Tiranni

Posted in Magic Story on 10 Agosto 2016

By Alison Luhrs

Alison Luhrs is a game designer for Magic: The Gathering. She is also a playwright, improviser, and tweet farmer.

Il racconto precedente: Riposo eterno

Adriana è il capitano della guardia della Città Alta di Paliano, una carica che la mette al servizio del re spettrale Brago. Recentemente ha però iniziato a dubitare delle azioni del re; è diventato più crudele nella morte di quanto non lo fosse quando era in vita. È evidente dalle avvisaglie intorno alla città che non è la sola a dubitare.


Le vecchie abitudini sono dure a morire e le più difficili da perdere sono proprio quelle che appartengono ai defunti. Adriana, capitano della guardia della Città Alta di Paliano, lo sapeva meglio di chiunque altro. Manteneva doverosamente la sua carica, al fianco del valoroso Re Brago, sempre all'erta. Lui era diventato più paranoico dopo la sua morte (una curiosa reazione per essere diventato immortale) e aveva richiesto al suo capitano di accompagnarlo anche durante i suoi incontri. Adriana si trovava nella grande sala dei banchetti... una imponente sala in pietra che riecheggiava più che riscaldare. Non era accogliente, ma il re preferiva svolgervi i suoi incontri, per un qualche motivo. Sembrava rassicurato dai grandi stendardi su cui era raffigurato il marchio della sua città e dalle spade e sigilli appesi sulle pareti. Brago appariva stranamente soddisfatto nel trascorrere la sua morte volteggiando tra gli oggetti che era solito toccare e maneggiare. Non era mai sembrato addolorato dal fatto di non poterle tenere in mano... non era più sembrato addolorato di nulla. Provava molte altre emozioni, ma la pena non era tra di esse. Non era compito del capitano mettere in discussione il re, quindi Adriana appoggiò il peso sulla gamba sinistra e ridusse un crampo al polpaccio destro, mentre attendeva che il re terminasse la sua simulazione.

Re Brago era seduto in fondo alla tavola della sala dei banchetti, di fronte a un piatto vuoto, con di fianco la scintillante argenteria, sussurrando a bassa voce e pazientemente con due fantasmi Custodi che fluttuavano sulle sedie alla sua sinistra. Le voci dei defunti diventavano spesso più riservate con il passare del tempo e, dalla posizione di Adriana vicino al fondo della stanza, l’unico rumore nell’intera sala era il tintinnio della sua armatura. I tre fantasmi stavano discutendo questioni della chiesa e, a causa dell’imbastardimento delle loro abitudini, lo stavano facendo di fronte a scintillanti piatti vuoti. Mentre agitavano le mani nella loro conversazione, trafficavano curiosamente con i loro bicchieri vuoti e i loro calici aridi.

Adriana era stata al servizio del re per molti anni. Sapeva che, anche nella morte, manteneva una specie di memoria muscolare riguardo alle abitudini dei vivi. I fantasmi non avevano nulla di speciale, ma nessuno era volontariamente diventato fantasma. Quando conservò il suo titolo dopo la morte, Adriana ebbe una spaventosa consapevolezza. Se il suo signore non fosse mai morto, allora lei sarebbe stata condannata a servirlo per tutta la vita. I capitani del passato avevano vissuto vicini a varie generazioni di figure reali, mentre lei sarebbe stata condannata a uno solo. La successione al trono di Paliano era interrotta; si era arrestata molto tempo fa.

Il ricordo di questa scoperta non alleviò il dolore del crampo alla gamba.

Ogni tanto riusciva a cogliere alcune parole scambiate dai fantasmi. Sembravano discutere il successo della loro rimozione dell’opposizione dalle strade di Paliano. Sembravano soddisfatti della chiusura dell’Accademia, contenti della scomparsa o della morte di coloro che erano schierati contro di loro.

Le era stato ordinato di aiutare a sedare l’insurrezione. Smantellare l’Accademia, epurare la ricerca di invenzione e innovazione dalla città.

Un sussurro di colpevolezza sfiorò la mente di Adriana. Il re che aveva servito da vivo era diventato crudele dopo la morte. Non lo avrebbe mai detto a voce alta, ma lo sentiva dentro di sé.

Le faccende dei fantasmi si conclusero, i Custodi si alzarono e Adriana si fece avanti per accompagnarli verso l’uscita. Una servitrice entrò dietro di lei per togliere i piatti dal tavolo (Li puliscono comunque di nuovo? Non è un enorme spreco di sapone? si chiese Adriana). Re Brago fece un leggero cenno al suo capitano e Adriana reagì accompagnando le figure ecclesiastiche all’uscita della sala dei banchetti, fino al corridoio. I due si mossero con attenzione e un brivido più intenso del solito si diffuse nell'aria. La sensazione intorno ai tre era di disagio.

Dopo tre minuti di camminata lungo il corridoio, i due fantasmi si arrestarono di fronte alla porta principale. "Capitano Adriana...", sussurrarono. Adriana si fermò. I Custodi non si erano mai rivolti direttamente a lei.

Il Custodi più vicino a lei sollevò una mano in un gesto di benedizione. Dita spettrali fecero scorrere i brividi sulla sua pelle... spalla, spalla, fronte. Adriana accettò la benedizione, ma si chiese come mai si stessero allontanando con un addio così formale.

Gli spiriti se ne andarono e Adriana si voltò, lieta di poter ridurre il crampo della sua gamba con una breve camminata. Udì uno schianto, distante ma improvviso, e si diresse rapidamente verso la fonte... i servizi? La dispensa? Il retrocucina!

La servitrice che aveva visto prima teneva tra le mani un cumulo di piatti e argenteria e li stava gettando nello scivolo dell’immondizia, una ceramica dopo l’altra, facendole terminare con un frastuono di rottura nell’ammasso all’uscita.

"Ragazza!", urlò Adriana.

La trovatella lasciò cadere un piattino per la sorpresa.

"Che cosa stai facendo? Quella è proprietà della corona".

"Il padrone ci ha detto che Sua Eccellenza non era contenta dei piatti", rispose la ragazza spalancando gli occhi.

Sua Eccellenza non era contenta?

"Non esiste alcuna regina in questo castello".

"Il padrone ha detto che non avrei dovuto dirvi nulla riguardo a Sua Eccellenza".

La mano di Adriana si strinse sull’elsa della spada e lei si voltò immediatamente, salendo rapidamente le scale che la riportarono alla grande sala dei banchetti. Il rumore di altri piatti che venivano gettati nello scivolo riecheggiò nella sala in pietra dietro di lei. La sensazione di brivido nel luogo in cui era stata benedetta dai Custodi iniziò a sembrare sempre di più come una scusa preventiva.

I suoi occhi guizzarono verso gli altri servitori. Uno distolse in fretta lo sguardo. Un altro sgattaiolò attraverso un passaggio, verso gli alloggi dei servitori. Uno stava spiegando uno stendardo nuovo... una rosa con le spine, cucita su uno sfarzoso velluto... e Adriana si ritrovò a correre verso il proprio re.

La pelle delle sue piante dei piedi batteva forte a terra e i bordi della sua armatura sbattevano tra loro nella corsa, finché non piombò nella grande sala dei banchetti, arrestandosi stupefatta.

Sul momento, la sua reazione fu immediata, mentre nei suoi ricordi era un’eternità colma di significato.

All’estremità opposta della sala dei banchetti, una donna dalla pelle scura e in una strana casacca aveva come espressione una smorfia decisa e le sue braccia tenevano strette le spalle di Re Brago (come?!), mentre uno stiletto era profondamente conficcato nel collo del suo re. Per la prima volta nella sua vita, Adriana fu sconcertata. La donna nella strana casacca sembrava troppo solida per essere un fantasma, ma si stava sforzando per premere ancor più a fondo il pugnale, con braccia bizzarre che si muovevano con uno strano alone e una luce scintillante. Le labbra del re erano aperte in un urlò silente. La donna cambiò l’impugnatura sullo scintillante pugnale viola e il suo sguardo incrociò quello di Adriana dall’altra parte della stanza.

Il capitano della guardia della Città Alta di Paliano riprese a respirare.

Poi le tornò in mente quale fosse il suo compito.

Si avvicinò. Adriana non conosceva la natura del suo avversario, ma conosceva la consistenza fisica del proprio re. Sguainò la spada e la lanciò attraverso la testa di Re Brago, nel tentativo di colpire la sua assassina. L’adrenalina e la paura dilatarono i secondi. Durante il suo attacco, lo sguardo di Adriana si fissò su quello dell'assassina. La sua spada passò attraverso la testa di Brago e lei vide le carni dell’assassina diventare di un viola traslucido, mentre gli occhi di quella straniera perforavano i suoi.

Regicide
Illustrazione di Chris Rallis

L’attacco non andò a buon fine e Adriana lasciò cadere subito la spada, per lanciarsi addosso all’assassina, che lasciò andare Brago. Adriana cercò istintivamente di afferrare il suo re, rimanendo stupita quando vide che riusciva a toccarlo... il legame spirituale che Brago aveva con la sua armatura stava svanendo insieme a lui e Adriana si ritrovò a sorreggere l’armatura con lo spirito morente del re ancora al suo interno.

La sua morte fu diversa da tutte quelle che Adriana aveva visto fino a quel giorno. Era impossibile distogliere lo sguardo.

La piega nel collo di Brago nella quale l’assassina aveva infilato la lama si stava rapidamente erodendo e la pelle spettrale si deteriorò e si dissolse in una necrosi violacea che si espanse dalla gola fino all’intero corpo. Diffondendosi sulla sua pelle, il virus non lasciò altro che aria dietro di sé e in pochi secondi la figura del re era svanita.

La corona brillante di Brago, la cui forma era ridiventata fisica dopo la scomparsa del suo portatore, cadde a terra.

La sua spada rimase nel fodero, appeso alla cintura.

Nel punto in cui giaceva il re si trovava ora un mucchio di indumenti scintillanti abbandonati che luccicavano tra le braccia del capitano Adriana.

L’assassina osservò Adriana dall’alto con uno sguardo di compimento leggermente annoiato.

Kaya, Ghost Assassin
Kaya, Ghost Assassin | Illustrazione di Chris Rallis

Adriana sguainò la spada di Brago. Non sapeva quale sarebbe stata la mossa successiva dell’assassina. L’assassina rimase con la pigra sicurezza di sé, come di qualcuno che si era appena svegliato... abbigliato per una notte in birreria invece che per una giornata in un’arena di combattimento. Era ripugnante. Adriana la assalì, con la spada scintillante di Brago stretta tra le mani.

"Maledetta!", ringhiò.

Adriana affondò la spada direttamente dove doveva trovarsi il fegato dell’assassina. Lo stomaco dell’assassina si trasformò in un istante in uno strano e traslucido viola e la spada la oltrepassò facilmente. Ciò che sarebbe dovuta essere una ferita letale era solo una piccola scocciatura... l’assassina sorrise allo sguardo ghiacciato di Adriana.

Adriana riprese il controllo e prontamente sollevò la sua lama, che attraversò il busto senza armatura e improvvisamente violaceo dell’assassina, fino alla spalla. Mentre sollevava la spada, Adriana subì una decisa e sorprendentemente molto corporea gomitata al volto dall'assassina. Adriana non se lo aspettava. Il capitano della guardia ritrovò maldestramente l’equilibrio e indietreggiò per valutare il suo nemico.

L’assassina sorrise, "Sono stata pagata per mettere a segno un solo colpo. Non sono qui per ucciderti".

La furia di Adriana ribollì attraverso il suo respiro corto. "Combatti, codarda!".

Le labbra dell’assassina presero forma di un sorriso divertito e le risposero con un giocoso occhiolino.

Il capitano della guardia rispose sputando direttamente nell’occhio della straniera.

In un attimo, il volto dell'assassina scintillò e divenne trasparente, lasciando passare la saliva, che andò a finire sulla parete dietro di lei.

"Non avevo mai avuto a che fare con quello", disse l’assassina. Sorridendo, avanzò attraverso la vuota armatura di Brago sul pavimento. I suoi piedi e i suoi stinchi scintillarono di quello stesso strano colore violaceo e lei passò attraverso l’ammasso di metallo.

"Ti sei impegnata molto per difendere un’armatura vuota", disse l’assassina con un subdolo sussurro.

"Quell’uomo era il nostro re...".

"Era un guscio vuoto da molto prima che io affondassi il mio pugnale in lui. E ancora prima era un tiranno", aggiunse l’assassina. "Quando un tiranno muore, la possibilità di libertà vive".

Adriana venne colpita da una strana ondata di colpevolezza. Non sapeva come rispondere a quell'affermazione.

L’assassina fece un inchino, mantenendo un divertito contatto visivo con il capitano della guardia. "È stato un piacere fare affari con te".

La straniera si sistemò con cura la casacca e penetrò nel pavimento. Scese emettendo un rapido colore violaceo. Adriana poté solo osservare con sguardo stupito il punto del pavimento attraverso il quale era scomparsa. Le stalle sono proprio qua sotto. Non c’è modo per raggiungerla in tempo.

La grande sala dei banchetti era silente. In quel momento di silenzio, Adriana emise un sospiro. L’armatura e la corona di Brago giacevano ammassate nel punto dove era caduto. Non c’era traccia del suo spirito, tranne un leggero bagliore che si era soffermato sull’armatura e sulla corona, ora corporee. Adriana non aveva mai visto un fantasma morire... forse era normale che i loro averi si materializzassero nel momento in cui lo spirito svaniva in seguito alla sua seconda morte.

Nulla di ciò aveva senso. Nulla di ciò era possibile.

Sono stata una sciocca ad accettare questa carica, pensò Adriana. Il mio compito è stato proteggere il re e io non sono riuscita a proteggere un uomo che non poteva essere ucciso. Che obiettivo ho raggiunto?

Il castello iniziò a essere inondato dalla consapevolezza. Gli stendardi che raffiguravano la rosa spinata vennero srotolati. I servitori si avvicinarono con un’oscura curiosità per esaminare la vuota armatura sul terreno. In tutto questo, Adriana rimase in silenzio, in fondo alla grande sala dei banchetti.

Le dita di Adriana passarono sull’elsa della spada di Brago. Pensò che sarebbe stata più al sicuro tra le sue mani.

Adriana, Captain of the Guard
Illustrazione di Chris Rallis

Il giorno seguente, i Custodi incoronarono la Regina Marchesa, la prima della sua stirpe.

La cerimonia si tenne in una sala del trono ornata impeccabilmente. Gli stendardi con il simbolo della Rosa Nera pendevano da travi appena spolverate e nuove armature d’argento di piastre spinate luccicavano alla luce delle candele realizzate la settimana precedente. La sala sapeva di fresco grazie alle rare primule e ai nuovi abiti.

Il personale del castello osservava la nuova regina con familiarità. I Custodi seguirono cortesemente il programma della cerimonia di incoronazione. Nessun membro dell’elite di Paliano sembrò impreparato. Erano tutti pronti. Erano tutti a conoscenza.

Adriana ebbe la tentazione di uccidere tutti quei traditori, proprio dove si trovavano ora. In ogni centimetro della stanza era presente il sigillo della nuova regina e tutto quello era sbagliato.

Quando aveva parlato con le guardie il mattino stesso, Adriana si era sentita sollevata per averle trovate tutte completamente all’oscuro, come lei. Il grande segreto era rimasto loro ignoto e il capitano della guardia si era sentito sollevato nel sentire che almeno la sua compagnia era investita dalle sue stesse rabbia e confusione.

Si trovavano ora ai lati, a sorvegliare ogni porta. Le guardie avevano un compito da svolgere nei confronti della corona e della chiesa, ma nessuna di esse era soddisfatta. La spada di Brago... non la perdeva mai di vista... era rimasta stretta nel suo palmo per tutta la durata della cerimonia.

Marchesa, la Rosa Nera, si trovava al centro di tutto quello ed era la stupefacente maestra di quella orrenda sinfonia. Il suo abito era sobrio e i suoi gioielli erano umili, con la sola esclusione della scintillante corona spettrale che aveva sul capo. Adriana fece tutto il possibile per non alzare gli occhi al cielo all’evidente tentativo di compiacere i Custodi con il suo sobrio abbigliamento.

Appena gli spiriti ebbero terminato l’incoronazione e la corona spettrale di Paliano fu sul capo di Marchesa, Adriana la seguì rapidamente verso le sue stanze reali. Salì le scale dopo la nuova regina, oltrepassando una marea di sguardi abbassati, seguita da una mandria di damigelle. In quei momenti, Adriana iniziò a comprendere quanto denaro dovesse essere stato necessario per quell’opera. Per la corruzione dei Custodi. Per tutta la servitù. Per l’assassina. Poi c’erano i mucchi di tessuti con le rose ricamate che si trovavano su tutte le pareti, i corpi e i cavalli del castello.

Throne of the High City
Illustrazione di Titus Lunter

E io non avevo alcuna idea. Sono rimasta così a lungo al fianco di un fantasma disattento e non avevo alcuna idea.

Adriana si fermò.

Se lo avessi saputo, avrei cercato di impedirlo? Brago era crudele. Meritava una seconda morte.

Mentre tutti salivano le scale, Adriana osservò la schiena di Marchesa. Ciò che era successo sarebbe successo di nuovo. Un re sarebbe stato incoronato, ucciso e sostituito. Una regina sarebbe stata incoronata, uccisa e sostituita. Quante centinaia di compaesani sarebbero morti nel processo di questo orrendo ciclo?

Si tratta di una macchina inarrestabile.

Ciò che stiamo facendo è nutrire questa terribile macchina.

Il furore invase il cuore di Adriana, la consapevolezza la investì e le parole dell’assassina riecheggiarono nella sua mente. Quando un tiranno muore, la possibilità di libertà vive. Paliano aveva avuto la sua occasione di libertà grazie alla morte di un tiranno e invece ne ha ottenuto un altro. Ucciderli non sarebbe sufficiente. Come possiamo trasformare quelle possibilità in certezze?

Marchesa si fermò di fronte alle porte delle sue camere e permise a una delle damigelle di accompagnarla dentro. Adriana le seguì e attese pazientemente sulla porta che le damigelle aiutassero la nuova regina a cambiarsi, dagli abiti dell’incoronazione alle vesti che avrebbe indossato per parlare al pubblico per la prima volta.

Le sue damigelle smontarono i suoi abiti, rivelando uno strato dopo l’altro. Abito da cerimonia. Corpetto. Guardinfante. Sottoveste. Sottogonna. Corsetto. Quando rimase solo con le calze, le damigelle la ricostruirono di nuovo, questa volta con vesti più lussuose e più ricercate di prima. Adriana poté notare le cuciture che nascondevano innumerevoli tasche interne, fodere segrete che celavano sacche con rari veleni. Corsetto. Sottogonna. Sottoveste. Guardinfante. Corpetto. Abito da cerimonia. Le damigelle terminarono la sconfinata opulenza con un pettorale.

Quando lo sguardo della regina incrociò quello del capitano della guardia, non ci fu alcuna seduzione in questa faccenda, bensì solo una situazione di dominio. Innumerevoli strati che contenevano innumerevoli segreti. Puoi vedere tutto ciò che riesco a trasportare? Riesci a immaginare quanto io sia in grado di nascondere?

Una volta che l’ultimo sostegno fu serrato, Marchesa fece uscire le sue damigelle. Adriana rimase sull’attenti di fronte alla regina ricoperta di velluto della Città Alta di Paliano.

"Sento che hai qualcosa da dirmi", le disse cinguettando la maestra delle pozioni. "Il mio discorso di incoronazione al popolo inizierà presto, quindi non farmi perdere troppo tempo".

"Questo non è il modo in cui dovrebbe avvenire una successione".

"Questo non è il modo in cui dovrebbe avvenire una successione, vostra altezza".

Adriana trattenne un ringhio. "I Custodi hanno dichiarato che voi siete stata nominata nel testamento di Re Brago come sua erede. So di non essere una studiosa, quindi potreste spiegarmi voi come mai un fantasma ha avuto bisogno di un testamento".

La nuova regina sorrise. La risposta arrivò con facilità. "Gli immortali non hanno ovviamente bisogno di proteggere i loro averi. Ma i Custodi sono stati molto interessati ad accettare documenti legali correttamente compilati".

Si fece avanti e l’armatura del capitano tintinnò. "Brago aveva dei discendenti; le sue figlie sono...".

"Vecchie e pusillanimi. I loro figli sono altrettanto incapaci. Ho avuto a che fare con loro qualche tempo fa ed è capitato che il mio nome fosse quello successivo nella linea di successione".

Il suo nome? La famiglia di Marchesa era piccola e distante, nell’albero genealogico della famiglia reale. Adriana si sentì nauseata. Si mantenne salda, mentre Marchesa si diresse tranquillamente verso la sua specchiera, sedendosi con raffinatezza per applicare uno strato rosso scuro alle labbra.

La domanda le uscì senza moderazione. "Quanti altri tra quelli che hanno diritto alla successione hai ucciso?".

"Ho ucciso solo Brago", rispose Marchesa con uno sguardo di ammissione. "Insomma, Kaya ha ucciso Brago. Le ho pagato una buona somma. Il resto della famiglia del precedente re ha ricevuto generose quantità di denaro per il lutto e i Custodi riceveranno ingenti tributi durante ogni anno del mio regno".

La regina rimase nella sua posizione e sorrise attraverso le sue labbra velate di veleno, "Prego affinché tutti coloro che mi hanno additata come una figlia di una casata caduta si siano goduti la loro caduta dalla Città Alta".

Adriana aveva assistito alla decadenza di molti nemici, nei suoi molti anni di servizio. Aveva anche gestito una buona quantità di parassiti delle casate. Questo serpente non era diverso da loro. "La nostra città non passerà sotto le tue grinfie così facilmente".

"Lo ha già fatto", rispose schiettamente Marchesa. Rimase di fronte alla specchiera e aprì uno scrigno sotto la finestra. Dalla sua posizione, Adriana poté vedere, sbirciando all’interno dello scrigno, una splendida e scintillante armatura. La regina sollevò un pettorale su cui era incisa una rosa nera, in modo che il capitano potesse analizzarla da lontano. Era stata evidentemente realizzata per lei.

"Puoi essere sicura che non la indosserò".

"Ho ritenuto di dovertela almeno offrire".

Adriana scosse la testa dall’incredulità. "E il popolo?".

"Il popolo mi adorerà", rispose Marchesa, riponendo lo scrigno nella specchiera. Nonostante avesse solo dieci dita, sembrava che avesse bisogno di trenta anelli.

Adriana sentì il proprio cuore accelerare per la rabbia. "E se non ti adorasse?".

Marchesa non aveva ovviamente preso in considerazione quella possibilità. Incrociò lo sguardo di Adriana, la quale continuò a parlare.

"E se tu uscissi per il tuo discorso di incoronazione e ti trovassi davanti migliaia di cittadini che ti accusano di tirannia?".

"In tal caso, sarò una tiranna".

Adriana si rifiutò di spostare lo sguardo dagli occhi della regina. "Tu non mi ucciderai. Se tu lo facessi, le mie guardie avrebbero una reazione immediata".

Marchesa scosse la testa e tornò ai suoi anelli. "Sfortunatamente, la tua deduzione è corretta. A me conviene lasciarti in vita", le rispose, portando lo sguardo verso l’alto. "Penso che sia meglio che tu rimanga nella linea di successione".

Adriana sputò sul volto della Regina.

Questa volta, il colpo andò a segno.

La Rosa Nera, per la prima volta nella vita, non l’aveva previsto. Rimase sbalordita e, mentre si toglieva con una mano la saliva da un occhio, Adriana afferrò la sua nuova armatura dallo scrigno e se ne andò.


Adriana non perse tempo e rese note le sue sensazioni.

Si recò immediatamente dove si trovavano le altre guardie e ordinò loro di cercarla dopo il discorso di incoronazione. Corse poi verso le stalle e legò l’orrido pettorale su cui era incisa la rosa nera con una corda che terminava sulla sua sella, per trascinarlo poi nella polvere dietro di lei.

Adriana salì in sella e iniziò a cavalcare.

La folla giunta per udire il discorso della regina si aprì per lasciarla passare. Osservate il vostro capitano, pensò Adriana, e osservate ciò che penso della vostra nuova regina.

In lontananza, poteva udire il discorso di Marchesa, amplificato affinché tutti la potessero sentire. "Il capitano precedente si è ritirato con i ringraziamenti della nostra città e una generosa pensione da parte del trono che potrà utilizzare come supporto per il resto dei suoi giorni".

Adriana alzò gli occhi al cielo e incitò il suo cavallo a proseguire. Cavalcò verso il Quartiere dei Ladri, superando centinaia di concittadini, e si sentì sopraffatta nella preparazione del suo discorso. Rallentò e si fermò, osservando dall’alto i volti allarmati del suo popolo. Dall’alto del suo cavallo, Adriana provò una sensazione di potere che aveva sempre permesso ad altri di mantenere. Era stanca di rimanere di lato mentre gli altri intorno a lei prendevano in controllo.

Si rivolse all’affollato Quartiere dei Ladri con una incontestabile decisione. "Marchesa vorrebbe avervi dalla sua parte, al servizio di una vera corona che però poggia su un capo fasullo, rendendovi così dei traditori!".

Adriana sollevò la spada di Brago e batté il simbolo della sua città sul suo scudo. "Se la sua bandiera non è la vostra bandiera, allora non inchinatevi davanti a essa. Se il suo dominio è illegittimo, allora lo sono anche le sue leggi. Se lei non è la vera regina, allora i servitori del trono non sono migliori delle sue spie e dei suoi assassini e devono essere trattati di conseguenza!".

La folla mormorò in suo supporto e lo spirito di Adriana fu sollevato. Anche loro sono stufi di questi meccanismi.


Nelle settimane che seguirono, la tranquillità forzata di Brago lasciò il posto alla profonda frenesia di Marchesa. Coloro che servivano come sentinelle di Brago sciolsero il loro giuramento alla corona sotto la copertura della notte, per pattugliare le strade e offrire protezione ai cittadini. Al calare del sole avvenne un cambio di sigilli e il simbolo della città divenne un marchio affidabile per coloro di cui si poteva avere fiducia nella notte.

"Siete con la città?", chiedevano i graffiti ai passanti in luoghi tranquilli della città. I cittadini della Città Alta udirono le voci e percepirono l’agitazione. Ascoltarono i decreti della regina maestra di veleni e il sibilo della corruzione dei suoi seguaci si diffuse. I cittadini li udirono e Adriana li udì molto chiaramente. Dopo la sua dichiarazione al Quartiere dei Ladri, fece attenzione a ciò che diceva. Non erano le sue parole a governare il popolo. Io sono la mano che protegge quella voce, ne era a conoscenza. Io sono colei che rimane all’erta in caso di difficoltà.

Così, tre lune dopo la notte dell’assassinio del re, viaggiò incappucciata e nascosta dall’oscurità fino alla dimora della persona che sapeva che sarebbe potuta essere di aiuto.

Adriana non aveva dormito per giorni. Era stata intenta ad ascoltare. Ascoltare le sue guardie, ascoltare i suoi cittadini, ascoltare ciò di cui avevano bisogno le persone e perché non venissero trattate in maniera rispettosa da una condottiera che avrebbe invece dovuto adorarle. Tutto ciò le aveva dimostrato un fatto: Paliano non aveva bisogno di una monarchia che si nascondesse dietro castelli e assassini. Aveva bisogno di una condottiera che comprendesse la natura di Fiora.

Giunta a destinazione, Adriana bussò discretamente a una decorata porta, costruita su un solido legno straniero. La porta cigolò e lei venne accolta da un volto che ogni abitante di Paliano avrebbe riconosciuto immediatamente.

Summoner's Bond
Illustrazione di Jesper Ejsing

L’esploratrice elfica Selvala si trovava sull’altro lato della porta e osservò l’ospite inaspettata.

"Adriana. Che notizie porti?".

"Sono qui con una proposta".

Selvala si prese un attimo per valutare l’aspetto dell’ex capitano. Annuì e fece entrare Adriana.

La dimora di Selvala era pittoresca e modesta; la dimora di una viaggiatrice lontana da casa.

Adriana lasciò il mantello vicino alla porta e raggiunse l’elfa a un tavolo di fronte alla stufa a legna. Selvala, in base alle abitudini del suo popolo, attese silenziosamente che l’ex capitano della guardia le parlasse.

Non ci sono altre possibilità, Adriana ne era consapevole. Se non sarà dalla nostra parte, il futuro della nostra città sarà in mano alla tirannia e quindi perso per sempre.

Adriana accettò una piccola tazza di tè che l’elfa aveva messo sul tavolo. Guardò negli occhi Selvala e trovò il coraggio per la supplica più importante che avesse mai pronunciato. "La monarchia di Paliano non è stabile. Si trova in una sconfinata e omicida macchina di violenza", disse Adriana con voce ferma e rassicurata dall’intimità della dimora dell’elfa.

Selvala annuì. Un movimento breve, ma carico di significato.

"Se noi cittadini desideriamo vivere e avere la possibilità di essere liberi, quella macchina deve essere arrestata. Tu godi del rispetto del popolo e sei una forza di aggregazione per la nostra città", continuò Adriana, "quindi la migliore candidata che mi venga in mente alla carica di senatrice".

Gli occhi di Selvala si spalancarono dalla sorpresa a mala pena trattenuta.

Adriana si sporse in avanti sulla sua sedia, con il cuore che ardeva della decisione di un’intera città. Concesse a un raro sorriso di sfuggire sulle sue labbra, mentre le pose la domanda più importante che avrebbe posto nella sua intera vita.

"Ci aiuterai a costruire la Repubblica di Paliano?".


Archivio dei racconti di Conspiracy: Take the Crown
Planeswalker: Kaya
Piano: Fiora

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