Thalia, la Protettrice di Thraben, ha avuto un ruolo fondamentale nella difesa di Thraben durante l’assedio degli zombie dei fratelli necromanti Gisa e Geralf. Nell’ora più oscura della città, ha affrontato Liliana Vess alla Tomba Infernale, nel cuore della Cattedrale di Thraben. Mentre la Planeswalker minacciava la vita di ogni soldato sotto il suo comando, Thalia ha acconsentito alla sua terribile richiesta: aprire la Tomba Infernale e liberare tutti i demoni in essa contenuti... insieme all’arcangelo Avacyn.

Mikaeus, il Lunarca della Chiesa di Avacyn, è morto durante l’assedio di Thraben e il suo successore è stato assassinato nei primi giorni della pazzia di Avacyn. Ora è stato istituito un nuovo Concilio del Lunarca, composto da vescovi anziani della chiesa, con anche alcuni condottieri catari in posizione di consiglieri. Un altro grande condottiero della difesa di Thraben, un cataro di nome Odric, ha mostrato una enorme iniziativa nell’organizzare le attività del Concilio del Lunarca riguardo alla pazzia di Avacyn. Odric si è guadagnato un posto nel concilio come rappresentante dei catari, senza un vero voto sulle questioni trattate dal concilio.

Mentre la pazzia degli angeli continua e si diffonde nel Concilio del Lunarca, i due condottieri catari si impegnano per mantenere il giusto equilibrio tra la fedeltà alla chiesa di Avacyn e la devozione a ciò che la chiesa rappresenta.


La cavalcata dai Campi di Elgaud in Nephalia alla Cattedrale di Thraben richiese alcuni giorni di viaggio attraverso la fredda aria della luna del cacciatore. Le sue dita avevano perso sensibilità, ma le guance di Thalia erano ancora roventi per le fiamme e il suo sangue ribolliva ancora dalla rabbia. Consegnò le redini allo stalliere e diede una cauta occhiata all’angelo che si trovava sopra di lei come una cornacchia, prima di entrare di corsa nelle sale riecheggianti.

Per abitudine, si passò la mano sul collare di Avacyn sul petto, dalla spalla al cuore, dalla spalla al cuore, mentre oltrepassava le porte spalancate del santuario. I suoi occhi pizzicarono al pensiero di quel simbolo benedetto come causa delle atrocità a Elgaud.

Anche se in quel periodo aveva trascorso poco tempo nella Città Alta, aveva ancora il titolo di Protettrice di Thraben, quindi nessun cataro si mise sulla sua strada o le chiese nulla mentre salì di corsa le scale, scese un corridoio ed entrò nella camera che il concilio aveva concesso al Maresciallo del Lunarca come ufficio. Ovviamente, lui non c’era.

Thalia si liberò del mantello da viaggio, lo lanciò su una sedia e poi si affacciò di nuovo nella sala. "Tu", richiamò l’attenzione di un cataro vicino a lei, che svolgeva con severità il suo turno di guardia. "Trovalo".

Batté le mani ancora avvolte nei guanti e le sfregò con foga, cercando di generare una scintilla di calore nelle sue dita gelate mentre camminava avanti e indietro nel piccolo ufficio.

Quando aveva dato le spalle alla porta, non vi era nessuno; dopo tre passi, una volta girata di nuovo verso la porta, lo vide di fronte a sé. Si bloccò.

"Thalia!", disse Odric calorosamente, spalancando le braccia per abbracciarla.

Sembrava invecchiato. I suoi capelli erano ovviamente bianchi da anni, tranne per una singola ciocca color nero corvo sulla fronte. Il suo viso aveva sempre avuto un aspetto giovane. Ora era velato dalla preoccupazione.

"Sono contenta di vederti, mio vecchio amico", rispose lei, facendo un passo in avanti con un sorriso. Invece di ricambiare il suo abbraccio, scagliò un pugno contro il suo pettorale intarsiato d’argento. Il sorriso svanì dal volto di lei. "Lo sai che cosa sta accadendo là fuori?".

Lui sospirò e le sue braccia si afflosciarono lungo i fianchi. "So che questo non è un periodo dei migliori", rispose lui.

"Bambini", disse lei. "Stiamo bruciando i bambini. La diffusione del peccato...".

"Elgaud?", la interruppe lui.

"Esatto. Dobbiamo porre fine a questa situazione, Odric. Ulmach è completamente fuori controllo".

"Lui ha il ruolo di Capo Inquisitore, Thalia. Lui è il controllo, dal punto di vista della chiesa in Nephalia".

"No". Colpì di nuovo il suo pettorale. "Il Concilio del Lunarca può ancora comandare la chiesa, vero? Il tuo concilio?".

Odric riuscì infine a superarla e a entrare nel suo ufficio. "Non è il mio concilio", rispose lui, "ma l’inquisizione opera sotto la sua egida, esatto".

"Dobbiamo porre una fine", ripeté lei.

"E poi? Come pensi di poter fermare l’ira degli angeli?".

"Stai ascoltando le tue parole? Pensi che gli angeli siano furiosi perché tolleriamo il peccato tra le nostre genti? Odric, gli angeli dovrebbero proteggerci, non radere al suolo i nostri villaggi. E noi dovremmo proteggere i nostri bambini, non metterli al rogo! Pensi davvero che sia questo ciò Avacyn desidera da noi?".

"Avacyn è alla guida di questa epurazione. Lo sai. Se il peccato degli umani suscita la sua furia, dobbiamo sradicare il peccato dalle nostre genti o subire la sua ira. Avacyn ci è stata di esempio. Se ha indurito il proprio cuore rispetto alle suppliche dei dannati, dobbiamo seguire il suo esempio".

"I dannati? Quali peccati ritieni che abbiano commesso quei bambini?".

"Stai mettendo in discussione la capacità di giudizio dell’inquisizione?".

"Assolutamente sì! Come possono essere in grado di guardare negli occhi e nel cuore di un bambino e trovarvi il male... un male che merita una morte così terribile?".

"Se gli inquisitori stanno mettendo a morte i bambini...".

"Lo stanno facendo. Li ho visti".

"Se lo stanno facendo, avranno buoni motivi. La benedetta Avacyn concede alla sua chiesa il potere di sradicare il male, punire i dannati e proteggere gli innocenti dalle sue grinfie".

"Il loro è un abuso di potere!".

"Che cosa vorresti che io facessi?".

Thalia afferrò una delle mani di lui. Anche attraverso i guanti, sentì il calore in contrasto al gelo delle sue ossa. "Parla al concilio", gli chiese lei. "Aiutali a ritrovare la ragione".

"Lo sai che io non ho potere di voto nel concilio".

"Ma hai potere di parola. Tu rappresenti i catari. Non possono ignorare le tue parole".

Lui le voltò la schiena. "Sono sottoposto alla loro volontà. Alla volontà di Avacyn".

"Lo sai che non sono necessariamente corrispondenti".

Lui chinò il capo, ma non diede risposta.

Improvvisamente sopraffatta dallo sfinimento, Thalia crollò sulla sedia dove aveva disteso il mantello.

"Ho fatto la scelta giusta, Odric?", gli chiese lei.

Lui si voltò e le sorrise delicatamente. Avevano già avuto quella conversazione, ma lui sapeva che lei aveva bisogno di udire le sue parole, ogni tanto. "Hai liberato Avacyn", le rispose. "E hai salvato i tuoi soldati dalla presa della necromante".

"Sì, ma ho anche liberato tutti i demoni. E alcuni di loro sono sfuggiti agli angeli".

"Si sono nascosti".

"Ma torneranno... torneranno tutti. Non è possibile distruggerli... questo è il motivo della creazione della Tomba Infernale. E io le ho permesso di distruggerla".

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Illustrazione di Todd Lockwood

"Tu hai liberato Avacyn", ripeté lui.

"E se anche quello fosse stato un errore?", chiese lei. Le linee tra le sopracciglia di lui si fecero più profonde, ma lei continuò. "E se il tempo trascorso nella Tomba Infernale l’avesse corrotta? E se lei non fosse ora migliore di un demone?".

Il volto di lui si fece severo. "Non è un’ipotesi che puoi presentare a me", rispose lui. Lui aveva ragione, ovviamente... e lei non aveva mai osato dare voce a questi pensieri con nessuno. "Io sono un membro del Concilio del Lunarca...".

"Tu sei un uomo onesto".

"Io sono un servitore di Avacyn e della sua chiesa. E lo sei anche tu, nel caso in cui te ne sia dimenticata, Protettrice di Thraben".

Thalia balzò di nuovo in piedi. "Io sono al servizio dei principi che Avacyn rappresenta... o che un tempo rappresentava. Io sono al servizio della tenue luce della luna, che tiene lontani gli orrori della notte. Io sono al servizio dei legami tra di noi, che allontanano la paura che altrimenti ci dilanierebbe. Io sono al servizio della purezza alla quale tutti noi aspiriamo. Se lei ha voltato le spalle a questi principi, allora non è migliore di un demone e io non sono più in grado di essere al servizio di Avacyn e della sua chiesa".

Il viso di Odric era proprio di fianco a quello di lei, rosso dalla rabbia. "Non posso rimanere impassibile mentre confronti la benedetta Avacyn ai demoni contro cui si è battuta per tutti questi secoli. Poiché sei una mia amica, ti invito caldamente ad abbandonare Thraben e a non proferire questa blasfemia a nessuno. Grete?".

Un volto circondato da una chioma rossa apparve nella porta. Thalia rimase sbalordita... Non aveva idea che la campionessa di Odric fosse rimasta appena fuori dalla stanza per tutto quel tempo. Aveva udito tutta la loro conversazione?

"Signore?", disse Grete.

Odric volse di nuovo le spalle a Thalia. "Puoi accompagnare Thalia fino alle mura esterne?".

"Certamente".

Thalia appoggiò una mano sulla schiena di Odric. "Odric...".

"Addio, Thalia".

Lei deglutì a fatica. Non furono pronunciate altre parole.


Grete tenne le redini del cavallo, mentre Thalia saliva in groppa, dopo aver evitato il suo sguardo fin da quando avevano lasciato la stanza di Odric. Ma alla fine, quando consegnò le redini a Thalia, Grete la guardò negli occhi.

"Che cosa intendi fare?", le chiese discretamente.

"Combatterò", rispose Thalia. "Ho giurato di difendere i popoli di questa terra dai mostri che li cercheranno di distruggere. Continuerò a mantenere questa promessa. Se i catari e gli inquisitori sono diventati mostri loro stessi, allora difenderò i popoli anche da loro. Se anche gli angeli sono diventati mostri...".

"Combatterai anche gli angeli?", chiese Grete con gli occhi spalancati.

"Se necessario".

"Come puoi essere così certa di aver ragione?".

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Forza delle Armi | Illustrazione di John Stanko

Thalia comprese molte parole da quella domanda, incluso il dubbio che l’aveva tormentata ogni notte per settimane. Evidentemente, anche Grete desiderava certezza. Thalia avrebbe voluto darle quella certezza.

"Se mi sarò sbagliata", decise invece di dirle, "preferirò essere un’eretica che tradire la mia coscienza".

Grete lasciò andare le redini e distolse lo sguardo, allontanandosi dal cavallo.

"Potresti venire con me", aggiunse Thalia.

"No". Grete sembrava parlare tanto a Thalia quanto a se stessa. "Ma spero che... in bocca al lupo, Thalia".

"Ti ringrazio".


Settimane dopo, Odric udiva ancora la voce di Thalia quando qualche cataro troppo entusiasta si recava di fronte al Concilio del Lunarca per riferire i risultati dell’inquisizione a Elgaud. Ogni volta che il giovane uomo biascicava l’espressione "diffusione del peccato", lui udiva la voce di Thalia sul baratro della volgarità e ogni volta che il Capo Inquisitore veniva nominato, lui ripensava alle parole di lei: “Ulmach è completamente fuori controllo". Per lui era troppo pesante ascoltare i dettagli degli interrogatori, delle torture, delle esecuzioni, quindi si concentrava sui volti dei vescovi del concilio.

Alcuni di loro apparivano a disagio quanto lui. Ma altri si sporgevano in avanti, con gli occhi spalancati e ampi sorrisi disegnati sugli angoli delle loro labbra, come affamati di raccapriccianti dettagli. Thalia aveva ragione?, si chiese. Siamo diventati tutti dei mostri?

Un rumore improvviso lo destò dal suo sogno ad occhi aperti e la porta della stanza si spalancò. Al suo ingresso nella sala, gli stivali di Thalia riecheggiarono sul pavimento di pietra. Il giovane cataro si fece da parte, ovviamente intimorito dalla sua presenza... e dalla rabbia che ardeva nei suoi occhi.

"Thalia, che cosa ci fai qui?", chiese lui, rompendo il silenzio.

Il Vescovo Jerren si alzò in piedi e incrociò le braccia al petto. "Le attività del Concilio del Lunarca non devono essere interrotte", continuò lui.

"Io sono la Protettrice di Thraben", rispose Thalia, "ed esigo il diritto di parlare di fronte al concilio".

"Non possiedi più quel titolo, Thalia", disse delicatamente Odric. Vide Jerren sorridere. "Il concilio ha rimosso quel titolo".

Thalia lo osservò, evidentemente non sorpresa. La rabbia nei suoi occhi si trasformò in disprezzo, come se un serpente stesse strisciando di fronte a lei. Lui aveva tradito la sua fiducia e aveva informato il concilio della sua eresia. Lui sentì lo stomaco contorcersi.

Jerren sorrise in maniera falsa. "Ma oggi ci sentiamo indulgenti", rispose. "Quali faccende ti portano di fronte al concilio?".

Thalia volse il suo sguardo raggelante verso Jerren. "Sono qui per accusarvi, vescovo", rispose lei.

Odric si sedette nella sua sedia, con un nodo alla gola.

Thalia continuò a parlare. "Ho le prove delle vostre relazioni con il demone Ormendahl, detto il Principe Empio, e del fatto che voi siate a capo degli Skirsdag".

Jerren si mise a ridere. Lui si mise a ridere. Gli altri membri del concilio iniziarono a urlare per protestare, ma la guida nominale del concilio poteva solo ridere del fatto di venire accusato di essere a capo di un culto demoniaco.

"Mostraci quelle che ritieni essere le prove", disse qualcuno e le proteste diminuirono di volume.

Ora fu il turno di Thalia di sorridere. Aveva ottenuto la possibilità di esporre le sue argomentazioni, che era tutto ciò che desiderava. Si voltò e parlò all’intero concilio... ma evitò lo sguardo di Odric. "Tre giorni fa", disse, "sono stata alla guida di un piccolo gruppo di catari e abbiamo attraversato la foresta del distretto di Wittal, vicino alle rovine di Estwald. Eravamo alla ricerca del rifugio di una nota strega che aveva seminato le sue maledizioni su molti villaggi del distretto. Alla fine, abbiamo individuato impronte nel terreno".

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Tenente di Thalia | Illustrazione di Johannes Voss

"Siamo ancora in attesa delle tue prove", commentò uno dei vescovi.

Odric osservò Jerren. Il vescovo era seduto nella sua sedia e teneva le dita intrecciate davanti alle labbra, coprendo leggermente un accenno di sorriso che era disegnato sulle sue labbra.

"Le tracce ci hanno portati a una tetra caverna in cui si nascondeva la strega. Un cavallo stava brucando l’erba annerita all’esterno e aveva la livrea del concilio. Siamo entrati e abbiamo scoperto la strega intenta a estrarre il cuore tremante dal cadavere di un messaggero, come se stesse per nutrirsi".

Alcuni dei membri del concilio ebbero un’espressione di disprezzo e allontanarono lo sguardo da Thalia. Odric notò che gli unici che la stavano ancora osservando avevano conservato la stessa espressione entusiasta di quando stavano ascoltando i resoconti degli inquisitori.

"Abbiamo tentato di sottomettere la strega, ma ha combattuto come una furia, con forza demoniaca. Non abbiamo potuto fare altro se non ucciderla".

"Azione che opportunamente impedisce di ottenere la sua testimonianza", rispose qualcuno.

Thalia ignorò l’interruzione. "Il cavaliere morto era un messaggero di questa cattedrale e trasportava questa lettera". Estrasse un frammento di pergamena da una tasca interna del mantello. La pagina era macchiata da spruzzi e baffi di ciò che sembrava sangue. "Leggetela voi stessi e determinate la veridicità delle mie accuse. La lettera porta il sigillo e la firma del vescovo Jerren, che dà istruzioni a questa strega in nome del Principe Empio!".

I piedi e le mani di Odric divennero insensibili e il suo battito accelerò. Thalia aveva presentato un resoconto incriminante. Le sue parole erano forse vere?

Thalia camminò a grandi passi fino all’altro lato della tavola del concilio, con la pergamena in mano, e la consegnò a uno dei vescovi minori, Quilion. Quilion diede una timida occhiata a Jerren e si rifiutò di prendere in mano la pergamena. Thalia si mise a ridere e la offrì al vescovo di fianco a lui. Tre vescovi si rifiutarono di prenderla e il concilio rimase in un silenzio di pietra, ma poi il vescovo Carlin la afferrò con mano tremante. Quando lesse le parole, il suo volto impallidì.

"Che cosa hai da dire a riguardo, Jerren?", disse Carlin dopo qualche secondo.

"Dico che è chiaramente un documento contraffatto", rispose Quilion, nonostante non avesse analizzato la pergamena.

"Tutti questi fatti sono impossibili", rispose un altro vescovo.

Odric non riusciva a credere a nulla di tutto ciò. Sapeva che Thalia non sarebbe stata in grado di realizzare prove false, per quanto fosse in contrasto con il concilio. Una volta che ebbe l’occasione di considerare quella possibilità, dovette ammettere che non avrebbe considerato Jerren come il più puro degli uomini. Poteva però essere a capo degli Skirsdag? E alla guida del Concilio del Lunarca?

"Tutto questo è ovviamente impossibile", rispose Jerren.

"Ritengo che ci sia una sola eretica in questa stanza", disse Quilion. Volse lo sguardo verso Jerren, come se fosse alla ricerca di approvazione da parte del vescovo anziano.

Odric osservò stupefatto i membri del concilio che ricominciavano a urlare, questa volta esigendo l’esecuzione di Thalia. Il volto di Thalia era severo... l’aveva visto diventare sempre più pallido all’aumentare del numero di vescovi che si schieravano con Jerren. Aveva sicuramente previsto una certa resistenza, ma evidentemente non così forte. L’influenza di Jerren sul concilio doveva essere più forte di quanto lei si aspettasse. La sua mano scese alla spada.

I catari scattarono e afferrarono le braccia di Thalia prima che lei potesse estrarre la spada e guardarono Jerren per ulteriori ordini. Con un semplice gesto delle dita, lui la condannò e loro iniziarono a trascinarla via.

"Odric!", urlò lei, con una voce che penetrò il baccano dei vescovi che stavano ancora urlando. "Io sono una servitrice della luce!".

La tenue luce della luna che tiene lontani gli orrori della notte, aveva affermato lei. Io sono al servizio dei legami tra di noi, che allontanano la paura che altrimenti ci dilanierebbe.

E ora il Concilio del Lunarca, dilaniato dalla paura, si stava rivoltando contro una delle sue più devote servitrici.

Le porte si chiusero dietro Thalia e, con un gesto ancora più semplice, Jerren ordinò al giovane cataro di continuare la sua testimonianza dei recenti orrori perpetrati a Elgaud in nome del Concilio del Lunarca.


Odric corse verso i sotterranei della cattedrale, nei quali sperava che Thalia fosse ancora in attesa di esecuzione. Non immaginava che avessero già potuto appenderla a un albero della corte della cattedrale, non senza attendere il tempo della custodia cerimoniale prevista per un’esecuzione di un’eretica di tale importanza.

"Devo parlare con la prigioniera", disse Odric al soldato a guardia delle celle. La giovane donna gli rese onore e si fece da parte per lasciarlo passare.

"Non dire nulla", sussurrò alla finestra della sua cella. "Ce ne andiamo, insieme".

"Che cosa?".

"Ti ho detto di non dire nulla". Si voltò verso la guardia. "Guardia, apri questa cella".

I suoi occhi si spalancarono, ma il cataro frugò tra le chiavi appese alla cintura. Odric fece un cenno con il capo per mostrare approvazione. Almeno alcuni di noi hanno ancora il senso del dovere, pensò.

La porta della cella di Thalia si aprì e lui la aiutò ad alzarsi dal pavimento sudicio. Notò un livido recente, che stava iniziando a prendere colore, su una delle sue guance. Era stata lei a ribellarsi? O erano state le sentinelle che l’avevano accompagnata laggiù a farsi prendere dalla crudeltà che sembrava essere diventata la norma, anche nella cattedrale di Avacyn?

Salirono insieme le scale. Grete li incontrò in cima, con la sottile spada di Thalia tra le mani.

"Cavalli?", le chiese Odric, mentre Thalia afferrò la spada.

"Dovrebbero essere pronti per il momento in cui arriveremo alle stalle", rispose Grete.

"Ben fatto".

"Dove stiamo andando?", chiese Thalia.

"Devi dirmelo tu", rispose Odric. "Hai detto che con te c’erano altri catari nel distretto di Wittal. Si trovano ancora là?".

"Sì".

"Allora li dobbiamo raggiungere?".

"Esatto. Ci sono tante cose che ti devo raccontare".

Erano quasi giunti alle stalle, a un passo dalla libertà dal Concilio del Lunarca, da Jerren e da qualsiasi tipo di corruzione che stava covando in quel luogo. Davanti a loro trovarono cinque catari che bloccarono loro la fuga.

"Fermatevi dove siete, Maresciallo del Lunarca", disse quello nel centro. Odric si ricordò il suo nome, Dougan. Lo aveva addestrato anni prima. "Sono ordini del vescovo Jerren", aggiunse, con un tono che sembrava come per offrire le proprie scuse.

Odric continuò a camminare. "Fatevi da parte e lasciateci passare", rispose. Grete e Thalia si avvicinarono a lui.

"Non posso, signore". Il tono di scusa era scomparso dalla sua voce ed era stato sostituito dall'acciaio. "Il vescovo aveva previsto il vostro tradimento e vuole che torniate, tutti e tre, nella sala del concilio".

Altri catari arrivarono alle loro spalle... altri tre, in base alle voci. Erano otto contro tre, se avessero deciso per lo scontro.

Odric si trovò faccia a faccia con il giovane Dougan e Thalia e Grete si voltarono verso i catari ai suoi lati.

"Dougan, lasciaci passare", ripeté Odric.

"No".

Odric cercò di farsi largo, ma il suono dell’acciaio che veniva sguainato dietro di lui cambiò la situazione.

Combattere in tre contro otto sarebbe potuto essere un problema, ma quei tre erano tra i soldati con la maggiore esperienza della chiesa di Avacyn. Il primo colpo di Odric fece cadere a terra la lama di Dougan. Mentre il suo ex allievo scattava per raccogliere la spada, Odric si voltò per schivare un attacco da dietro... Marta, un’altra giovane catara che aveva addestrato. La sua reazione la ferì a una spalla... negli addestramenti lasciava sempre scoperta quella spalla... e la costrinse ad arretrare.

Dougan ritornò alla carica, con la spada sopra la testa. Odric scosse la testa... aveva insegnato molto di più a quel ragazzo. Si abbassò per evitare quel colpo impacciato e colpì Dougan al ventre, misurando il colpo prima di aprire le viscere del ragazzo. Si era quasi dimenticato che non si stavano più allenando con spade di legno.

Forse lo aveva dimenticato anche Dougan, poiché i suoi occhi si spalancarono e fece un movimento sgraziato con la spada, portando una mano alla macchia rossa in espansione sotto le costole.

Un terzo cataro scattò verso di lui, uno di cui non si ricordò il nome, e lo sfortunato miserabile andò a finire anche lui sulla lama di Odric. Marta, continuando a combattere nonostante la ferita alla spalla, cadde sullo spadone di Grete.

Anche Haral, un soldato più anziano che aveva combattuto al suo fianco contro gli zombie, si lanciò su di lui. Aveva più anni di esperienza di quanti Dougan potesse vantare e, se la sua volontà fosse stata più forte, sarebbe stato al comando di questa pattuglia. Ma gli era sempre mancata quella volontà, quella determinazione. Le lacrime scesero lungo il suo viso mentre affrontava Odric, bloccando l’uscita.

La spada di Odric risuonò contro il suo elmo, scagliando all’indietro il cataro, il quale rimase in piedi e serrò la presa sulla sua spada.

"Dovrai passare sul mio cadavere, apostata", ringhiò.

Odric si fece avanti e scatenò una raffica di colpi, respingendo l’assalto implacabile di Haral. Haral non riuscì a organizzare un valido contrattacco... per mancanza di volontà. L’inevitabile apertura si presentò e Odric colse l’occasione senza riflettere, squarciando la gola dell’avversario.

Le porte della cattedrale erano ora in vista. Odric guardò dietro di sé, verso gli otto fedeli catari sanguinanti o caduti, sul rifinito pavimento della cattedrale. Catari benedetti della chiesa della benedetta Avacyn. "Che gli angeli dello Stormo Alabastro possano guidarvi...". Le parole gli morirono in bocca. Agli angeli importava ancora qualcosa dei dannati spiriti umani?

"...guidarvi verso il Riposo Benedetto", disse Thalia, avvicinandosi. La sua mano percorse il simbolo del collare di Avacyn sul suo petto, dalla spalla al cuore, dalla spalla al cuore. Lo guardò, con gli occhi luminosi per le lacrime, e poi si voltò e corse verso la porta.

Una parte di Odric giaceva senza vita sul pavimento, di fianco ai caduti, ma lui la lasciò dietro di sé e corse insieme a lei e Grete verso le stalle. Come la campionessa aveva promesso, tre cavalli erano pronti per loro. Rallentarono la corsa solo il necessario per salire in sella e lanciarono i cavalli al galoppo. Si lasciarono alle spalle la cattedrale, Thraben e le loro vite precedenti.


"Due terzi di loro erano sotto il controllo di Jerren", disse Thalia, rivolgendosi alla piccola banda di catari che si era riunita in una piccola cappella di Landavicina. "Avevo evidentemente sottovalutato l’influenza di Ormendahl sul concilio".

Gli altri catari scossero la testa, sconvolti.

"Tu non avevi avuto alcun sentore?", chiese a Odric.

Odric non rispose. Aveva pronunciato pochissime parole da quando avevano oltrepassato le mura di Thraben. Non era neanche sicura che lui avesse sbattuto le palpebre... rimaneva semplicemente seduto a osservare il vuoto.

Sospirò e gli appoggiò una mano sulla spalla. "Penso di sapere ciò che stai provando, mio vecchio amico", gli sussurrò all’orecchio. "Penso che tutti noi lo sappiamo".

"Si riprenderà", disse Grete. "Dagli tempo, tempo di riposare".

"Lo so", rispose Thalia. "Potrà avere tutto il tempo di cui avrà bisogno".

"Che cosa posso fare?", chiese Grete.

Thalia sorrise. "Ti ricordi il momento in cui ti ho invitata a partire con me?".

"Sarei dovuta partire".

"Sono contenta che tu non sia partita. Se tu non fossi stata presente per aiutarmi a fuggire, in questo momento potrei essere appesa nella corte della cattedrale. Ora sei qui con me".

"Dove si trova questo ‘qui’? Che cosa faremo qui?".

"Benvenuta nell’Ordine di San Traft", rispose Thalia, facendo un gesto verso la cappella intorno a loro, come se si trattasse di un enorme palazzo.

"San Traft?", chiese Grete. "Pronunciando il suo nome, stai rivendicando un nobile lignaggio. Massacratore di Demoni, Preferito degli Angeli e Martire della Cruna dell’Ago... non avresti potuto scegliere un patrono di maggiore valore".

"Non sono stata io a scegliere lui", rispose Thalia con un sorriso. "È stato lui a scegliere me".

Una nebbia luminosa si creò alle spalle di Thalia, facendo apparire dorata la sua chioma e dando al suo viso una luce propria. Un’istante dopo, furono visibili due volti; si separarono e un uomo fu visibile di fianco a lei, splendente nonostante fosse inconsistente, un geist benedetto. San Traft in persona.

Thalia mise una mano sulla spalla di Grete. "Sei pronta a combattere?".

Grete cadde in ginocchio, ma i suoi occhi rimasero fissi sul volto di Thalia. "Ovunque tu mi guiderai".


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