Nella stessa arena

Posted in Magic Story on 12 Ottobre 2016

By Doug Beyer

Senior creative designer on Magic's creative team and lover of writing and worldbuilding. Doug blogs about Magic flavor and story at http://dougbeyermtg.tumblr.com/

Il racconto precedente: Liberazione

Chandra e Nissa si sono messe alla ricerca della madre di Chandra, Pia, grazie ai contatti della Signora Pashiri su Kaladesh. Invece di trovare Pia, si sono ritrovate intrappolate nella struttura di una prigione sotterranea del Consolato. Solo l’arrivo tempestivo del Planeswalker leonid Ajani le ha salvate da una scelta letale. Liliana, preoccupata della presenza di Tezzeret su Kaladesh, se ne era andata, mentre gli altri Guardiani, Jace e Gideon, erano rimasti su Ravnica.


RAVNICA

Il carnario era affollato, rumoroso e pieno di menti. Gli artisti oscillavano appesi a lunghe catene che scendevano dal soffitto, con denti e punte splendenti. Jace era seduto in una delle file centrali, fuori dalla portata degli acrobati e dei mangiafuoco, ma in mezzo alle risate e ai rumori.

Rakdos Ringleader
Capobanda Rakdos | Illustrazione di Jason Felix

Il mago Izzet seduto di fianco a lui indossava un guanto di mizzium che emetteva fasci di energia. Jace percepì la preoccupazione dietro l’aura elettrica di Ral Zarek. Aprì un canale verso la mente del mago.

"Il Patto delle Gilde è un..." fu il pensiero principale nella mente di Ral, seguito da un fiume in piena di espressioni colorite e volgari.

Jace sospirò percettibile.

Ral smorzò una risata. "Stavo solo verificando se tu riuscissi davvero a leggere i miei pensieri".

"Prova riuscita", pensò Jace. Era rivolto verso il palco e osservava con attenzione gli artisti Rakdos. Un semplice membro del pubblico, avvolto nei rumori. "Sai che avremmo potuto farlo nella sala del Patto delle Gilde. A meno che tu non volessi proprio uno spettacolo".

"Tutti i tuoi visitatori ufficiali vengono registrati", pensò Ral. "Non è sicuro".

Allora Ral non si trovava qui come membro preoccupato della gilda Izzet. Voleva parlare a Jace come Planeswalker. "Allora, di che cosa si tratta?".

"Uno spostamento tra piani irregolare". La mente di Ral fece una pausa, per lasciar sedimentare l’informazione o per riflettere su come comunicare il pensiero successivo. "Qualcuno ha lasciato Ravnica in un modo... anomalo".

"Che cosa? Chi? Come fai a saperlo?".

"Hai visto anche tu le nubi, Beleren. Non farmi dire tutto".

"Il progetto dei fulmini rivelatori?".

"Bravo".

Jace aggrottò le sopracciglia. "Pensavo che fosse stato abbandonato dopo che avevamo modificato i risultati".

"Lo è stato, ufficialmente". I pensieri di Ral si espansero. Immagini di tempeste create magicamente e di meccanismi con sensori rilevatori invasero la sua mente, insieme a ricordi di mezze verità pronunciate con attenzione mentre il fiato caldo di Niv-Mizzet lo inondava.

Jace non riuscì a evitare di spostare lo sguardo di lato, per vedere l’espressione di Ral. La preoccupazione era visibile sulla fronte dell’uomo.

La mente di Ral continuò a comunicare. "I rivelatori individuano ancora quando qualcuno viaggia tra piani. Ogni tanto dò un’occhiata ai risultati, ma li tengo nascosti a Niv-Mizzet e alla maggior parte della mia gilda. Ti ho contattato quando ho visto uno spostamento di Vraska".

Jace fu profondamente non-emozionato nell’udire il nome della gorgone.

"Ha lasciato Ravnica", pensò Ral, "senza alcuna destinazione".

"Senza destinazione?".

"Non si è spostata verso un piano. Si è solo spostata da un piano".

"Questo non ha senso".

"Esatto".

"Un difetto nei rilevatori?".

Ral ebbe uno scatto di impazienza con la mano. "L’esperimento ha funzionato perfettamente. Lo schema relativo alla partenza era autentico, ma il punto di arrivo registrato è stato anomalo. Vraska non è stata più vista da quel momento. È come se fosse finita nel vuoto".

Jace vide lo schema elettrostatico nella mente di Ral, con il percorso rilevato che svaniva in un luogo distinto di nulla. Percepì il turbamento di Ral. Nessun altro rilevamento del suo esperimento presentava questo schema.

"Affascinante", rispose Jace con il pensiero. "Aspetta. Stai dicendo che riesci ancora a vedere quando io vado via da Ravnica?".

"Prima a Zendikar, poi a Innistrad, giusto?". Ral era ancora intento a osservare gli artisti, ma le sue sopracciglia sollevate erano dedicate a Jace. "Allora, starai qui a lungo questa volta? Oppure dobbiamo contare che lascerai Ravnica senza Patto delle Gilde a breve?".

"Allora... Uhm... Ral, ascolta...".

Ral fece per alzarsi. "In ogni caso, ho pensato che avresti voluto saperlo. Vraska non è una tua ammiratrice, in base a ciò che so".

"Io... grazie. Ral, aspetta".

Jace si fece strada tra il pubblico e seguì Ral, che era diretto verso l’uscita del teatro. "Ral…". Seguì il mago Izzet fino alla strada e lo raggiunse.

"Non ti preoccupare", disse Ral, facendo un gesto con il suo guanto. "Non rivelerò i tuoi segreti. Ricorda solo che esistono persone che vorrebbero avere il ruolo in cui ti sei infilato. Magari valuta la possibilità di metterci un po’ di impegno, finché sei tra noi, d’accordo?".

"Lo farò", rispose Jace. Il suo pensiero andò a Lavinia, che era convinta che Jace si trovasse ancora nel suo ufficio in questo momento, piegato su una pila di documenti, doverosamente al lavoro per mantenere il delicato equilibrio tra le gilde. O forse aveva già scoperto la diligente illusione che aveva lasciato e stava urlando "PATTO DELLE GILDEEEE!" al soffitto, come sapeva fare solo lei.

Un dito batté sulla spalla di Jace. Jace si voltò e si trovò di fronte Liliana, con ancora addosso un impercettibile profumo di un altro mondo.

Gettò lo sguardo su Ral e poi osservò Jace, cupa come una tomba. "Tu. Kaladesh. Andiamo".

Ral incrociò le braccia e sollevò le sopracciglia più in alto possibile, in un modo giudicatore.

Jace serrò le mascelle e rispose con un basso lamento "Questo non è un buon momento".

Art by Dave Kendall
Illustrazione di Dave Kendall

"Non mi interessa", rispose Liliana. "Questo è più importante". Tenne le spalle in una posizione imperiosa, ma Jace notò che spostava il peso da un piede all’altro. La sua solita, crudele presa in giro era stata sostituita da una sincopata pretesa.

"Hai trovato Chandra?".

"Ho trovato qualcun altro", rispose lei. "Tezzeret. Vivo e vegeto".

Jace si ritrovò improvvisamente incapace di deglutire la saliva ed ebbe un attacco di tosse.

Liliana diede occhiate rapide al cielo, al selciato e alle ruote dei carretti dei venditori di passaggio, ovunque tranne che dritto in volto a Jace. Parlò con voce bassa. "Lo so. Non sono neanche io contenta di chiedertelo. Se solo avessi un’altra scelta... ascolta. Vieni su Kaladesh. Porta il muscoloso".

Prima che Jace potesse rispondere, la sua forma iniziò a scintillare. Non era da lei lasciare un piano nel mezzo di una strada, davanti a persone che non conosceva. Dopo che lei se ne era andata, Jace e Ral si guardarono l’un l’altro. Jace faticò a trovare le parole.

"Fammi indovinare, Patto delle Gilde", disse Ral. "Tu…". Jace scosse leggermente la testa, con le mani allargate per la totale mancanza di scuse. "… devi partire". La testa di Jace si ritirò leggermente nelle spalle.

Ral guardò storto Jace, con un tagliente scuotimento di testa e se ne andò. La mente di Jace evocò una serie di possibili spiegazioni, ma nessuna gli sembrò adeguata. Riprese il controllo di sé, inspirò profondamente e si infilò in un vicolo, alla ricerca di Gideon.


KALADESH

Nissa analizzò il luogo, alla ricerca di autorità. Sembrava che fossero al sicuro, per il momento, lei e Chandra, in attesa sotto un ponte, con la Signora Pashiri e l’alto uomo dai tratti felini. Nessun soldato del Consolato, nessun agente del Dhund... solo il ronzio della città intorno a loro. Uno di quegli enormi e pesanti veicoli sbatacchiò lungo il ponte sopra di loro, con la luce del sole che passava a tratti attraverso le fessure. Nissa sussultò a quel groviglio di luce e suoni, ma almeno erano sfuggite alla trappola di Baral.

"Hai compiuto davvero un bel gesto, Ajani". La Signora Pashiri sorrise e si sollevò reggendosi alla sua pelliccia. "Grazie".

"Mi hai fatto preoccupare, Nonna", brontolò delicatamente Ajani.

"Grazie, Ajani", gli disse Nissa. Non aveva visto nessun altro come lui su Kaladesh e si chiese come porgli la domanda. "Sei... qui da molto?".

"Nel luogo da cui provengo, sono meno... diverso dagli altri", rispose Ajani, sistemandosi il mantello intorno alle imponenti spalle. "Abbiamo seguito i movimenti di Tezzeret per settimane".

La Signora Pashiri diede un colpetto sulla zampa di Ajani. "Anche Chandra è alla ricerca di qualcuno. La sua cara madre, Pia. Presa dai soldati di Tezzeret".

Nissa guardò verso Chandra con preoccupazione e in maniera furtiva. La piromante stava andando avanti e indietro come un angosciato cavallo da spettacolo che colpisce i disegni nel mosaico della strada.

"Porterò Nonna Pashiri in un luogo sicuro", disse Ajani. "Poi penso che dovremo dividerci e cercare in ogni parte della città".

"Bene", rispose Nissa. "Collaborando tutti, sono sicura che saremo in grado di scoprire dove... dove potrebbero aver... Chandra, che cosa c’è?".

Chandra era diventata un pilastro di fuoco. Era immobile e rivolta verso l’altro lato della strada. La sua chioma era in fiamme. Seguirono il suo sguardo, fino in cima alle torri.

I manifesti si stavano srotolando, scendendo dalle guglie grazie a un meccanismo. Erano enormi e identici, una stampa gigante, con immagini realizzate da linee esagerate. Era visibile un giudice capo Tezzeret, circondato da fasci di luce. Sopra la sua testa, a formare un arco, si trovavano lettere enormi: "INVENTORI! VENITE AD ASSISTERE ALLA SFIDA DEL SECOLO".

In un angolo dello stendardo, con sguardo furioso e circondata da orride linee frastagliate, c’era una caricatura di Pia Nalaar.

Le frasi in basso dicevano: "IL GIUDICE CAPO TEZZERET AFFRONTERÀ LA CRIMINALE RINNEGATA PIA NALAAR. LA BATTAGLIA FINALE DELL’INGEGNO. UNA GRANDIOSA ESIBIZIONE".

E infine: "DOMANI A MEZZOGIORNO!".

"Chandra", disse dolcemente Nissa.

"Questo è un invito per me", disse Chandra. "Devo affrontarlo".

"Vero. Ma siamo appena sfuggite da una trappola...".

"Mia madre è viva. Questo è ciò che conta".

Nissa spostò lo sguardo più volte tra la Signora Pashiri e Ajani.

Ajani annuì. "Sì, è ciò che conta. Ma noi quattro non saremo sufficienti per...".

Tre soldati armati, vestiti con le uniformi del Consolato, stavano attraversando la strada e si dirigevano verso di loro. Uno di loro stava andando dritto verso Nissa: "Sono loro... laggiù!".

D’impulso, Nissa si mise in contatto con le radici sotto il manto stradale e si preparò a farle crescere per avvolgerle intorno alle gambe dei soldati. Si chiese, guardando verso l’alto, se sarebbe stata in grado di abbattere l’intero ponte per coprire la loro fuga. Ajani ringhiò e afferrò l’impugnatura dell’enorme ascia a doppia lama che teneva sulla schiena. Chandra era già in fiamme, ma le sue dita si incurvarono e diedero vita a piccole comete di fiamme. Anche la Signora Pashiri si mosse... estraendo un piccolo automa, da cui uscirono ruote che lo misero in movimento.

All’avvicinamento dei soldati, le loro forme si modificarono e i loro contorni tremolarono. I loro corpi sembrarono sciogliersi in rivoli come se fossero acquerelli, rivelando qualcosa di diverso nella cornice sottostante. Quando la distorsione svanì, i loro volti divennero familiari: Jace, Liliana e Gideon.

"Sembra che ci sia bisogno dei Guardiani", disse Jace.

Nissa interruppe la sua magia e si passò una mano sul volto. "I vostri travestimenti funzionano fin troppo bene. Stavamo per conciarvi per le feste".

"Stavamo solo cercando di mimetizzarci", rispose Jace. "Abbiamo saputo che Tezzeret è qui".

"È qui e tiene prigioniera la madre di Chandra", disse Ajani.

"Che cosa ci fa un leonid insieme a voi?", chiese Liliana scrutando Ajani.

"Che cosa sono i Guardiani?", chiese Ajani, guardandola dall’alto.


Diversamente dalle decine e decine e decine di totteri che pattugliavano la città, un singolo tottero rimaneva sospeso a mezz’aria.

Era identico alle decine e decine e decine degli altri, con i rotori che ronzavano e le lenti che roteavano all’interno della sua cornea di vetro. Questo invece era immobile. Puntò la sua lente verso alcuni umanoidi nella strada sottostante e un sottile otturatore di ottone scattò rapidamente. Una serie di ingranaggi e prismi interni compressero le immagini riflesse in etere cristallizzato, congelato su piccole piastre di rame collegate a un tamburo all’interno del telaio del tottero.

Soddisfatto, quel tottero mosse gli stabilizzatori e, grazie ai suoi rotori ausiliari, si sollevò.

Vibrando, superò i tetti e continuò a salire, oltre un insieme di gru migratorie. Orientò gli alettoni per non incrociare il percorso di un draghetto particolarmente curioso e si diresse verso una forma oscura in cielo. Un piccolo portellone rotondo si aprì nell’enorme parte inferiore dell’aeronave Sovrana Celeste. La Sovrana Celeste accolse il tottero e lo inghiottì, per poi chiudere l’apertura dietro di esso.

Il tottero atterrò a pancia in giù su un insieme di pinze meccaniche collegate a un nastro trasportatore e i rotori si arrestarono. Le pinze afferrarono il tottero, mentre il nastro lo trasportava verso l’alto, attraverso un buio condotto meccanico nell’addome della Sovrana Celeste. Le pinze si ritrassero all'improvviso e il tottero rotolò in una zona illuminata, finendo su un nastro trasportatore ancora più rapido che lo portò alla piattaforma di ricognizione della Sovrana Celeste. Avanzò da un nastro all’altro, finché non giunse a una decorata struttura in metallo. La struttura ruotò, consegnando il tottero in mani umane.

Il Console Kambal appoggiò il tottero su una scrivania. Afferrò uno strumento, lo inserì e lo fece ruotare nel ventre del tottero e aprì un pannello. Rimosse il tamburo di immagini e sollevò le piastre verso la luce. Osservando ogni piastra, mormorò. Ne scelse una in particolare, una che mostrava il bersaglio, Nalaar, figlia della condottiera dei rinnegati. Lei e i suoi compagni avevano notato i manifesti.

"Dov’è il messaggero?", scattò il console Kambal.

Apparve una giovane donna, con le braccia lungo i fianchi, in uniforme. "Messaggio, signore?".

"Avvisa l’ispettore Baan. L’esca ha funzionato. Che si prepari la confisca".


Pia osservò le catene che aveva ai polsi e pensò alla figlia. Le manette dall’aspetto di gioielli penetravano nella pelle di Pia come avevano fatto in quella di Chandra, quel giorno in cui aveva solo undici anni. Pia appoggiò la spalla contro la parete alla quale era legata, in uno dei tunnel di servizio di fianco all’arena. "Dietro le quinte".

Anche lei doveva aver provato questo, pensò. L’attesa. L’umiliazione crescente. Proprio come quel giorno, un uomo avrebbe sorriso alla folla e avrebbe preparato un braccio metallico per il suo spettacolo di violenza. Questa era la stessa arena e Pia ritenne che fosse un’offesa personale nei suoi confronti. Questo era il luogo nel quale Chandra era andata alla ricerca della propria madre sugli spalti, prima di essere strappata da questo mondo.

La più grande speranza di Pia era di non vedere Chandra sugli spalti. Non venire, cara figlia, pensò. Resta al sicuro. Resta in vita. I manifesti indicavano che questa sarebbe stata un’esibizione di tempralesti... un duello tra inventori, con l’utilizzo di materiali improvvisati, che avrebbe messo di fronte il giudice capo e la condottiera dei rinnegati. Ma lei conosceva bene il significato delle menzogne. L’obiettivo di Tezzeret non era di mettere lei in mostra solo per la Fiera degli Inventori. Lei sarebbe stata un’esca.

Poteva udire i suoni degli altoparlanti che filtravano attraverso le pareti dell’arena. Un presentatore stava comunicando che Rashmi aveva vinto il primo premio alla Fiera, in un’esplosione di acclamazioni. La voce del giudice capo era un crepitio di artisticità nel descrivere i benefici del privilegio di lavorare al suo fianco. Altre acclamazioni, questa volta meno gioiosi e attutiti dai corridoi.

Un agente si avvicinò, facendo tintinnare i suoi due mazzi di chiavi. Pia non alzò lo sguardo finché l’uomo non parlò; ne riconobbe la sua voce... colma di astio e malvagità.

"Sei pronta per svolgere il tuo ruolo, Nalaar?", disse Baral, sollevandosi la maschera. Le pallide cicatrici su un lato del suo volto storpiarono il suo sorriso e scoprirono i denti posteriori da un lato.

Pia si dimenò e cercò di liberarsi dalle sue catene, ma poi si calmò. Un’ondata di repulsione la investì, ma poi sollevò il mento e guardò oltre. "Qualsiasi ossessione tu abbia nei confronti della mia famiglia", gli disse, "qualsiasi marcio angolo della tua mente ti faccia credere che punirci ti renda onore... non conta nulla. Perché non riuscirai mai a fare nulla per ferirla".

"Oh, è vero, non avresti potuto saperlo", la rimproverò Baral. "Sono venute a cercarti. Sfortunatamente nel posto sbagliato. Il tentativo di tua figlia di liberarti ha fallito completamente".

Lei lo guardò terrorizzata, ma poi ricordò che quello era il volto di un bugiardo. Spostò di nuovo lo sguardo verso l’arena e pronunciò a denti stretti ogni singola parola. "Se le hai torto anche un solo capello...".

"Lo vedremo, no?", rispose Baral. "Lei verrà? Quando Tezzeret ti umilierà, lei verrà ad aiutarti?".

Stai lontana, figlia mia, pensò. Ti prego, fai come ti chiede tua madre, questa volta.

"È giunto il momento, condottiera dei rinnegati", le disse lui. "Vieni con me".

Afferrò le sue catene e la trascinò, ma lei strattonò e camminò di sua volontà.

Si fermarono di fronte a una piccola scalinata che portava verso il bagliore dell’arena illuminata dalla luna. Le guardie del Consolato stavano accompagnando l’elfa Rashmi e vari altri inventori giù per le scale di fronte a loro. Erano assorbiti da una miriade di discorsi. L’emozione fluiva intorno a loro come un profumo, al punto che non si accorsero neanche di Baral che stava rimuovendo le manette dai polsi di Pia e delle guardie che li separavano delicatamente dal passaggio delle loro invenzioni vincenti.

"E ora, amici e cittadini", vibrò il presentatore. "Vi chiediamo di rimanere ai vostri posti per l’atto finale dell’esibizione di oggi. L’incontro tra tempralesti che rimarrà nella storia di questa Fiera. Che entri il primo contendente, il vostro onorevole direttore della Fiera, il giudice capo Tezzeret!".

Pia non udì neanche le urla della folla... la sua mente era un turbine. Attraverso la porta di ingresso, analizzò gli spalti. Non riuscì a distinguere alcun rinnegato, non vide Chandra e non trovò nessuno che conosceva. Gli sgherri di Tezzeret dovevano essere riusciti a mantenere una stretta sicurezza agli ingressi, bloccando tutti i suoi alleati... forse il suo ruolo non era di esca. La sua speranza fu di essere più piacevole possibile, di conquistare i favori del pubblico... di fare il possibile per rimanere fuori da una cella e dalle sue manette.

"Sono contento di essere qui e assistere alla tua fine", disse Baral mostrando i denti. "Non mi sarei mai perso la possibilità di dirti addio".

Che cosa significava quella frase? Venne investita da una fredda sensazione.

Il presentatore chiamò il suo nome. "E ora, amici e cittadini, il suo avversario", tuonò la voce. "La pregiudicata criminale dell’etere che non è riuscita nel tentativo di distruggere la vostra Fiera degli Inventori... Pia Nalaar!".

Baral la spinse alla schiena con una lama e lei uscì dalla porta, in un coro di sbeffeggiamenti e fischi. Camminò fino alla sua posizione, con lo sguardo fisso su Tezzeret. Lui la attendeva dall’altro lato dell’arena, senza dover neanche incitare la folla. Davanti a lei si trovava un contenitore ricoperto da una stoffa ricamata. Un contenitore identico si trovava di fronte a Tezzeret.

La voce del presentatore iniziò con un sussurro e crebbe fino a un tono esagitato. "Ora, in questa storica arena, siamo giunti alla sfida finale. Oggi verrà deciso chi sarà il più grande di questi due famosi inventori. Non perdetevi alcun istante di questo incontro, cittadini di Ghirapur, perché determinerà il futuro della nostra città e del nostro mondo. Che la resa di conti abbia... inizio!".

Fateful Showdown
Confronto Fatidico | Illustrazione di Chris Rallis

Pia rimosse il coperchio del contenitore e analizzò rapidamente il contenuto. Un insieme di ingranaggi e piastre di metallo. Alcuni pezzi di vetro soffiato. Un tubo di alimentazione di etere. Alcuni strumenti rudimentali. Non molto da cui partire. Non molto per appassionare la folla.

Guardò davanti a sé. Tezzeret stava già montando i suoi pezzi. Aveva già costruito a metà qualcosa con delle gambe. Che velocità!

Immerse le mani nel contenitore e, al tocco con le parti di metallo, il suo intuito inventivo si mise all’opera. Si affidò ai suoi punti di forza, scattando, adattando e saldando. Lasciò che fossero le componenti a dirle ciò che sarebbero volute essere, come ai vecchi tempi delle sue invenzioni... e iniziò a dare vita a un progetto con quattro ali. Aveva un telaio leggero per essere veloce e un aculeo sul muso. Se solo Kiran fosse stato con lei, avrebbe potuto dargli maggiore manovrabilità, magari per affascinare la folla...

Concentrati. Pensa solo a farlo volare.

Infilò il tubo di alimentazione di etere nella sua creazione e il tottero prese vita, con un sonoro "Ohhh!" da parte della folla. Lo inviò ronzante verso Tezzeret, nella speranza di distrarlo mentre creava il suo progetto successivo.

Tezzeret aveva già costruito un essere brulicante. Si srotolò, sollevandosi più alto di lui e mostrando un insieme di pinze taglienti e gambe. La folla applaudì furiosamente. Come ha fatto a realizzarlo con le parti a disposizione? Sta almeno provando a non imbrogliare? Il tottero girò intorno a Tezzeret, fendendo l’aria intorno alla sua testa con il suo aculeo. Lo colpì senza alcuno sforzo e scagliò la sua creazione contro di lei.

Art by Izzy
Illustrazione di Izzy

Lei realizzò rapidamente un rudimentale servomeccanismo, saldando le piastre mentre cercava di sfuggire al mostro. Il mostro si mosse rapidamente, raggiunse il servomeccanismo e lo fece a pezzi. Pia aveva però inserito una sorpresa: un piccolo detonatore. Il servomeccanismo esplose in una piccola sfera di fumo e pezzi e distrusse le gambe del mostro. Ci fu una reazione di sbalordimento nella folla. Potrei riuscire a fare di più che ritardare l’inevitabile. Potrei riuscire a vincere.

Pia scattò in avanti, per recuperare dei pezzi dalla creazione di Tezzeret. Vide che quell’essere era composto da elementi che lei non aveva a disposizione... comprese parti in metallo che Pia non riuscì a identificare. Sventrò il telaio e iniziò a realizzare un’altra creazione, nella speranza che il suo tottero continuasse a distrarre il suo avversario.

Si impegnò per mettere insieme componenti a creare progetti completamente nuovi. Per quanto le sue invenzioni fossero astute, Tezzeret riusciva sempre a metterle di fronte qualcosa di impossibilmente più veloce, più forte e più duraturo. Era sicura di avere una maggiore inventiva, ma i dispositivi di lui iniziarono a divorare quelli di lei, che stava terminando la sua fornitura di parti.

Tornò al suo contenitore, ma un appuntito arto metallico si piantò nel terreno di fronte a lei, facendola cadere. Alzò lo sguardo e vide un nuovo automa dalla forma di granchio, con il suo tottero infilzato su una delle zampe. Il tottero sbatté debolmente le ali e poi smise di muoversi.

Art by Izzy
Illustrazione di Izzy

Osservò Tezzeret. Si stava avvicinando e stava sollevando la mano destra metallica. Strisce di metallo si mossero in modo innaturale al suo comando, piegandosi su se stesse e diventando un piccolo insieme di altri automi dalle zampe affilate. Si sollevarono, un esercito senza volto e dalle spalle argentee, e la circondarono.

La folla stava intonando il nome di Tezzeret, pregustando la sua vittoria.

"Hai perso, Pia Nalaar", le disse Tezzeret, con voce sufficiente affinché lei lo sentisse. "E ora, proprio nel luogo in cui tua figlia ha affrontato la giustizia per i suoi crimini, io amministrerò la giustizia anche per i tuoi”

Sollevò il braccio e l’esercito di automi cromati si chiuse su di lei. Il metallo del petto dell’automa più vicino si plasmò e divenne un arto tagliente. Tezzeret tenne in alto il proprio braccio, osservandola dall’alto, con un bagliore negli occhi.

Non sta solo facendo scena per la folla, pensò lei. Mi ucciderà davvero.

Tezzeret abbassò il braccio e le sue creazioni metalliche si lanciarono all’attacco. Pia cercò di sfuggire rotolando o di schivare il colpo inevitabile...

L’automa si bloccò, poi sbandò verso un lato e cadde, con il fumo che usciva da una ferita rovente. La folla trasalì e si voltò verso l’origine del colpo. La fonte del proiettile di fuoco era tra il pubblico, una giovane donna dallo sguardo furente e dalla chioma infuocata.


"Devi aspettare!".

"Quante volte te l’ho detto, Jace? ”, rispose Chandra con il pensiero. "Basta. Farmi. Aspettare!".

Chandra saltò dagli spalti e atterrò sul terreno dell’arena. La magia di illusione aveva svolto il compito di nasconderla, ma venne ridotta a brandelli quando lei iniziò con la sua piromanzia.

"Dobbiamo comprendere il motivo della sua presenza in questo posto", le disse mentalmente Jace con urgenza. "Tienilo occupato!".

Sua madre apparve sorprendentemente austera. "Chandra, vai via, ora", le disse. "È una trappola!".

"Certo, lo so", rispose Chandra, attingendo mana per una nuova magia di fuoco. "E sono qua per portarti in salvo".

"Questo è ciò che vuole lui!", scattò la madre. "Lasciami e vai via. Ora, bambina".

"Non sono più una bambina", rispose scocciata Chandra. "E non intendo perderti di nuovo!".

"Sei proprio tu, la piccola Nalaar?". Tezzeret stava premendo le asimmetriche mani tra loro. "Ti vuoi unire alla sfida che tua madre ha appena perso? È così commuovente".

Chandra vide gli spettatori tutto intorno a loro sporgersi in avanti sulle loro sedie, affascinati dal dramma famigliare. "Non sono qui per aiutarla in questa sfida, Tezzeret", gli rispose. "Sono qui per sconfiggerti".

"Proprio qui?", cinguettò Tezzeret. "Davvero in questa arena? Osi affrontarmi nello stesso luogo in cui stavi per...".

"SÌ", rispose in modo deciso Chandra. "Lo so. Dove stavo per essere giustiziata. Molto poetico. Ora combattiamo?". Concentrò la sua mente su un punto del suo palmo e una palla di fuoco prese forma nella sua mano.

Sussurri si udirono dalla folla. I soldati del Consolato si avvicinarono e circondarono Chandra, pronti ad arrestarla, ma Tezzeret alzò una mano per fermarli. Comunicò brevemente con uno dei soldati, lo congedò e si voltò verso Chandra con una nuova luce. I suoi automi si voltarono insieme a lui, in un inconscio spettacolo di burattini.

"Combatteremo, ragazzina", dichiarò Tezzeret, incitando ora la folla. I suoi automi fecero un passo in avanti. "Ma tu contro di me non sarebbe uno scontro equilibrato".

Chandra divise in due la palla di fuoco ed entrami i sui pugni si infiammarono. "Nessuno ha parlato di uno scontro equilibrato".

Un insieme di illusioni si dissolse dietro Chandra e, uno dopo l’altro, una squadra di Planeswalker prese forma.

I suoi compagni sguainarono le armi e prepararono le loro magie. Chandra notò che Tezzeret fece un quasi impercettibile passo all’indietro.

Dopo un attimo di silenzio, la folla balzò in piedi, in una cacofonia di grida. Per quanto sapessero, pensò Chandra, questo era parte dello spettacolo, del drammatico finale dell’esibizione. "Sconfiggili, giudice capo!", urlarono alcuni. "Fategli vedere, rinnegati!", risposero altri. Alcune voci aggiunsero "Tezzeret imbroglione!".

"Chandra", disse la voce di Jace nella mente di lei. "Penso che i suoi automi stiano bloccando in qualche modo i miei poteri telepatici. Devi fare in modo che riusciamo ad avvicinarci".

"Devo far esplodere quegli affari metallici", pensò Chandra. "Ricevuto".

Art by Raymond Swanland
Illustrazione di Raymond Swanland

Appena vide Ajani e Gideon correre a protezione della madre, Chandra si scatenò. Le fiamme volarono e colpirono come pugni le macchine di Tezzeret, abbattendole una dopo l’altra. Un automa si sciolse all’istante. Uno si avvicinò a sufficienza per attaccarla da un lato, sfiorandole una guancia, ma divenne immediatamente il centro arrugginito di una struttura di una vite cresciuta spontaneamente.

Seguendo l’ordine dell’incurvato artiglio metallico di Tezzeret, i frammenti di metallo si piegarono e si trasformarono in nuovi meccanismi, che strisciarono sotto le ondate di fuoco di Chandra e di districarono dai rampicanti di Nissa. Avanzando, Chandra scagliò pugni che diventavano fiammate, appena conscia della presenza di Gideon e Liliana a coprirle i fianchi, mentre Nissa e Ajani distruggevano un automa vagante che minacciava la madre.

Il pubblico impiegò qualche istante per decidere come reagire. Le dimostrazioni di magia senza l’utilizzo di dispositivi erano rare su Kaladesh. Chandra poté udire le loro acclamazioni per lo spettacolo.

Tezzeret vacillò e, per la prima volta, Chandra pensò di vedere un attimo di esitazione, prima del suo successivo assalto. Comunicò mentalmente a Jace. "Hai letto la sua mente?".

"No", rispose Jace, con uno stato mentale che venne trasmesso come un’imprecazione. "C’è ancora qualcosa che mi blocca".

"Sbrigati!".

"È ancora troppo chiuso", rispose Jace. "Abbiamo recuperato tua madre. Penso che sia meglio andar via".

Chandra spostò lo sguardo sulla madre e poi di nuovo su Tezzeret. "Io penso invece di dover porre fine a questo problema. Proprio qui". Le fiamme nel suo pugno si estesero a tutto il braccio e la sua vista venne coperta dal fuoco.

I pensieri di Jace presero il tono di un avvertimento. "Chandra, se ha bloccato la sua mente, vuol dire che era preparato per questo scontro. Sapeva che saremmo venuti tutti. Abbiamo commesso un errore...".

Il pugno di Chandra si chiuse, comprimendo il fuoco in un piccolo punto di accecante e ribollente calore. Strinse i denti e tremò. "Potrei...".

Il pensiero di Liliana si fece strada nel collegamento telepatico, forte e chiaro: "Finiscilo".

Una tetra ombra sorvolò l’arena, Chandra alzò lo sguardo e vide l’aeronave Sovrana Celeste riempire il cielo. La sua forma maestosa era più ampia dell’intera arena e volteggiava con il ronzio dei suoi motori interni. Un’enorme torretta roteò sul lato inferiore, crepitando di etere, con il cannone diretto verso il basso... senza fare fuoco, ma una evidente minaccia.

Con un ampio ghigno, Tezzeret dichiarò all’intera arena, "E così si conclude la Fiera degli Inventori, signore e signori. Ai brillanti inventori di questo mondo porgo i miei più sinceri ringraziamenti". Fece un magnanimo inchino e si sollevò dal terreno su un pilastro di acciaio filigranato.

Un panarmonico suonò un inno e alcuni fuochi d'artificio vennero sparati da ogni direzione intorno allo stadio. I suoni erano sgargianti e strani, in confronto all’assoluto silenzio della folla.

Gli occhi di Chandra scattarono verso il punto caldo nel suo palmo e poi al volto di Tezzeret in veloce ascesa. Stava battendo in ritirata. Dopo aver minacciato sua madre, stava fuggendo.

"È finita", disse delicatamente Nissa, vicino a lei, e Chandra fu colta di sorpresa da quanto disperatamente volesse che qualcuno glielo dicesse. "Ancora una volta. È finita".

Chandra annuì, trattenendo una traboccante ondata di gratitudine e sollievo. La concentrazione di fiamme nel suo pugno svanì nel nulla, dimenticata.

Quando aveva undici anni, Chandra aveva osservato questa arena, questi stessi spalti, appesa alla flebile speranza di riuscire a scorgere il volto della madre. Non l’aveva mai trovato. Ora, in questo momento, poté osservare di nuovo la stessa arena, e trovarla in piedi davanti a lei.

La madre spalancò le braccia. Chandra corse e rispose all’abbraccio.

Chandra aveva atteso e immaginato un momento come questo migliaia di volte, mentre aveva di fronte a sé le fumanti distese vulcaniche del Torrione Keral. Se avesse potuto vivere un altro momento con sua madre... che cosa avrebbe provato? Sua madre avrebbe ancora avuto quell’impercettibile aroma di materiali da saldatura e petali di rosa? Che cosa le avrebbe detto? Quali parole avrebbe mai potuto dirle per trasmetterle il suo affetto, la sua gratitudine, il suo desiderio di essere a casa, al sicuro, con lei?

Aprì le labbra, i suoi occhi vennero appannati dalle lacrime e tutto ciò che riuscì a dire fu "Mamma… mi dispiace".

La madre sussurrò parole confortanti nella sua chioma, la avvicinò e la tenne stretta a sé.


Sopra di loro, Tezzeret si sollevò sempre di più, con la filigrana che si allungava per portarlo ancora più in alto. La Sovrana Celeste lo accolse nel suo scafo e si richiuse. Il panarmonico continuò a suonare. La folla rimase in silenzio, mentre la Sovrana Celeste ruotava lentamente e il cielo ritornava visibile.

Fu solo quando le persone iniziarono ad andarsene che Chandra le udì iniziare a urlare in segno di protesta. Si mosse tra la folla, con un braccio intorno al corpo della madre, e, insieme agli altri, uscì dall'arena. Notò nuovi fili di grigio tra i capelli corvini della madre e le linee sul volto, quando la folla si riempì di volti angosciati e divenne rumorosa per il panico.

Una donna con decorazioni dorate intorno alle vesti apparve e si mise di fronte a Chandra e alla madre. "Il mio nome è Saheeli Rai", disse la donna, "e devo parlare con te e con voi, signora". Il suo volto era mortalmente serio.

"Che cosa c’è?", chiese Chandra. "Che cosa sta succedendo?".

"Le invenzioni. Sono scomparse".

"Che cosa?", dissero Pia e Ajani nello stesso momento.

"Penso che abbiano catturato Rashmi e gli altri", continuò Saheeli, "insieme a tutti i dispositivi che erano stati introdotti nella Fiera. Le invenzioni vincenti. I progetti personali. La rivelazione di Rashmi. Sono tutti scomparsi. Portati via. Ho visto ciò che avete fatto durante l’esibizione... siete in grado di aiutarmi?".

Ora Chandra riusciva a capire di cosa stavano urlando tutte le persone intorno a lei. Erano inventori, che avevano partecipato alla Fiera. "La mia creazione!". "Ho speso tutto il mio denaro su quel progetto!". "Come hanno potuto portarlo via?". I soldati del Consolato e gli automi erano spiegati in forza. Non si ricordava di tali sistemi di sicurezza quando erano entrati nell’arena.

"Questo era il piano di Tezzeret", disse Pia scuotendo la testa. "Questa è stata solo una enorme distrazione".

"Dobbiamo uscire dallo stadio e riorganizzarci", disse Jace. "Poi dobbiamo fermarlo. Sta tramando qualcosa".

Ajani emise un basso ringhio. "Sta costruendo qualcosa".


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