La sventura per cui siamo nati

Posted in Magic Story on 13 Gennaio 2016

By Ken Troop

Ken Troop is a designer and writer at Wizards of the Coast. He has written the short story "Five Brothers" for the Shadowmoor anthology and has written "Talrand, Sky Summoner" and "The Consequences of Attraction" for Uncharted Realms.

Il racconto precedente: Rivendicazione

Zendikar si avvicina alla sua ultima ora. Le macchinazioni di Ob Nixilis, il demone Planeswalker, hanno portato alla liberazione del titano Eldrazi Ulamog dalla sua prigione e hanno evocato il suo compagno Kozilek dalle profondità di Zendikar. Entrambi i titani stanno ora devastando la terra con le loro stirpi senza fine e i Planeswalker intenti a fermare gli Eldrazi... Gideon, Nissa, Jace, Kiora e Chandra... sono stati sconfitti o sono dispersi.

Ciò che rimane dell'esercito di Gideon è ora nelle mani di Tazri, un soldato umano che era stata il braccio destro del precedente comandante generale dell'esercito degli abitanti di Zendikar, Vorik, e aveva svolto lo stesso ruolo al servizio di Gideon. Tazri è stata un soldato leale e coraggioso, ma non è riuscita a ispirare gli abitanti di Zendikar nello stesso modo in cui invece è riuscito lo straniero Gideon Jura. Ora, le minime possibilità che Zendikar ha di resistere all'ondata dell'attacco combinato dei due Eldrazi sono nelle mani di Tazri.


La tua speranza non può essere tradita, se non hai nient'altro da perdere. Quel pensiero era stato la consolazione di Tazri per tutti questi anni, soprattutto durante l'ascesa degli Eldrazi. Ogni incidente e ogni cataclisma della lunga e lenta sconfitta era stato accolto senza angoscia. A che cosa serve soffrire in una guerra che non si pensa di poter vincere?

Ma non aveva contato su Gideon. Pochi minuti prima, Tazri e le sue truppe avevano assistito con meraviglia mentre Gideon riusciva in imprese impossibili. Ulamog, il grande titano della distruzione, era stato incatenato e trattenuto. Abbiamo davvero vinto? era stato il pensiero di Tazri più simile alla gioia da molto tempo, il più simile che lei avrebbe mai potuto avere. Vorik aveva avuto ragione. Aveva avuto ragione a scegliere Gideon al posto mio. Quello era un pensiero doloroso, ma lei era ancora stordita dai nuovi e improbabili futuri che si stavano presentando davanti a loro. La vittoria era nelle loro mani. Zendikar sarebbe sopravvissuto. Gideon li aveva portati alla vittoria.

Fino al momento in cui si era sollevato Kozilek. Fino al momento in cui il dio dell'inganno aveva giocato loro il più grande degli scherzi. Aveva atteso che la speranza entrasse in Tazri e poi aveva distrutto tutto.

Rete di Edri Allineati | Illustrazione di Richard Wright

Con l'arrivo di Kozilek, Ulamog era stato liberato. Entrambi i titani erano ora in libertà e stavano seminando morte nell'esercito degli abitanti di Zendikar. Tazri radunò i suoi soldati lontano da un Portale Marino in rovina, una reazione dettata più dall'istinto che dalla strategia. Moriremo qui. Tutti i preparativi, tutte le vittorie, tutti i sacrifici, tutti i racconti di speranza e redenzione che i soldati avevano udito, tutto era stato ora ridotto alla tetra verità che sentivano nel profondo. La fine è sempre più rapida e più sanguinosa di quanto ci possiamo immaginare. Kozilek si era sollevato e nella sua scia seguivano molte orribili fini.

I soldati erano fuggiti lungo il pendio essiccato all'esterno di Portale Marino, mantenendo una vaga disciplina in quell'insieme di devastazione e paura. Tazri li aveva guidati verso il riparo delle colline ricoperte da una fitta foresta, per radunarsi e pianificare le mosse successive. Orde di Eldrazi ancora li circondavano... nei cieli, nel mare e sulla terra, ma le minacce principali erano i due titani che si aggiravano liberi a Portale Marino.

Un rombo rumoroso ruggì dietro di loro. Tazri e i soldati si voltarono e videro ciò che quel rombo aveva annunciato. La torreggiante figura di ossidiana di Kozilek riempiva l'orizzonte. Impossibilmente gigantesco, il titano oscurava l'intero cielo. Osservarlo direttamente causava dolore dopo pochi secondi, pungendo nel profondo della cavità oculare chiunque osasse indirizzare lo sguardo verso di lui. Kozilek si stava muovendo in diagonale rispetto a loro e Tazri fu sollevata dal fatto che li avrebbe evitati di poche centinaia di metri.

Kozilek, la Grande Distorsione | Illustrazione di Aleksi Briclot

Ma mentre Kozilek si muoveva all'orizzonte, un'onda scintillante di qualcosa vagava sulla terra, un'increspatura pulsante e traslucida, emanata dal grande titano in ogni direzione. L'onda si muoveva velocemente verso di loro e Tazri non ebbe neanche il tempo di urlare prima che li travolgesse.

Il tempo rallentò. La pazzia si sviluppò. La pelle di Romoe si voltò al contrario, aprendosi e lacerandosi ai lati del suo corpo, facendolo urlare solo per un breve istante prima della morte misericordiosa. Quando l'onda lo raggiunse, Magain divenne visibilmente più giovane, trasformandosi in adolescente, poi in ragazzino, poi in bambino e poi in un minuscolo granello prima di svanire, tutto nell'arco di pochi secondi. Debins si voltò per fuggire e improvvisamente gli mancò la parte sinistra del corpo. Metà di lui venne tagliata in un riquadro piatto compresso al suolo, una macchia di sangue dove una forza invisibile lo aveva schiacciato a terra. L'altra metà si sollevò libera in aria, come se non fosse più legata a terra o alla realtà. La metà del volto che non era stata schiacciata presentava un'espressione di sorpresa e orrore profondi, mentre il corpo continuava a sollevarsi.

Emorragia della Realtà | Illustrazione di Chris Rallis

L'ondata colpì anche Tazri. L'aureola angelica intorno a Tazri brillò di un intenso colore dorato. Il tempo, precedentemente rallentato, ora era accelerato. Gli eventi e le azioni del suo passato e del suo futuro scorsero nella sua mente e diventarono il suo presente. Tutta la sua vita precedente divenne esistenza. Tutta la sua vita futura divenne esistenza anch'essa. Il tempo e lo spazio si allungarono, tendendosi. Spezzandosi. La realtà si interruppe.

uno sfarfallio


"Fermatevi!". Tazri sollevò la mano e i carri della carovana dei mercanti si arrestarono. Le guardie avevano visto i corvi volare in cerchio sulle colline a occidente. Mahir avrebbe voluto che si affrettassero, ma c'era qualcosa che non quadrava. Questo è il motivo per cui mi paga. Per sgridarmi quando ritardo i suoi preziosi trasporti. Dall'interno di un carro coperto da una tenda, Mahir sollevò un risvolto, ma, quando vide il suo volto, sospirò e lo riabbassò. Questo era il suo settimo viaggio in carovana con Mahir, il quale l'aveva nominata capitano della sua guardia due viaggi fa, nonostante non avesse neanche vent'anni. Era il capitano più giovane che avesse mai avuto, ma non glielo avrebbe mai detto. Lei ne era però a conoscenza. E sapeva quando rallentare e prestare attenzione a ciò che non quadrava.

"Golamin, Rillem, andate a esplorare a nord e a sud. Se vedete qualcosa di inaspettato, suonate i corni e tornate immediatamente qui. Non siate eroi. C'è qualcosa che non va. Romoe, con me". Gli uomini annuirono e Golamin si diresse a nord lungo il sentiero, mentre Rillem andò a sud. Una delle guardie del corpo senza nome di Mahir stava guidando il suo carro. Tazri non riusciva mai a distinguere i due gemelli e loro non parlavano la sua lingua, quindi lei indicò semplicemente le alte scogliere a oriente e fece cenno di andare a dare un'occhiata. I due gemelli non erano tra gli uomini più brillanti, ma lei si aspettava che riuscissero a comprendere a sufficienza. Si assicurò che le altre guide della carovana avessero i corni pronti all'uso. Si diresse a occidente sul suo cavallo, con Romoe appena dietro di lei.

Il tratto centrale del viaggio attraverso Tazeem era di solito il più facile. I tritoni tendevano a farsi da parte e, nonostante i vampiri di Guul Draz fossero soliti a incursioni sulle coste di Tazeem, raramente si spingevano nell'interno. L'unico aspetto emozionante di questa parte del tragitto era di solito un baloth furioso o il terreno che crollava in una caverna. I corvi sapevano che qualcosa di emozionante stava accadendo. O era già accaduto. Tazri ignorò la sensazione di acido nello stomaco e si affrettò.

Guglie a Spillo | Illustrazione di Jonas De Ro

Dopo aver superato una grande collina ed essere giunti su una pianura erbosa, scoprirono il primo cadavere. Era stato tagliato in due. Un vampiro sicuramente defunto. I bordi di ogni metà del cadavere erano frastagliati e bruciati. Una spada, un'enorme spada, probabilmente infuocata. Tra il vampiro e il suo antagonista, Tazri non sapeva chi sperare avesse vinto quel combattimento.

C'erano altri cadaveri e Tazri e Romoe scesero da cavallo, tenendo comunque ben salde le redini. I cavalli erano agitati. Videro altri cinque cadaveri di vampiri, morti in modo meno violento; semplici decapitazioni ed essiccamenti invece di corpi tagliati in due con ferite ricoperte da bruciature. Tazri aveva combattuto contro un vampiro una volta sola e sarebbe stata facilmente sopraffatta, se non fossero stati quattro contro uno. Il vampiro era più veloce e più forte di lei e uccideva con una facilità nauseante. Non voleva trovarsi in duello con qualsiasi cosa fosse riuscita a uccidere dei vampiri con una spada infuocata.

Udirono una voce femminile mormorare una strana melodia e poi videro il corpo da cui proveniva la voce. L'angelo giaceva su un alto affioramento di rocce e il suo corpo era contorto. Entrambe le ali di un lato erano lacerate e le altre erano piegate e strappate. Dal fianco uscivano sangue e un impercettibile bagliore bianco. Molto sangue. Sulle braccia e sul busto aveva segni di morsi e tagli profondi e dal collo sgorgava ancora più sangue. Intorno a lei giacevano altri tre vampiri morti, uno con una spada gigante conficcata nel petto e un altro con il collo chiaramente spezzato. L'angelo si voltò verso di loro e, nonostante ogni parte del suo corpo fosse devastata, la sua aureola brillava ancora di uno splendido e lucente colore dorato.

L'angelo tossì e altro sangue e bagliore bianco colarono dalle labbra al petto. Come può essere ancora in vita? Tazri non aveva mai visto un angelo e osservò la sua bellezza e il suo potere in un silenzio di stupore.

"Puoi... puoi aiutarmi?". Ogni impercettibile parola pronunciata causava altri attacchi di tosse, altro sangue, altro avvicinamento alla morte. Tazri, che aveva ucciso e aveva visto amici uccidere spesso in gioventù, che non aveva mai versato alcuna lacrima durante un combattimento, si mise a piangere.

"Non abbiamo guaritori con noi". Mahir non spenderebbe alcun soldo per qualcosa di così caro. "Possiamo spostarti? Sei in grado di guarire te stessa?". Tazri sapeva che quella domanda era assurda, ma lo era anche il pensiero che qualcuno fosse in grado di uccidere nove vampiri. Chissà quali gesta sarebbe stato in grado di compiere un angelo?

L'angelo scosse la testa. "Sì. Sto morendo. Forse... giorni. Aiuto". L'angelo guardava verso la spada al fianco di Tazri, ancora nel fodero. No. No!

"Se riesci a sopravvivere, possiamo aiutarti, possiamo tornare a Portale Marino o a Elmo Corallino, trovare qualcuno...". Uno, due, tre corni squillarono alla distanza. No!

"Tazri..." La voce di Romoe la riportò alla realtà.

"Puoi guarire, possiamo trovare qualcuno...". La mente di Tazri si affrettò alla ricerca di risposte.

La voce dell'angelo, debole e acuta, la interruppe. "I vampiri... torneranno. Ce ne sono altri. Hanno guaritori. Mi terranno... in vita... a lungo. Ti prego. Aiutami. Uccidimi. Ti prego". L'angelo osservò di nuovo la spada di Tazri e poi spostò lo sguardo verso di lei. I loro occhi si incontrarono e Tazri vide in essi il dolore e il desiderio. Il desiderio di essere libera dalla paura e dal dolore.

Si udirono di nuovo i corni, tutti insieme.

"Tazri, dobbiamo tornare indietro, vero? Tazri!". La voce di Romoe era sempre più piena di panico.

Tazri si asciugò le lacrime. Sguainò la spada.

"Tazri? Non bisogna uccidere un angelo. Non farlo. È una maledizione. Questo lo sanno tutti. Tazri, dobbiamo andare. Dobbiamo lasciarla qui". Romoe sembrava proprio un ragazzino.

L'angelo fece una smorfia e continuò a guardare verso di lei. Il sangue fuoriusciva dalla sua bocca. "Ha... ragione. C'è un... prezzo. Uccidermi... avrà un prezzo. Non posso... impedirlo. Mi... spiace. Ti prego... fallo. Non... abbandonarmi".

I corni risuonarono una terza volta.

Tazri sollevò la spada. L'aureola dell'angelo brillò di un bianco candido, un bagliore accecante e bruciante, e Tazri udì una voce di serenità nella sua mente, ma non riuscì a comprendere alcuna parola. Poi l'aureola si affievolì e il bagliore si spense. La voce nella sua mente divenne improvvisamente silente.

L'elsa della spada di Tazri divenne fredda e la lasciò nel petto dell'angelo. Sul volto dell'angelo si intravedeva un sorriso. La sensazione di acido e di ansia erano svanite dallo stomaco di Tazri, ma era svanito anche qualcos'altro. Qualcosa che non aveva ancora identificato. Si abbassò per raccogliere la leggera aureola grigia dagli occhi dell'angelo. Al suo tocco, abbandonò con facilità il cadavere. Ciò che è splendido è anche così delicato. Tazri e Romoe risalirono a cavallo e tornarono indietro al suono dei corni.

un altro sfarfallio


Tazri teneva la testa bassa, in attesa di essere chiamata. Non prevedeva di rimanere a lungo in quel luogo. Le informazioni si diffondevano veloci lungo le strade delle carovane. Gli ultimi tentativi erano terminati senza che lei potesse parlare. Ora si era ridotta a chiedere una posizione come soldato semplice. Un tempo sarebbe stata infuriata al solo pensiero. Ora poteva solo rimanere seduta e aspettare.

"Tazri". Sollevò la testa, verso quella voce profonda. Di media altezza, era di costituzione forte, con grandi braccia e gambe. La corporatura di un combattente. Anche la sua postura era un segno di un equilibrio naturale e di una forza che lei associava ai validi combattenti. La maggior parte dei soldati che aveva incontrato erano grassi oppure vecchi e potevano solo sognare il ruolo di guardia di una carovana. Avere un soldato di così alto valore al suo seguito rendeva onore a questo Vorik.

"Sì. Sono qui per incontrare Vorik". Odiava quella vena di disperazione nella propria voce, odiava il desiderio di unirsi a un ammasso di burocrati sedentari per cui la maggiore avventura era probabilmente il loro programma di pranzo.

Ma odiava ancor di più il pensiero di non ottenere il lavoro. Di rimanere sola.

Barricata Fortificata | Illustrazione di David Gaillet

L'uomo sorrise. Un ampio e spontaneo sorriso che alcuni anni prima avrebbe potuto farle battere più veloce il cuore. "Vorik sono io. Perché sei qui, Tazri?".

Lei esitò, insicura su dove iniziare. E anche su come iniziare. Lo guardò e rimase in silenzio. C'erano anche altri lavori, vero? C'erano anche altre armate al di fuori di Portale Marino. Pensò furiosamente a chi potesse conoscere, a chi altro potesse...

"Quattro anni fa eri il più giovane capitano di carovana sulle strade di Tazeem, il prezioso gioiello di Mahir, sempre desideroso di avere persone di talento al suo servizio. Eri spettacolare con la spada...", guardò rapidamente il suo fianco"... uhm, una mazza? Un'arma crudele e difficile da manipolare".

Una scintilla avvampò in Tazri, che si alzò per guardare Vorik dritto negli occhi. "Sono spettacolare anche con una mazza. Se desideri, puoi scoprirlo tu stesso. Non uso più la spada".

"Molto bene". Rivide quel sorriso, sebbene questa volta lo trovò scocciante. Non aveva bisogno che le ricordassero la vita che aveva dovuto affrontare o ciò che aveva perduto.

"E poi Mahir ti ha mandata via. Come anche i successivi cinque mercanti che avevano creduto di aver fatto un ottimo affare. La favolosa Tazri, che non era più così favolosa. Te lo chiedo di nuovo, Tazri. Perché sei qui?".

Avrebbe voluto dirglielo, non sogno più. Non voglio dire che non ricordo i miei sogni. Non ho più alcun sogno. Sognavo luoghi che avevo visitato quando ero una guardia, i miei genitori, i combattimenti, gli amori e le paure. Ora c'è solo un vuoto tra il momento in cui mi addormento e il momento in cui mi sveglio e quel vuoto persiste anche quando sono sveglia. Lo sento anche adesso, è sempre dentro di me e non ho idea di come colmarlo. Come si può sostituire qualcosa di cui non si conosce più il nome?

Avrebbe voluto pronunciare tutte queste parole, ma non ne fu in grado. Attese.

"Mi piacciono i soldati di poche parole. E comprendo i soldati che hanno bisogno di tempo per affrontare le situazioni. È così per tutti noi, Tazri. Un combattente come te potrebbe essermi utile. Anche un condottiero come te. Sono conscio delle tue capacità. Sarai in grado di essere di nuovo quel condottiero?".

Tazri annuì silenziosamente. Se fosse stata in grado di urlare, sarebbe stata assordante. Invece continuò ad annuire, sperando disperatamente di riuscire a essere di nuovo quella persona, nonostante una parte di lei sapesse che quella Tazri era andata perduta per sempre.

un altro sfarfallio


"... speranza. Ho la speranza che ciò non sia vero. Ho la speranza che ci sia ancora una possibilità per Zendikar. Gideon Jura, tu mi hai dato la speranza".

Ogni volta che Vorik pronunciava quella parola, era come se una spada le trapassasse il petto. Speranza. Era la vendetta di questa vita per la sua incapacità di aiutarlo?

Mi hai salvato e io ora non riesco a salvarti.

Lui l'aveva salvata davvero. Lei era stata al suo servizio per quindici anni. Quindici ottimi anni in cui si era guadagnata il ruolo di suo braccio destro. Non sarebbe mai più stata il condottiero che era stata da giovane, quando tutto era più facile. Prima dell'angelo. Ma con l'aiuto, la pazienza e la fiducia di Vorik aveva trovato altri modi per mostrare il suo valore. Altri modi per essere utile.

Medico dei Rifugi Rocciosi | Illustrazione di Anna Steinbauer

Era persa nel pantano della propria afflizione, quando le parole di Vorik fecero breccia nella disperazione. "... quando io non ci sarò più, tu dovrai guidare queste persone. Tu riconquisterai Portale Marino, comandante generale Jura".

"No", ansimò Tazri, mentre la sua mente turbinava. Si sentì tradita, da Vorik e da se stessa.

Come hai potuto non scegliere me come tuo successore?

Perché non sono riuscita a determinare come essere la persona che ero un tempo? Come ho potuto deluderti per così tanto tempo?

Entrambi i pensieri la colpirono, contemporaneamente. Vorik aveva continuato a parlare, ma in quel tumulto di pensieri non riuscì ad analizzare nessuna delle sue parole. Le sue labbra agivano indipendentemente dalla sua mente, mostrando una finta resistenza mentre al suo interno era tormentata da afflizione e rabbia.

Sta morendo. Sta morendo e presto ci lascerà. E poi che cosa avrai? Chi potrai amare?

E poi seguirà anche Zendikar. Vorik morirà. Zendikar morirà. L'unica persona che non morirà sarai tu. Tu sei già morta molto tempo fa. Presto tutto sarà solo un grande vuoto, proprio come te.

Il pensiero terrificante la riscaldò, riempì il suo vuoto, anche se solo per un istante.

altri sfarfallii


Contorsione Spaziale | Illustrazione di Daarken

La realtà si sgretolò e Tazri urlò. Ogni ricordo, no, la vita stessa del suo passato era ciò che provava ora, tutti i momenti contemporaneamente, in una visione caleidoscopica. L'aureola intorno al suo collo, l'aureola dell'angelo, era ora di un bianco incandescente e il calore era bruciante. Mentre la sua mente cercava rifugio da quell'assalto di sensazioni del passato, venne assalita dal futuro...

un altro sfarfallio


Tazri stava sorridendo con gioia mentre il suo maestro stringeva Gideon nel suo pugno. Gideon urlò e uno scudo dorato apparve brevemente intorno a lui, prima di crollare. Il suo maestro era il signore del tempo e dello spazio e non avrebbe acconsentito a tali nefandezze.

Convocare i Guardiani | Illustrazione di Yefim Kligerman

Vicino giacevano i cadaveri degli altri intrusi. In quel luogo avevano deciso di opporre la loro ultima resistenza, breve e sciocca. Si notavano i resti inceneriti della maga del fuoco, arsa nel futile tentativo di ferire il maestro di Tazri. C'era poi il guscio prosciugato dell'elfa, che aveva cercato di unire la propria essenza con quella del mondo, condividendone il destino. Poi si vedeva il cadavere mutilato del mago mentale. Aveva evocato centinaia di illusioni come ultimo stratagemma e aveva reagito con orrore quando le sue stesse illusioni si erano rivoltate contro di lui, brandendo le loro spade illusorie e perforando a ripetizione il suo corpo. A ogni colpo avevano pronunciato il suo nome, "Kozilek".

Kozilek. Il nome le riempiva la mente, riempiva il suo vuoto, rendendola finalmente completa. Aveva solo un vago ricordo della scintillante onda semitrasparente da cui era stata investita, che aveva causato la morte di tutti i suoi falsi amici e l'aveva lasciata in vita, senza alcun ricordo. Quando aveva ripreso conoscenza, tutto ciò che sapeva era il nome che risuonava nella sua mente come le campane più melodiche del mondo. Kozilek. Kozilek. Kozilek. Tutto era diventato chiaro. Aveva combattuto per Kozilek e aveva osservato l'esercito del suo maestro combattere davanti a lei, fino a quel giorno vittorioso.

Ritorno di Kozilek | Illustrazione di Lius Lasahido

Non si sapeva dove fossero Ulamog e le sue bestie. Forse erano state massacrate o scacciate; non era importante. Tutto ciò che era rimasto sul campo di battaglia erano le fedeli truppe del suo maestro. E il suo ultimo nemico. L'ultimo invasore straniero da eliminare, Gideon Jura.

Gideon Jura non le era piaciuto neanche nella sua vita precedente, prima che Kozilek la salvasse. Ma ora aveva un motivo in più per odiarlo. La semplice presenza della sua opposizione era un'offesa. Come osava quell'essere minuscolo e gracile sfidare il signore della realtà in persona? Gideon Jura doveva essere punito.

Quando Kozilek applicava la sua pressione, nessun essere mortale era in grado di resistere. Gideon Jura scoppiò e un sacco sanguinolento di carne squarciata e di ossa frantumate cadde flosciamente sulla terra di colore bianco cenere, unendosi ai cadaveri dei suoi amici. Tazri esultò e saltò, esaltata dalla vista di tale maestosità.

Un bizzarro rimbombo si fece più intenso nelle orecchie di Tazri. Non proveniva né dall'aria né dal terreno. Proveniva da dentro di lei. Il rimbombo divenne più intenso e più profondo e Tazri iniziò a comprenderlo.

Sembrava il suono di una risata. La risata di Kozilek.

Il rimbombo risuonava attraverso la sfera. Tazri condivise la gioia del suo maestro, ma non riuscì a individuare l'origine di quell'allegria. Kozilek sollevò un braccio e generò un'increspatura nello spazio, facendo risollevare Gideon Jura, intero e in vita. Era di nuovo stretto nel pugno di Kozilek, ma il terrore e le urla facevano capire che ricordava. Ricordava di essere morto e ora sarebbe morto di nuovo. Kozilek strinse di nuovo e Gideon Jura andò di nuovo incontro alla morte.

Tazri squittì dalla gioia. Ora riusciva a comprendere l'allegria del suo maestro. Il suo maestro era in grado di manipolare il tempo e lo spazio. Che conseguenza può avere manipolare una piccola parte di quei materiali per garantire che un nemico insolente la paghi cara? In continuazione.

Un altro scatto, un'altra increspatura e Gideon Jura rinacque un'altra volta, con le sue deliziose urla di orrore.

un altro sfarfallio


La tempesta si stava scatenando. Frattali nubi di bismuto fecero esplodere gli edri incantati, mentre le anormalità si diffondevano su pesanti asimmetrie.

Non stava funzionando. Nulla stava funzionando.

Nei primi diecimila anni dopo la scomparsa di Kozilek, Tazri aveva utilizzato i suoi nuovi poteri per tentare una ricostruzione. Ma Kozilek non era abile nella creazione, non era nulla in confronto al suo più antico fratello e i doni di Tazri erano una pallida e sottosviluppata imitazione di quelli del suo maestro.

All'inizio aveva pensato che si trattasse di una semplice questione di talento e di possibilità di miglioramento. La prima volta non riuscì ovviamente a ricreare ogni dettaglio di Zendikar. Era impossibile. Ma la centesima volta? La millesima? Se avesse continuato a migliorare, ogni volta, alla fine, inevitabilmente, sarebbe riuscita a creare Zendikar in modo perfetto.

Desolazioni | Illustrazione di Raymond Swanland

E poi sarebbe tornato. Zendikar ricreato lo avrebbe chiamato, proprio come aveva fatto la prima volta. Doveva essere così.

Avrebbe avuto semplicemente bisogno di tempo, che non le mancava di certo.

Alla fine comprese il difetto del suo ragionamento. Era ancora troppo umana, anche dopo millenni. Nonostante fosse andata incontro a notevoli trasformazioni nel corpo e nella mente durante il regno di Kozilek, una parte troppo grande di lei era ancora difettosa e debole. Con la scomparsa di Kozilek, il suo potere e il suo comando erano immensi, con tutti i livelli di automi al suo servizio. Ma lei non sarebbe riuscita a compiere la sua impresa da sola... era troppo umana.

Gli umani non dovrebbero mai avere l'ambizione di una divinità.

Consumatore di Essenza | Illustrazione di Chase Stone

E se, invece di cercare di forzare il cambiamento, creasse semplicemente l'ambiente adatto per il cambiamento? Se riuscisse semplicemente a realizzare le condizioni iniziali giuste, allora i materiali prenderebbero forma e darebbero origine allo Zendikar giusto, magari proprio nel modo in cui è nato lo Zendikar originale.

Tutto ciò di cui aveva bisogno era tempo.

La sua ultima ossessione era il clima. Anche il più semplice esperimento non portava ai risultati previsti. Ogni tentativo relativo a un sistema più complesso portava rapidamente a un risultato caotico e casuale. Non vi era alcuno schema, alcuna bellezza, alcuna possibilità di ricreare Zendikar.

Fece un sospiro profondo perché sei ancora così umana, smetti di respirare, non ne hai bisogno e si rimise al lavoro.

Voleva che tornasse. Perché mi hai abbandonata? Non ero un buon soldato? Avevamo vinto. Dove sei? Senti la mia mancanza? Avrebbe voluto sentire di nuovo la sua risata e vivere la sua presenza rassicurante. Avrebbe voluto che il suo vuoto venisse di nuovo riempito. Avrebbe continuato a provare, a migliorare, a comprendere. Si voltò verso quella strana pioggia e la sentì scivolare lungo le sue guance simulate.

un altro sfarfallio


Le stelle e il sole erano spenti e morti da molto tempo e nulla si muoveva o si destava.

Tazri giaceva nel profondo della terra, avvolta da bozzoli di energia. Miliardi di anni fa, aveva immagazzinato tutta l'energia possibile, decisa ad attendere più a lungo possibile.

Kozilek sarebbe tornato. Ne era certa. Sarebbe solo dovuta essere presente in quel momento.

Dormì per la maggior parte del tempo, ma dovette svegliarsi in alcuni periodi per ritoccare i bozzoli e assicurarsi di non morire durante il lungo sonno successivo. Ebbe bisogno di conservare tutta l'energia possibile; per trascorrere il tempo, si raccontava delle storie. Alla fine continuò a raccontarsi la sua storia preferita: il giorno della morte di Gideon.

Raccontava quella storia in continuazione, soffermandosi sulle morti degli stranieri e su ogni morte a cui era andato incontro Gideon in quel giorno quasi infinito.

La storia era lunga da raccontare e, ogni volta che terminava, ricominciava a raccontarla. Ogni volta che pronunciava le parole, ricordava il calore della risata di Kozilek e la sensazione di completezza che lui le dava.

Sebbene non lo avesse visto per milioni di milioni di anni, sapeva che un giorno sarebbe tornato. E quel giorno sarebbe stato il migliore.

Nel vuoto dell'attesa, era accompagnata dal sonno e dalle sue storie. Era tutto ciò di cui aveva bisogno fino al ritorno di Kozilek.

"Questa è la storia del giorno della morte di Gideon".

altri sfarfallii


La mente di Tazri si stava disintegrando per la pressione. Quale mortale sarebbe riuscito a sopportare la visione dell'infinito? Una parte di lei, nel profondo della sua mente devastata, si chiese come fosse riuscita a non sgretolarsi, arrendendosi all'enorme vuoto.

Il bagliore dell'aureola dell'angelo si fece più intenso.

C'era qualcosa di... rassicurante in quel bagliore. Qualcosa che riduceva l'effetto dell'orrore, un balsamo capace di rimuovere gli effetti più amari della pazzia. Per godere del calore e del potere dell'aureola dell'angelo, avrebbe dovuto immergersi nell'abisso farfugliante da cui non ci sarebbe stato ritorno.

L'aureola intorno al collo pulsò e divenne più spessa, la sua luce divenne più intensa, un candore quasi infinito per riempire il vuoto.

La luce bianca la inondò e il resto del mondo scomparve.

Tazri si alzò? Fluttuò? Esistette. Esistette in un bianco piano anonimo. Tutti i soldati, tutti gli Eldrazi, tutto Zendikar, tutto era svanito.

I ricordi si ritrassero dalla sua mente. C'era un futuro, qualcosa di... raccapricciante. Come un sogno febbrile da cui non c'è ritorno, oscuro, infinito e colmo di terrore. Cercò di mantenersi aggrappata a quel sogno, ma si disintegrò non appena cercò di recuperarlo. Fu rincuorata da questa perdita.

Una piccola parte di quel bianco sconfinato davanti a lei si increspò e si fuse. Vide un volto, un volto perfetto, al di sotto del quale si formò un corpo, con braccia e gambe e quattro meravigliose ali, due su ogni lato, aperte e ampie.

Dono Angelico | Illustrazione di Josu Hernaiz

Si trattava dell'angelo che aveva ucciso venti anni prima. Tantissimo tempo fa, sussurrò un pensiero vagante. Con sua sorpresa, Tazri si mise a piangere.

"Dove sono? Come...", fece un gesto intorno a sé, verso la distesa biancastra, "è possibile tutto questo?".

L'angelo sorrise e Tazri si crogiolò nel suo bagliore. Altri orrori e ricordi furono rimossi dalla sua mente, sciogliendosi nel calore e nell'amore di quel sorriso. Sebbene non si muovessero né l'angelo né le sue labbra, Tazri udì una voce leggera nella sua mente.

"Siamo al di fuori del tempo, Tazri. Al di fuori del dominio di Kozilek. In balia del campo di Kozilek, per te il tempo è stato compresso nel presente. Questo è il movimento più breve per uscire da quel presente, per essere libera dal tempo. Qua sei al sicuro".

Alla parola Kozilek Tazri sussultò, nonostante non si ricordasse il motivo. Il nome le aveva toccato un nervo, il suono di una campana oscura che batteva non solo nella sua testa ma in ogni parte del suo corpo, nel profondo delle ossa. Non era in grado di capire se la sensazione fosse di profondo orrore o di profondo piacere.

Era un insieme di entrambi. Un abisso minacciava di aprirsi di fronte a lei, un abisso nel quale sarebbe potuta sprofondare e non tornare mai più...

Il volto dell'angelo fu di nuovo di fronte a lei, sorridente, e la riportò indietro.

"Sei stata ferita gravemente, Tazri, per molti anni. È giunto il momento di guarire, è giunto da tempo".

Le tornò alla mente il suo crimine. Si vide nel gesto di affondare la spada nell'angelo, offrendo la morte a una creatura di tale purezza e bellezza... come poteva non andare incontro a una punizione?

"Devi guarire...".

"No!". La ferocia nella risposta di Tazri la colse di sorpresa. Quando era stato l'ultimo momento in cui aveva sentito qualcosa in modo così chiaro e forte? Cosìpuro.

"Il sacrificio è stato mio! Mi hai avvisata che ci sarebbero state conseguenze e ho deciso comunque di compiere quel gesto. Ho pagato il prezzo e l'ho pagato consapevolmente! Non puoi portarmelo via!". Tazri comprese a pieno l'immensità di ciò che aveva perduto in questi venti anni. Non conoscere più alcuna sicurezza, desiderio o gioia. Non essere più collegata al presente, sempre alla ricerca di un futuro migliore. Non conoscere più alcuna speranza.

Aveva perduto così tanto. La scelta è stata mia!

"Tazri, hai sofferto per un'eternità. Hai sofferto abbastanza. Sei perdonata".

"Non ho bisogno del tuo perdono!", ringhiò Tazri.

"Non ti sto offrendo il mio perdono. Ti sto offrendo il tuo".

Venti anni fa, Tazri aveva ucciso un angelo e qualcosa dentro di lei si era spezzato. Ora, qualcosa si stava ricomponendo. Riprendendo forma. Diventando integro. Le lacrime scesero libere sul viso di Tazri e, più che le lacrime, a fuoriuscire furono le emozioni sopite per anni. Cedette a quell'assalto. Come posso sopportare tutto questo? Una pausa e poi Sei sopravvissuta a molto peggio. Trovò la forza nella sicurezza di quella voce, comprendendo lentamente che la voce era in realtà la sua.

"Il campo di Kozilek ti sta passando attraverso, Tazri. Il tempo tornerà a scorrere. Tu tornerai a essere te stessa".

Opporre Resistenza | Illustrazione di Magali Villeneuve

La realtà stava iniziando a intrufolarsi nello spazio bianco della mente di Tazri. Kozilek. Ulamog. I titani in libertà, incontrollati. Gideon e i suoi amici dispersi o morti. Come avrebbe potuto Zendikar vincere? Come avrebbe potuto Zendikar sopravvivere?

"Kozilek è in grado di influenzare il tempo e lo spazio, Tazri. Questo è vero. Questo è il suo obiettivo. Ma il tempo e lo spazio sono semplicemente due dimensioni dell'intera panoplia".

La voce stava iniziando a svanire, come anche la luce bianca che permeava i suoi sensi. La realtà, la vera realtà, stava iniziando a riapparire ai margini della sua percezione.

"Non capisco. Ti prego, aiutami".

"Kozilek, con tutto il suo potere, con tutto il suo dominio, non sarebbe mai stato in grado di compiere il gesto che hai compiuto tu venti anni fa. Lui e la sua stirpe non sono in grado di padroneggiare e conoscere quelle dimensioni. Tu sì. Tu riesci perché hai amato. Tu riesci perché hai sacrificato così tanto per un essere che non hai mai conosciuto. Tu riesci perché hai avuto pietà di un angelo morente e sei stata disposta a pagare il prezzo necessario. Il tempo e lo spazio sono domini esigui in confronto al regno dell'amore e della pietà". La voce era diventata un debole sussurro e il candore era ridotto a una piccola sfera intorno a loro. La figura dell'angelo stava svanendo.

"Non ricorderai molto di questo tuo intermezzo. Non potrai e rimarrai comunque intatta. Ma ricorda questo. Tu puoi vincere. Tu vincerai. Non hai altra scelta". E poi quella deliziosa voce svanì e la realtà ritornò, con un rombo di tuono e fiamme.


Fulmini e fuoco colpirono dal cielo, sotto forma di orde di Eldrazi che circondavano l'argine in rovina di Portale Marino. In ogni direzione Tazri poteva vedere amici caduti, cadaveri che un istante prima erano persone viventi in fuga; ora si trovavano sparsi come detriti nella scia di una tempesta. Tazri non riusciva a comprendere che cosa fosse successo. Stava fuggendo lontana dalla catastrofe e si era voltata per vedere la forma spaventosa di Kozilek... e poi c'era stato uno spazio vuoto, un breve istante, e i suoi soldati erano morti, lasciandola unica sopravvissuta. Andò alla ricerca di Kozilek, che era già lontano e continuava ad allontanarsi da loro, come per effetto di un qualche teletrasporto.

Osservare la Fine | Illustrazione di Igor Kieryluk

Al fuoco e ai fulmini si unirono gli agguati della terra, che si sollevava per schiacciare e polverizzare gli Eldrazi. Tazri vide quattro forme dietro di sé, guidate da un tritone dall'aspetto familiare. Noyan Dar. Noyan sollevò le braccia e un fuoco spinto dal vento si sollevò dall'infermo circostante, incanalandosi in ondate contro gli Eldrazi più grandi. Uno dei grandi Eldrazi fece un piccolo movimento e un campo scintillante si frappose tra lui e la furia del terreno. La terra e il fuoco in rapido movimento svanirono in quel campo scintillante, per poi riapparire da un'altra zona scintillante dietro Noyan e i suoi maghi del Torbido. Tazri non ebbe il tempo di avvisarli, prima che il fuoco e la terra avvolgessero e obliterassero i maghi del Torbido.

Fauci di Kozilek | Illustrazione di Daarken

Vennero obliterati tutti tranne uno. Uno sperone di roccia e terra venne scagliato al di sopra della carneficina, sollevando Noyan Dar. Lo catapultò decine di metri in aria e, nonostante i suoi prodigiosi poteri, Tazri non riuscì a immaginare una fine non letale di quel volo. Precipitò, agitandosi e cercando di mettere in pratica una magia finale, quando una forma oscura apparve e intercettò la sua traiettoria, vicino al terreno.

C'erano centinaia di forme oscure, ondate di truppe volanti e di terra, che massacrarono le progenie Eldrazi a decine. Tazri riuscì a distinguere le terrificanti forme dei vampiri, ma con loro vi erano anche umani, kor, elfi e tritoni. Vide Munda e molti altri volti conosciuti. La forma volante che aveva salvato Noyan era...

Drana, Liberatrice di Malakir | Illustrazione di Mike Bierek

Drana. A Tazri non era mai piaciuta la regina dei vampiri. Fredda e fiera, la sua presenza ricordava a Tazri quella di un coccodrillo. Tranquilla e serena fino al momento in cui diventava un insieme di denti e di aggressività letale. Tazri non si fidava di Drana, ma ora era deliziata dalla presenza del signore dei vampiri. Drana lasciò Noyan a terra e atterrò di fronte a Tazri. L'irritazione era visibile su entrambi i volti, ma c'era anche qualcosa di diverso.

Erano entrambe insicure, esitanti. Kozilek. Kozilek sconvolge ogni equilibrio. Tazri non poteva immaginare nessun'altra persona colpita dall'ondata scintillante che l'aveva investita. Chiunque sarebbe morto, probabilmente in qualche modo spaventoso, e Tazri non riusciva a comprendere come fosse riuscita a sopravvivere o perché non ricordasse nulla di quell'esperienza. Per subirne gli effetti, non era necessario essere all'interno dell'ondata di Kozilek. Tutta la realtà si deformava di fronte a Kozilek.

L'arrivo delle truppe di Drana e Munda invertì temporaneamente le sorti della battaglia. Per la prima volta da quando Ulamog si era liberato dalle sue catene, gli abitanti di Zendikar non erano assaliti dagli orrori Eldrazi. La situazione era comunque disperata. Erano quasi circondati e più della metà erano morti. Senza un piano ben definito, sarebbero stati fortunati se un decimo di loro fosse sopravvissuto. A quel punto, Zendikar sarebbe stato davvero condannato. In quella situazione di caos e sconfitta, qualcuno doveva prendere l'iniziativa.

Ci fu un breve istante di dubbio. Chi sono per poter aspirare al ruolo di condottiero? La voce del dubbio era silente, sostituita da una voce che non udiva da venti anni, ma che era intimamente familiare nonostante il lungo tempo trascorso. Io sono Tazri. Ho versato sangue e combattuto per Zendikar. Mi sono addestrata per quindici anni al servizio di Vorik, acquisendo le doti del comando. Sono qui per il mio popolo e la mia terra. Io sono Tazri e questo è sufficiente.

Da qualche parte nel profondo della sua mente riecheggiò una voce dolce e pura e Tazri si fece forza e assunse il comando.

"Drana, quante truppe hai a disposizione?".

Drana la osservò e rimase in silenzio, ancora stordita dagli eventi di quel giorno o forse non disposta a riconoscere il ruolo di comando di Tazri. Forse entrambi.

"Drana!". La voce di Tazri ruggì, senza rabbia, ma fu un evidente e chiaro ordine. Gli occhi di Drana si strinsero e un accenno di sorriso predatore tornò sul suo volto, ma le diede una risposta. "Mille. Guerrieri forti, ma combattere contro le progenie di Kozilek non è facile. Potere e forza da soli non sono... sufficienti". Lo stesso sguardo tormentato si presentò di nuovo negli occhi di Drana, ma il sorriso inquietante non svanì dal suo volto.

"Noyan, quanti maghi del Torbido abbiamo?". Se Drana appariva a disagio, allora il potente mago Noyan Dar appariva davvero perduto. "Sono... sono tutti morti. Quasi tutti. E quelli che sono sopravvissuti non possono fare molto. Io...". Noyan Dar scoppiò in singhiozzi. Tazri avrebbe voluto piangere con lui, vivere il lutto dei caduti, ma i vivi avevano bisogno di una reazione diversa.

"Noyan, non puoi fare più nulla per loro. Ti prometto vendetta per i caduti e speranza per i sopravvissuti. Noyan!". Noyan alzò lo sguardo.

"Sì, Tazri. Sì. Che cosa vuoi da me?”. L'afflizione di Noyan venne sostituita da rabbia. La rabbia quindi da determinazione. Perfetto.

"Ho bisogno di una spaccatura, un'enorme spaccatura tra noi e gli Eldrazi che sciamano intorno a Portale Marino. Chi è ancora a Portale Marino è caduto o sta morendo. Non possiamo fare più nulla per loro. Qua siamo ancora migliaia".

"Sì, questo lo posso fare. Ma ho bisogno di tempo, soprattutto perché lo devo fare da solo".

"Non sarai da solo, ma inizia le operazioni. Munda, prepara le truppe. Partiamo. Chi non riuscirà a spostarsi verrà lasciato qui".

Munda non nascose né rabbia né tormento. "Non puoi...".

Rinforzi Alleati | Illustrazione di Matt Stewart

"Posso. E lo farò. Se rimaniamo, moriremo. Chi è ferito gravemente affronterà lo stesso destino indipendentemente dalla nostra scelta. Dobbiamo sopravvivere. Siamo l'unica speranza di Zendikar". Munda si fermò, osservandola da vicino. Non era abituato a una Tazri così energica. Ma aveva combattuto al suo fianco. La conosceva. Annuì e si incamminò per preparare gli altri.

"Drana!". La regina dei vampiri impartì i suoi ordini ai suoi vampiri, ma si voltò lentamente, con un sorriso languido per tutto il tempo.

"Inviate esploratori volanti e scoprite se ci sono altri grandi gruppi di validi combattenti. E cercate Gideon. Abbiamo bisogno di lui e di chiunque altro".

"Bah. Il guerriero è morto. O lo sarà presto". La voce di Drana era ricca di disprezzo.

"No, è vivo. E lo troveremo". Molti soldati intorno a lei si ripresero, con la speranza che brillava nei loro occhi, che prima contenevano solo disperazione. Tazri fu sorpresa di quanto fosse sicura di sé. Ma era convinta che Gideon fosse vivo. Aveva bisogno di Gideon per dare loro una minima possibilità di vincere questa guerra. Gideon doveva essere vivo. Quella logica si sarebbe rivelata strana e sbagliata solo il giorno prima. La sicurezza irrazionale è il più grande dono che un condottiero può offrire al suo popolo.

"Fai alzare in volo gli esploratori, Drana".

"Guarda un po', il piccolo generale. Sì, generale Tazri, ovviamente! Solo una domanda... perché mai dovrei seguire i tuoi ordini? Se volessi obbedire a opinioni a caso, ti assicuro che le mie sarebbero le più convincenti".

Generale Tazri... disse con disprezzo, ma Tazri ammise che le piaceva come suonava. È il momento di agire. Si avvicinò a Drana, mise le labbra a contatto con le sue orecchie e sussurrò.

"Sei più potente di me, Drana. Probabilmente più potente di tutti noi". Il sorriso di Drana divenne schivo. "Il tuo popolo ne parla, Drana. Sappiamo ciò che hai fatto e ciò che sei in grado di fare. Tu sai che, nonostante i vampiri di Guul Draz ti seguano, il resto di Zendikar non lo farà mai. La paura dei vampiri è troppo grande. La paura di te. Quindi prendo io il comando. Puoi pensare a me come a un comandante di facciata. Potremo ucciderci tra noi una volta che gli Eldrazi saranno morti. Ma finché gli Eldrazi sono ancora in vita, io sarò alla guida di questo esercito. Ho però bisogno del tuo aiuto. Zendikar ha bisogno del tuo aiuto. Ti prego". Tazri si accorse di trattenere il respiro e, lentamente, espirò. Basta paura. Mai più.

Drana si allontanò da Tazri e la osservò, senza più sorridere. Negli occhi di Drana, Tazri percepì la presenza di qualcosa di antico e alieno, uno sguardo di intimidazione che l'avrebbe fatta crollare in ginocchio per il terrore solo un'ora prima. Ho vissuto un'eternità, piccolo vampiro. Il tuo breve interludio di esistenza è come la fugace rugiada del mattino. Tazri non sapeva da dove provenisse quel pensiero, non ne conosceva neanche il significato, ma il pensiero la rassicurò e le diede un sorriso.

Il volto di Drana divenne di disagio, fino al momento in cui si diresse altrove.

Quando Drana si voltò di nuovo, era di nuovo colmo di compiacimento e di superiorità, ancora una volta con il suo ampio e perfido sorriso. Tazri sapeva che era una sceneggiata. È il momento di insistere.

"Ancora una cosa, Drana. Ho bisogno che tu incanali energia in Noyan Dar. Non ha più maghi del Torbido ad aiutarlo, quindi è necessario che sia tu la sua fonte di energia. Ho bisogno che tu lo aiuti".

Tazri poteva percepire la rabbia di Drana, poteva immaginare i diversi sviluppi, alcuni dei quali molto brevi e colmi di sangue. Si concentrò sul risultato che desiderava, sul risultato di cui aveva bisogno.

Dopo una lunga pausa, quando Drana rispose semplicemente "Come desideri, generale Tazri", entrambe seppero che Drana era sincera. Almeno per il momento.

Gli Eldrazi stavano iniziando a radunarsi di nuovo davanti a Portale Marino. Nonostante sia Ulamog che Kozilek fossero impegnati altrove, vi era un numero di progenie sufficiente per rendere la loro vita molto più difficile. "Noyan! Ho bisogno della tua magia, ora!".

Ulamog e Kozilek in libertà, incontrollati. Metà dell'esercito degli abitanti di Zendikar distrutto. Gideon disperso. Tazri aveva anche perso metà della propria vita in una nebbia latente che si era sollevata solo oggi, tutto per un gesto di misericordia che le era costato quasi tutto.

Tazri pensò a tutto questo e poi si lasciò il pensiero alle spalle. Questo è il luogo in cui voglio essere. Questo è ciò che sono destinata a compiere.

La battaglia per Zendikar non era ancora perduta. Stava appena iniziando. E Zendikar avrebbe vinto. Il generale Tazri udì la splendida voce di un angelo che cantava e sorrise.

Generale Tazri | Illustrazione di Chris Rahn


Archivio dei racconti di Giuramento dei Guardiani

Piano: Zendikar

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