Tutto ciò che è stato

Posted in Magic Story on 1 Giugno 2016

By Leah Potyondy

Leah works somewhere in the depths of Wizards of the Coast. Occasionally she emerges into the daylight and writes something.

Cho-Akhan è una custode dei morti e vive con la sua famiglia in un piccolo villaggio dei Cho-Arrim, nelle profondità di Bosco Lesto. La vita nel villaggio è tranquilla e placida e il lungo braccio della Città di Mercadia sembra estremamente lontano...


Il mattino ebbe inizio nello stesso modo degli altri: con la scoperta della morte di una persona.

Cho-Akhan era abituata a vedere persone morte. Sua madre... insomma, la madre che l’aveva messa al mondo, non l’altra... era una custode dei morti, che raccoglieva e si occupava dei corpi abbandonati dei Cho-Arrim, in modo che le loro anime potessero riposare. Anche suo padre era stato un custode, prima di unirsi ai ranghi della milizia. 'Akhan discendeva infatti da una lunga stirpe di persone come lei. Il suo giorno ebbe inizio con il levare del sole, si lavò, si vestì e si unì alla madre Cho-Fihad nella preparazione del corpo di una donna del loro villaggio, nulla di straordinario.

La donna, una esploratrice di nome Cho-Hanni, era malata. Qualcosa le aveva divorato le interiora mentre la vita pompava ancora dentro di lei e il fetore del suo corpo, nel momento in cui lo avevano ricevuto, era, secondo 'Akhan, insolito. 'Fihad passò una mano lungo il volto cinereo di Cho-Hanni e disse ad 'Akhan di andare alla ricerca di altre erbe aromatiche da inserire nel corpo prima di spedirla per il suo viaggio. Cho-Hanni non sarebbe voluta scendere lungo il fiume sapendo che il suo corpo aveva un tale odore, sebbene fosse usanza arderli alla fine.

'Akhan alzò gli occhi al cielo mentre 'Fihad non la stava osservando. 'Fihad aveva molte idee su ciò che i morti potessero volere o non volere. Lo stesso valeva per molti adulti del villaggio. Come se una persona morta fosse in una posizione da poter volere qualcosa. 'Akhan si occupava dei morti, ma non pensava... diversamente dalla madre... che i morti potessero avere alcun interesse.

"Puoi almeno occuparti del giardino questa volta?", chiese lei, afferrando la sacca da raccolta. "Sarebbe molto più facile far crescere le erbe qui. Abbiamo spazio a sufficienza e potrei portarne indietro qualcuna in più, per piantarla".

'Fihad scosse la testa e fece un sorriso accondiscendente. "Mia ostinata figliola. Lo sai che quelle erbe sono meglio quando crescono nei boschi. Le erbe cresciute in un giardino non hanno il loro stato selvatico. Non sarebbero vicine agli alberi e al fiume".

'Akhan si sforzò di fare un sorriso e tirò su la sacca. All’età di sedici anni, non era così ingenua da mettersi a discutere.

Avrebbe voluto farlo. Oh, quanto avrebbe voluto. 'Akhan si immaginò la discussione mentre percorreva la polverosa strada che l’avrebbe portata all’esterno del villaggio. Per lei era ridicolo dover andare così lontano per raccogliere qualcosa che avrebbero potuto far crescere in casa. Lei aveva un dono per la cura delle piante. Come anche suo fratello, Cho-Ran. Lei sapeva che lui l’avrebbe aiutata con il giardino ogni volta che non fosse stato con gli altri esploratori. 'Fihad non avrebbe neanche dovuto muovere un dito...

Giunse al fiume e lo costeggiò, ascoltando i rumori che emetteva serpeggiando tra rocce e radici. 'Fihad pensava che fosse pieno di anime, dirette dove sarebbe andata anche Cho-Hanni. Ovviamente. 'Akhan deviò verso nord, lontano dal fiume e verso l’aggrovigliata sacca di boschi in cui crescevano le erbe aromatiche. Pensò di piantarle comunque nel giardino. Che cosa avrebbe potuto fare 'Fihad? Strapparle fino alle radici, una volta scoperte dietro casa?

Ribollì al pensiero per tutto il tragitto fino al luogo di raccolta, completamente persa nella spirale dei suoi pensieri. Avrebbe continuato a rimuginarci sopra, se non fosse stato per un gigantesco troll cornuto che spuntò da in mezzo agli alberi davanti a lei, proprio in mezzo al suo cammino.

Inciampò all’indietro per la sorpresa, mettendo un piede su una spessa radice e cadendo e scivolando lungo una riva che aveva sottovalutato. La pendenza aveva una specie di sacca concava alla base e lei si nascose in quello spazio, nella disperata speranza che il troll non l’avesse notata.

Il troll era enorme e molto furioso. Zolle di terreno rotolarono lungo la riva, superando il ripiano di terra sopra la testa di 'Akhan. Nascose il volto tra le foglie secche. Vattene, pensò intensamente. Vattene, vattene, vattene.

Dopo quella che sembrò un’eternità, i rumori dei passi del troll si fecero più lontani, tra gli alberi e il sottobosco. Probabilmente ha schiacciato anche le mie erbe, si immaginò. 'Akhan iniziò a sollevarsi e a togliersi di dosso la polvere. Aveva appena di nuovo sistemato la sacca sulla spalla, quando qualcosa attirò la sua attenzione.

Era già andata a raccogliere le erbe molte altre volte. Questa era la zona più vicina al villaggio in cui erano cresciute e lei si inoltrava raramente più in profondità nella foresta. Non aveva però trascorso molto tempo in fondo a questa particolare discesa, nascondendosi dal troll furioso, e si perdonò per non aver mai visto il pilastro cesellato in pietra che aveva proprio l’aspetto di una metà di un’entrata. Il pilastro era appena più alto di lei ed era coperto da spessi e serpeggianti rampicanti. E al di là...

Prima di comprendere ciò che stesse facendo, stava già rimuovendo i rampicanti. I suoi sforzi rivelarono altre pietre sgretolate, sistemate in modo imperfetto le une sulle altre e adornate da scarabocchi scolpiti che ritenne essere una specie di scrittura. Questa era un’entrata, d’accordo. Un’entrata con una parete sopra di essa.

Insopportabilmente curiosa, spostò pietra dopo pietra finché l’apertura non fu sufficientemente ampia per infilarcisi. All’interno venne avvolta da un secco odore di muffa, destato dalle correnti d’aria che passavano attraverso la porta appena aperta. 'Akhan si fece strada, con le dita che sfioravano la polvere che si sgretolava. La fioca luce che filtrava dalla porta sparì dopo poco. Avrebbe voluto possedere qualcosa per illuminare il passaggio, ma era troppo tardi per tornare indietro. Aveva deciso di andare avanti.

Il passaggio si aprì improvvisamente in una piccola stanza. Poté percepire le pareti allontanarsi e lo spazio aprirsi intorno a lei in un’ombra ancora più profonda. Laggiù, nel centro della stanza, intravide una figura che risaltava leggermente rispetto all’oscurità. Come un piedistallo, con qualcosa in cima...

Un corpo.

'Akhan si avvicinò. Un corpo antico. Un corpo incredibilmente antico, avvolto in fasce essiccate. Con qualcosa che copriva il volto. Sembrava donare una luminosità appena percettibile. 'Akhan si avvicinò ancor di più, sfiorandolo delicatamente con le mani...

Una massa brillante le circondò le dita esploratrici. Saltò all’indietro, con il cuore che le batté forte in petto. Falene. Un turbinio di falene dolcemente brillanti, che si alzarono dall’oggetto sotto le sue mani.

Falena Lucedorata | Illustrazione di Howard Lyon

Circondata dall’asciutto sventolio di decine di ali piumate, sbirciò di nuovo il volto, ora illuminato dalla luce proveniente dall’esterno.

Comprese che indossava una maschera. Il corpo aveva una maschera, frantumata.

No... non era frantumata. I pezzi della maschera erano inseriti nelle carni mummificate del volto. Si immaginò come dovesse essere avere la pelle che cresce intorno a pezzi di ceramica, integrandoli in essa, accogliendoli in essa...

Improvvisamente, non riuscì a uscire dalla caverna in tempo. Le falene si sollevarono in un volo vorticoso intorno a lei.


'Akhan tornò a casa con una sacca piena di erbe e, mentre madre Cho-Shadi probabilmente si incupì mentre lei ripuliva la lunga lancia, madre 'Fihad non disse nulla del ritardo. Al contrario, sorrise e chiese ad 'Akhan di aiutare a preparare le erbe.

"Oggi ho visto un troll", disse 'Akhan, con tono informale, mentre impacchettava le erbe in piccole confezioni di lino. 'Fihad aveva già rimosso gli organi anneriti di Cho-Hanni e i sacchetti di 'Akhan avrebbero presto preso il loro posto.

Madre 'Shadi, che non aveva timore di nulla, si mosse in modo quasi impercettibile. Madre 'Fihad sospirò e prese un sacchetto da 'Akhan. "Sono irrequieti. Molto...". Il suo sopracciglio si aggrottò. "Qualcosa di malvagio è in arrivo. Bosco Lesto è spaventato". Inspirò. "Gli odori della Città di Mercadia".

'Akhan riprese contegno. L’argomento della Città di Mercadia era una vecchia discussione. "Non sta arrivando nulla di malvagio, Madre". Le passò un altro sacchetto di erbe fragranti. "Gli abitanti di Mercadia non si recano mai qui. Loro rimangono semplicemente al sicuro nella loro grande e splendente città e non inviano mai alcun soldato".

Mercato del Dirupo | Illustrazione di Matt Stewart

Madre 'Shadi grugnì. "Senti un po’ la nostra figlia cresciuta, 'Fihad. Una così grande conoscenza delle questioni dell’impero. Così sicura che la grande gabbia rifinita non si muova".

'Akhan sentì i denti serrarsi. "Gli abitanti della città adorano la loro città e le città non si spostano. Mercadia non verrà, così come non verrà nessun altro. In ogni caso, vi preoccupate di farmi camminare così a lungo per raccogliere le erbe, quando abbiamo così tanta terra qua dietro. 'Ran mi aiuterebbe a lavorarla e io eviterei di finire tra le fauci di un troll!".

Sul volto di 'Fihad si dipinse quel sorriso ombroso che significava che stava pensando al padre di 'Akhan, il cui ricordo era stato generato da qualcosa nel volto, nella voce o nei movimenti di 'Akhan. Forse è stato per questo che lei aveva scelto 'Shadi dopo che il marito aveva trascorso sei anni nel fiume. Il ruvido 'Shadi, rapido con la lancia, di poche parole, tanto diverso dal padre di 'Akhan quanto un giaguaro è diverso da un agnello. 'Akhan, che provava una sensazione di pungente disagio ogni volta che vedeva quel sorriso, si ritrovò a parlare d’impulso:

"Ho anche trovato una persona morta".

'Fihad alzò lo sguardo da Cho-Hanni, con preoccupazione. "Non qualcuno del villaggio?", chiese. "La malattia si sta diffondendo?".

'Akhan scosse rapidamente la testa. "No, no. Non quello. Qualcuno morto tanto tempo fa, nascosto in una caverna. Aveva una maschera...", sollevò le mani al volto per enfatizzare l’idea, "... costruita proprio nel suo volto".

Gli occhi di 'Fihad si strinsero. "Sembra che tu abbia trovato una delle nostre antiche sciamane. Non ne sono rimaste molte... Bosco Lesto tende a inghiottirle".

'Akhan sollevò un sopracciglio. "Sciamane? Le sciamane leggono i raccolti e benedicono la caccia. Pronunciano belle parole quando le persone muoiono. Questo tipo di attività". Non infilano pezzi di ceramica nella loro pelle.

"Forse non le nostre sciamane. Mia madre mi raccontava spesso delle storie. Mi diceva che, tanto tempo fa, i nostri progenitori rendevano onore al loro popolo con delle maschere. Non solo i progenitori, ma anche i vivi. Genitori, fratelli e figli con cui condividevano la tavola”. Riportò lo sguardo su Cho-Hanni, in attesa di essere cucita e avvolta. "I vivi insieme ai defunti".

"Uh-huh". 'Akhan passò alla madre gli aghi in osso, sufficientemente affilati da attraversare un dito prima di accorgersene. "Vivi e defunti. Ho capito". Non voleva apparire interessata. 'Fihad lo prendeva sempre come un invito a parlare senza sosta degli antichi misticismi e degli antichi corsi d'acqua che trasportavano antiche anime. Ma lei era interessata e il fatto era in sé quasi più scocciante di qualsiasi altra faccenda in cui potesse credere 'Fihad.

'Fihad afferrò gli aghi che la figlia le aveva passato e iniziò a usarne uno per rimettere insieme il corpo di Cho-Hanni. "Sembra strano, vero? Ma quelle sciamane realizzavano le loro maschere con pezzi tutti diversi. Come un mosaico. Ogni pezzo era inteso a rappresentare o a incanalare un aspetto diverso del loro popolo. Come un disegno di ciò che erano e di ciò che avrebbero potuto fare. C’era un grande potere in quella unione. È una vergogna che noi abbiamo dimenticato quel modo di essere".

"Un disegno, certo". 'Akhan accentuò il movimento della testa e continuò il suo lavoro in silenzio. Nel profondo, sentì un brivido.


Isola | Illustrazione di Martina Pilcerova

Erano passate molte ore da quando il corpo di Cho-Hanni era stato portato al fiume, per riposare su un feretro di fragrante legno di cedro, avvolto nei colori del lutto. La loro sciamana... la loro normale sciamana con il suo normale volto... aveva pronunciato parole su tutto il corpo, mentre madre 'Fihad aveva coperto i suoi occhi. Aveva detto che i custodi avevano il compito di chiudere i gli occhi dei defunti, in modo che l’anima potesse scivolare dal corpo nel fiume senza che nessuno la vedesse, e anche 'Akhan compì il movimento, senza davvero intenderlo. Lo aveva compiuto fin da quando era piccola. Il fiume era tranquillo e splendido, un ottimo luogo per un funerale. Non era però una magica via per le anime. Cho-Hanni non c’era più. Nient’altro.

Ora era buio e una pesante pioggia estiva batteva sul tetto. Più forte della pioggia, riusciva a udire 'Ran che russava pesantemente dall’altro lato della parete di tessuto che li divideva. Il fratello maggiore era tornato a casa dalle esplorazioni subito dopo che il corpo di Cho-Hanni era stato ridotto in ceneri, poi sparse nel fiume. Non sorprendentemente per 'Akhan, non aveva alcuna notizia di soldati d’assalto di Mercadia o di macchine da guerra costruite in città, ma aveva una storia improbabile su un attacco di un orso, che fece grugnire madre 'Shadi, che lo schiaffeggiò sulla nuca. A giudicare dal suo russare, avrebbe dormito pesantemente e si sarebbe svegliato presto, pronto a muoversi. Aveva anche promesso un aiuto per il giardino delle erbe, con una strizzata d’occhio da cospirazione quando madre 'Fihad non li stava guardando. Si preparava un’ottima giornata.

I rumori della notte avrebbero dovuto cullarla, ma tennero invece ben svegli i suoi sensi. Continuò a pensare alla donna sciamana defunta e alla sua maschera, coperta e dimenticata in quella polverosa stanza quasi sgretolata.

Almeno lei ha avuto quelle strane falene che l’hanno ricordata. Le hanno dato una luce per vedere...

Prima di rendersi conto di ciò che stava facendo, 'Akhan si ritrovò completamente vestita e sull’uscio di casa, pronta ad approfittare della pioggia e del sonoro russare di 'Ran che avrebbero coperto i rumori della sua uscita. La pioggia battente le ricoprì la pelle e le appiattì la nera chioma in un istante.

Si incamminò verso il fiume.

Percorse gli stessi passi del giorno prima, seguendo la curva delle acque impetuose. Il fiume scorreva selvaggio e le acque superavano gli argini per unirsi alla pioggia. Si stava preparando ad allontanarsi per entrare tra gli alberi, quando qualcosa la fece arrestare.

Quel qualcosa era madre 'Shadi, zuppa per la pioggia, con la lunga lancia in mano. Immobile, stava osservando una grande massa che giaceva ai suoi piedi. Le gocce che scendevano dalla punta della lancia erano venate di rosso.

"Morte interiore", mormorò 'Shadi mentre 'Akhan si stava avvicinando. Portò la punta della lancia verso il basso. Attratta, 'Akhan seguì la linea della lancia fino al cadavere del troll cornuto disteso nel fango. 'Shadi gli aveva squarciato il ventre e le puzzolenti e annerite viscere uscivano dalla ferita.

"Come Cho-Hanni", disse a voce bassa 'Akhan. L’aroma del male si diffuse attraverso la pioggia battente.

Ebbe una strana e fastidiosa sensazione.


Altre persone del villaggio si ammalarono. Non durò molto. Cho-Annu, il forgiatore di lance. Cho-Biaal, che rimase tutto il giorno a lavare gli indumenti, in modo da udire tutti i pettegolezzi sulla riva del fiume. Cho-Tunni, che aveva tre cani e nessun marito. Erano tutte persone che 'Akhan aveva conosciuto per tutta la sua breve vita, abbattute una dopo l’altra. I guaritori cercarono di fare il possibile, con arti antiche e rimedi nuovi, ma i malati erano sempre roventi dalla febbre. Uno dopo l’altro, seguirono le orme di Cho-Hanni. Cho-Annu, Cho-Biaal, Cho-Tunni, tutti vennero distesi nella dimora di 'Akhan e di sua madre, ceneri per il grande fiume.

'Ran, con la sua chioma color nero corvino, devoto primogenito, amato fratello di 'Akhan, sentì le sue interiora torcersi e annerirsi. Morì nella loro casa e loro dovettero spostarlo di pochi metri per prepararlo per il suo ultimo viaggio.

Il suo viaggio. Quelle parole bruciavano sulla lingua di 'Akhan, parole amare e non dette. Ora non ci sarebbe stato alcun giardino. Madre 'Fihad gli spazzolò i capelli, ancora intrisi dal sudore. "Il fiume gli farà da guida", disse. "Lo porterà verso il suo riposo".

Una falena marrone, intrappolata nella casa, cercava una via d’uscita sul soffitto. 'Akhan la osservò mentre si batteva, impotente e furiosa. "Non c’è nulla di speciale in quel fiume", scattò. "'Ran è morto". E poi, con maggiore calma: "Non tornerà".

'Fihad non rispose e 'Akhan fece finta di non vedere che sua madre stava piangendo mentre preparava il corpo del figlio. Strinse i denti e contò i sacchetti di erbe uno a uno. Ultimamente ne aveva preparati così tanti. Per la prima volta, invidiò le credenze della madre. 'Fihad avrebbe trovato sollievo, anche stringendo tra le braccia il figlio morto. Ma per quanto riguardava lei, 'Akhan era sicura che non avrebbe mai trovato sollievo.

La falena continuava a cercare una via di fuga e il suo esile corpo continuava a sbattere sul soffitto. 'Akhan avrebbe voluto gridare. C’è una finestra, pensò. Si trova laggiù. Devi solo volare verso il basso e sarai libera.

Devi solo volare verso il basso.

Nella sua mente si presentò l’immagine della maschera. La maschera della sciamana defunta, sepolta sotto il terreno, illuminata da un’antica conoscenza e da un sussurro di ali impolverate. Lei lo avrebbe visto, pensò 'Akhan. Se avesse avuto quel potere, se sua madre avesse ragione, lei lo avrebbe visto. Oppure no?

'Akhan si passò una mano sugli occhi e li trovò velati di lacrime.


'Ran era stato nel fiume per nove giorni, quando 'Shadi arrivò con delle notizie. Gli esploratori dei Cho-Arrim, spronati dalla morte di 'Ran, avevano contornato i suoi occhi con ceneri e si erano ritirati a Bosco Lesto e 'Shadi era tra loro. Erano tornati alle prime luci dell’alba, con informazioni su alcuni abitanti di Mercadia, piccoli gruppi di soldati con le creste della loro lucente città. I soldati viaggiavano leggeri. Trasportavano poche armi. Ma, nella loro scia, gli alberi sussultavano e gemevano. Le radici si contorcevano nel terreno e i tamarindi cadevano dalle loro alte dimore per trasformarsi in un letto di foglie marce.

Acquitrino Tetro | Illustrazione di Sam Burley

Stavano portando il male a Bosco Lesto.

"Nient’altro che sciacalli", borbottò 'Shadi mentre si puliva le asciutte braccia dalla polvere. "Ci uccideranno tutti, senza neanche mettere un dito su un singolo Cho-Arrim, poi si avventeranno sulle nostre ossa per depredare tutto ciò che sarà rimasto".

Bosco Lesto è spaventato.

Mercadia non si reca mai qui.

'Akhan non si era mai sentita così in colpa in vita sua. La sensazione si fece strada fino alle ossa, pesante e oscura. Avrebbe scommesso la vita sul fatto che le paure di 'Fihad fossero dovute alla superstizione, un’adulta che non aveva compreso che il mondo era cambiato. Al contrario, 'Fihad aveva ragione e 'Ran aveva pagato l’errore di 'Akhan con la vita.

Lui era morto a causa di lei. Perché lei non aveva creduto nella loro madre. Perché lei sapeva solo come preparare un corpo, non come salvarlo. Perché, perché, perché.

Quella notte, quando la luna fu alta sopra le fronde, 'Akhan lasciò la sua dimora e il corteo di defunti. Le falene marroni sventolavano le ali nell’aria intorno a lei, illuminate dalla luce della luna. La osservarono mentre se ne andava.

Si immerse nel freddo umido, scivolò lungo il fiume e si incamminò verso l’antica tomba e la sua maschera sciamanica. Il suo corpo sembrava vuoto. Il suo cuore sembrava pieno di falene in volo. Falene alla luce della luna. Falene sotto la maschera. Sentì come se, aprendo la bocca, le sarebbero uscite a frotte dalla gola.

Osservò la sciamana sotto di sé, defunta molti anni prima e imperscrutabile. La osservò e poi aprì le labbra. Le falene che riempivano il suo corpo uscirono. Le falene che riempivano la maschera si sollevarono e si sparpagliarono.

Urlò.

All’inizio, fu un urlo senza parole. Una vita di sicurezze che andava in frantumi. Un fratello maggiore che aveva vissuto nelle foreste, ora defunto sul pavimento della loro dimora. Un padre che non si era alzato e una madre che aveva pianto ogni notte, mentre i giovani figli cercavano di non ascoltare. Uno spesso strato di ceneri che ricopriva il fiume impetuoso. Mercadia.

Mercadia.

Mercadia.

Crollò contro la parete impolverata, sfinita. "Perché?", sussurrò con le labbra secche. Perché è successo tutto questo? Perché stiamo morendo? Perché tu sei qui con la tua maschera e i tuoi segreti, intenta a osservare il mio mondo che cade a pezzi?

Chiuse gli occhi.

"I Cho-Arrim non ricordano", disse una voce nella sua mente. "Un tempo possedevano la conoscenza. Sapevano come essere uniti".

"Ma... come?", mormorò. Sapeva di essere sul punto di addormentarsi, mentre parlava a una stanza vuota. Non ebbe alcun fastidio. Si era già sbagliata riguardo a così tanto.

"La maschera possiede potere", disse di nuovo la voce. "La componi con parti del tuo mondo. Diventi un riflesso del tuo popolo". Esitazione. "Però ti perdi. Ti trasformi in un disegno di tutti gli altri, un disegno che ti copre".

Le lacrime sgorgarono attraverso le ciglia socchiuse di 'Akhan.

"Uh-huh. Ti copre. Ho capito". Inspirò con un sussulto. Sentì il peso opprimente della correttezza di madre 'Shadi, della città capitale che aveva mosso una mano e aveva ucciso 'Ran da lontano. Tutte quelle morti, che riempivano l’aria con le loro ceneri.

"Non importa se vengo coperta", disse. "Se ciò servirà a salvare il mio popolo, non importa. Non sono riuscita ad aiutare la mia famiglia. Non sono riuscita a salvare mio fratello. Perdere me stessa non sarà una grave perdita".

Quando parlò di nuovo, la voce suonava triste. "Quando una famiglia perde un figlio, è sempre una grande perdita".

'Akhan si accorse di sorridere. "Allora farò sì che non capiti più a nessuna famiglia".

La decisione fu presa. Le falene sferzarono l'aria intorno a lei, in un turbine crescente di ali e luce. 'Akhan seppe che non avrebbe avuto il tempo di costruire una maschera prima che la devastazione dell’impero si abbattesse su di loro... ma forse non ne avrebbe avuto bisogno.

I suoi occhi si aprirono. Osservò il corpo.


Dolore.

'Akhan poteva sentire sul volto il sangue che colava dai punti in cui la pelle era lacerata. Sotto la luce di quelle che sembravano centinaia di soffici ali, rimosse i pezzi della maschera dal volto della sciamana defunta. La sciamana non si oppose. Senza alcuna possibilità di esitazione, 'Akhan iniziò a inserire i frammenti polverosi di ceramica nel proprio volto.

Per 'Ran. Per le mie madri. Per i Cho-Arrim.

Il dolore la dilaniò come un frutto maturo. Nelle fessure della sua pelle sbocciarono fiori rosso sangue.

Sentì il potere. Ondate di potere che cresceva dietro i suoi denti e all’interno dei suoi polsi, vibrante in grandi impulsi lungo i muscoli slanciati della sua schiena. Per brevi istanti, mentre faticava a tornare verso il villaggio, credette che i suoi piedi non fossero a contatto con il terreno. In un istante sentiva come se stesse fluttuando e l’istante dopo si trovava a faticare per non crollare in ginocchio. Una grande forza riempì le sue membra, per poi abbandonarla e lasciarla a mettere a fatica un piede dopo l’altro. Sbatté le palpebre e Bosco Lesto venne sostituito da file di armate di Mercadia, con il sole riflesso dai loro elmi. Dall’altra parte del campo di battaglia, madre 'Shadi si trovava alla guida dei guerrieri Cho-Arrim. Erano pronti.

Sbatté le palpebre una seconda volta e si ritrovò di nuovo nella foresta; gli eserciti erano svaniti.

Mercadia sta arrivando, pensò attraverso la nebbia di quel violento potere. Mercadia sta arrivando e madre 'Shadi cercherà di respingerli.

Aveva bisogno di trovarli. Aveva bisogno di tornare al villaggio e di trovare 'Shadi. Trovare i guerrieri. Loro avrebbero avuto bisogno dell’arma che lei stava portando, l’arma...

Una sensazione nauseante la colpì... comprese che non sarebbe tornata in tempo. Pensava che avrebbe portato loro un’arma potente, qualcosa da utilizzare corpo gli invasori, per mostrare loro la forza dei Cho-Arrim, ma il suo corpo e la sua mente stavano crollando a causa della maschera della sciamana defunta. Il potere proveniva da altrove e non riusciva a mettere radici dentro 'Akhan.

La sua pelle sembrava bagnata.

Il fiume. Si trovava nel fiume.

Nel momento prima di entrare completamente in acqua, pensò di vedere la superficie brillare leggermente. Un fiume pieno di anime, pensò. Madre 'Fihad vorrebbe che io mi coprissi gli occhi.

Scese al di sotto della superficie brillante e sentì le fredde acque riempire gli spazi tra la carne e i frammenti della maschera. Sollievo. Sollievo dal dolore, sollievo dalle tremolanti forme di un potere a lungo sopito. Aprì gli occhi.

I morti le restituirono lo sguardo.

Erano ovunque. Il popolo dei Cho-Arrim e popoli ancora più antichi turbinavano nelle correnti. Pensò di doversi sentire preoccupata. O forse avrebbe dovuto provare una sensazione di trascendenza.

Eccovi, pensò invece. Si augurò che 'Fihad potesse vedere ciò che vedeva lei. Tutte le ceneri versate nel fiume, tutte le cerimonie... era tutt’altro che vuoto.

Un nodo le si formò in gola. Pensavo che tu non ci fossi più. Pensavo che tu te ne fossi andato.

Mi dispiace.

Una delle anime si avvicinò a lei e toccò la pelle tagliata di 'Akhan. Un freddo diverso da quello delle acque la avvolse. Un frammento di ceramica si staccò dal suo volto e fluttuò verso il letto del fiume.

No, ho bisogno..., pensò. Altre anime le si avvicinarono, le rimossero la maschera e le saldarono le carni. Fermatevi, non potete...

La speranza per i Cho-Arrim uscì da lei, sotto forma di schegge di ceramica. Si chiese se fosse possibile piangere sott’acqua.

L’ultimo pezzo si staccò.

Le acque intorno a lei iniziarono a ronzare.

L’anima più vicina a lei le si avvicinò e le accarezzò il volto. 'Ran, comprese. Lui è 'Ran. Era come ricordare qualcuno conosciuto molto tempo prima oppure vederlo a grande distanza. Le sue dita seguirono le linee delle recenti cicatrici e 'Akhan sentì il suo corpo inondato da luce. Dove prima aveva sentito incontrollabili ondate e maree di imprevedibile potere, ora sentì un impulso costante che la metteva in connessione con tutte le anime del fiume. Erano legati, gli uni agli altri, viaggiatori lungo l’ultimo eterno cammino.

Un singolo, perfetto disegno.

Improvvisamente, 'Akhan si sentì spinta verso l’alto. Le anime intorno a lei si sparpagliarono come una nube di falene e lei emerse dalla superficie del fiume. Qualcuno l’aveva afferrata da un braccio e stava urlando il suo nome. Un volto in qualche modo familiare. Madre 'Shadi, con gli occhi spalancati per la preoccupazione, l’aveva tirata fuori dall’acqua.

"Io ti conosco...", disse 'Akhan. I suoi pensieri erano fiacchi. "Tu sei una delle mie madri".

'Shadi si mise a ridere. "Senti un po’ questa figlia, è caduta nel fiume e si è dimenticata il mio volto". Aveva le lacrime agli occhi e se li asciugò con il bordo della mano. I suoi occhi si spalancarono e mise le mani intorno al viso di 'Akhan per la prima volta.

"'Akhan, che cosa è successo? Chi ti ha fatto questo?".

'Akhan sollevò una mano e si toccò la pelle. Le punte delle dita incontrarono una superficie ondulata, con cicatrici a forma di cerchi e spirali. Si mise a sedere con cautela, allontanandosi dalla presa di 'Shadi, e sbirciò nel fiume. Non sembrava più brillare, mentre le cicatrici sì. Osservando il riflesso nell'acqua, sembravano una maschera.

Lentamente, le venne un sorriso e si alzò in piedi. Alcune falene, muovendosi velocemente sulla superficie dell'acqua, si sollevarono e danzarono intorno alla sua testa.

"'Shadi? L’hai trovata?".

'Fihad apparve da dietro un’ansa del fiume e si mise a correre verso di loro. Quando vide il volto di 'Akhan, si fermò e lacrime si formarono nei suoi occhi. "Oh, 'Akhan", disse, accarezzando il viso della figlia con la punta delle dita. Il suo sorriso era quel sorriso triste, quello legato ai pensieri per il padre di 'Akhan e che ora era anche legato a 'Ran. "Mi sono augurata che non avessimo perso anche te".

'Akhan sollevò le braccia e accolse 'Fihad in un caldo abbraccio. "Io sono Cho-Akhan", sussurrò nell’orecchio a 'Fihad. “Io sono Cho-Ran. Io sono Cho-Hanni, Cho-Annu e Cho-Biaal. Io sono Sia-am-Erh, interrata sotto il boschetto. Io sono te, Cho-Fihad. E io sono Cho-Shadi. Io sono la nostra famiglia. Io sono la famiglia della nostra famiglia".

'Fihad si tirò indietro e osservò con sorpresa la figlia. I suoi occhi erano colmi di impetuoso orgoglio e di interminabile dolore.

'Akhan annuì e sollevò la testa. La forza si fece strada attraverso le sue membra. Sentì il fiume scorrere nel suo sangue, la foresta svilupparsi attraverso la lunghezza del suo corpo. Un coro di voci si mise a cantare nel suo cuore, i Cho-Arrim e il popolo che aveva dato vita ai Cho-Arrim. Un esercito sarebbe piombato su di lei, se ne rendeva conto. Mercadia l’avrebbe tenuta sott’occhio e avrebbe saputo che lei sarebbe stata portavoce di molti. Un mosaico di ciò che era stato il suo popolo e di ciò che sarebbe potuto diventare.

"Mostrami il nostro esercito", disse a 'Shadi, la donna che un tempo era stata sua madre.

I soldati di Mercadia si aspettavano di trovare un singolo e debole villaggio, devastato dalla malattia e pronto per essere conquistato. Non si aspettavano di trovare ogni Cho-Arrim che avesse mai considerato Bosco Lesto la propria casa. Non si aspettavano un combattimento.

Non pensi che rimarranno sorpresi?

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Una lancia di luce frantuma le finestre della tenuta Voldaren. I sigilli che impediscono l’ingresso a chi non è provvisto di invito si sbriciolano e le loro ceneri vengono portate via dal...

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