò un boccone di carne e restituì lo sguardo.

Ruggì e scattò, ma si trattò solo di un avvertimento. Surrak si mosse intorno a lui e si accovacciò con i palmi appoggiati al terreno. Aveva trovato un ottimo luogo. Molta energia da trarre a sé. Un luogo antico. La magia iniziò a fluire in lui e il sangue si arroventò. Il drago emise un'ondata di fiamme, ma Surrak scattò in avanti e ne schivò la maggior parte. Venne bruciato, ma non sentì alcun dolore. Il drago lo seguì e cercò di colpirlo con i suoi artigli ma, prima di riuscire ad atterrare, lui preparò e scagliò il suo pugno.

Scontro Epico | Illustrazione di Wayne Reynolds

Ne bastò uno solo.

Il drago crollò al suolo con il collo spezzato. I cacciatori sopravvissuti riemersero dai loro rifugi. Esaminarono i danni subiti, ma il tempo a disposizione era minimo. I venti erano ripresi e la neve iniziò a scendere. La tempesta era giunta.


Trascorsero due giorni e la tempesta non accennò a placarsi. Riuscire a mantenere il fuoco accesso era quasi impossibile e gli alberi offrivano solo un minimo riparo. La slitta era colma di cibo, ma era completamente ghiacciato. Si sarebbe conservato per Atarka ma, a meno che non fossero riusciti a uscire da quella situazione difficile, non sarebbe giunto a lei. Se fosse andata così, Surrak sapeva cosa sarebbe successo. Il suo popolo ne avrebbe pagato il prezzo.

"Tornerò presto".

I suoi cacciatori erano accalcati per scaldarsi, sfruttando la slitta come riparo dal vento. Gli rivolsero sguardi interrogativi, ma non dissero nulla. Surrak arrancò contro il vento, in direzione di dove era caduto il drago. Nonostante le dimensioni, doveva tirare il drago fuori dalla neve prima di potersi mettere al lavoro. Incise la pelle della creatura e iniziò a estrarre pezzi di carne e un organo dal busto. Una volta ritornato all'accampamento, squarciò l'organo e versò sulla legna un liquido denso e nauseante. Con solo poche scintille, prese immediatamente fuoco. Fuoco draconico. I cacciatori osservarono Surrak con sospetto, ma gli erano grati per il calore. Infilzarono un pezzo di carne e iniziarono ad arrostirlo.

"Questa è…?", disse il secondo di Surrak, incredulo. "Non ci è permesso. Abbiamo tutta questa carne…".

Domatore Atarka | Illustrazione di Johannes Voss

Surrak lo interruppe. "Permesso? Mangiamo ciò che uccidiamo. L'ho ucciso e ne ho avuto piena ragione. Aveva perso il senno. Era una bestia e io sono stato più forte. Ora, quello", disse indicando la slitta, "non è permesso. Quello appartiene a lei. Siamo già in ritardo per il nostro viaggio. Riusciremo appena a trascinare la slitta e ci muoveremo lentamente. La tempesta ci ha ritardato di giorni. Quindi mangeremo la nostra preda, recupereremo le nostre forze e porteremo a termine il nostro lavoro. Ci siamo capiti?".

Il secondo di Surrak fece per replicare, poi vide il suo pugno chiuso e non disse nulla.

Surrak non aveva mai assaggiato la carne di drago. Era deliziosa.


Ricevettero aiuto per terminare l'ascesa dell'Ayagor. Atarka, la creatura vivente più grande di Tarkir, si trovava in cima al picco. Nonostante le immense dimensioni, Surrak l'aveva vista in azione. Nulla di così grande sarebbe sembrata capace di muoversi così velocemente, eppure lei ne era in grado. Al momento, si accontentò di osservare la slitta di carne che veniva svuotata nella scodella di roccia davanti a sé. Grugnì, arroventò la scodella con il suo fuoco draconico e diede inizio al suo pasto. Surrak era pronto a recitare il messaggio tradizionale.

"Grande Atarka, signore dei draghi e protettrice. Questo è il nostro dono. Risparmiaci e ne seguiranno altri".

Signore dei Draghi Atarka | Illustrazione di Karl Kopinski

Atarka ringhiò il suo assenso e le sue imponenti mascelle frantumarono ossa, pelliccia, pelle e carne.

Surrak sorrise. Aveva portato a termine un'altra caccia e il suo popolo sarebbe sopravvissuto. Si voltò e iniziò a scendere le pendici della montagna, quando udì una voce terrorizzata. Il suo secondo.

"Signore dei draghi Atarka! Perdonaci! Non abbiamo avuto altra scelta".

Surrak si voltò e sibilò, "Idiota, fermati immediatamente".

Ma il suo secondo continuò. "Surrak ha ucciso uno della vostra stirpe per difendere il vostro pasto. Ha infranto le leggi della natura! Perdonateci e vendicatevi solo con lui!"

Surrak sorrise e attese.

Atarka si sollevò dal suo pasto, visibilmente scocciata. Ringhio una parola in lingua draconica. "Occupatene".

Comando di Atarka | Illustrazione di Chris Rahn

Surrak girò intorno al suo secondo, che aveva già estratto un coltello.

"Farò in modo che venga nutrita, Surrak".

Surrak scosse la testa.

"Non si stava rivolgendo a te".

Con una velocità sorprendente, Surrak affondò il pugno tra le costole del suo secondo, rompendole e facendo cadere rumorosamente il coltello sulla pietra. Sorresse l'enorme uomo prima che colpisse terra, lo tenne stretto e gli sussurrò all'orecchio. "Non ti biasimo per averci provato. Ma lei sa che non ho commesso alcun errore. Perché i draghi sono superiori agli umani? Perché sono più forti. Molto semplice. Ma il drago che abbiamo incontrato era debole. Malato. Quale pietà le avremmo dovuto offrire? Lei comprende. E ora comprendi anche tu".

Surrak lanciò l'enorme uomo a terra e se ne andò. "Partiremo per la prossima caccia tra due giorni. Per te sarà difficile tenere il passo con quelle costole".

Si voltò e sorrise.

"Noi le portiamo il cibo oppure diventiamo noi il suo cibo. Le offrirai i tuoi servizi, in un modo o in un altro".

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