Le cinque ordalie del playtest

Posted in Beyond the Basics on 1 Giugno 2017

By Gavin Verhey

When Gavin Verhey was eleven, he dreamt of a job making Magic cards—and now as a Magic designer, he's living his dream! Gavin has been writing about Magic since 2005.

Crescendo, ho praticato molti sport. Come molti ragazzini degli anni 90 che praticavano sport, durante l’estate partecipavo a un qualche tipo di sport camp.

Un anno in particolare, lo sport che andava di moda era il basketball. Era prima che io scoprissi Magic, in un periodo in cui Seattle aveva ancora una squadra di basket professionistico, un periodo in cui segnavo ancora la mia altezza sul lato della porta della mia camera da letto.

Non ero il giocatore più forte. Ero cresciuto più in orizzontale che in verticale e la mia comprensione delle strategie del basket proveniva principalmente dalle ore passate a guardare NBA Jam.

Sebbene non fossi il giocatore più forte, ero uno dei più determinati.

Trascorrevo l’ora di pranzo e le ore dopo le attività a fare pratica di tiro. In piedi, su un campo deserto con solo le macchine operatrici vuote, a esercitarmi nei tiri a canestro. Tira. Corri e recupera la palla. Mettiti in posizione. Tira di nuovo.

Di nuovo.

Di nuovo.

Di nuovo.

Il numero di canestri non sembrava crescere. Ma mi esercitavo molto e ciò mi faceva sentire bene.

Questa routine continuò, sempre nello stesso modo, finché un evento non mi portò a cambiare il mio metodo di allenamento.

Ero di nuovo là, a tirare a canestro. Recuperare la palla. Tirare di nuovo. Nulla tranne me e quel campo deserto...

"Ciao ragazzo."

Mi voltai. Senza che me ne fossi accorto, la mia allenatrice era insieme a me. Era entrata e mi stava osservando.

Era l’ambientazione perfetta per le chiacchierate tra allenatore e ragazzo di ogni film dedicato allo sport nelle scuole superiori.

"Hai provato a tenere la palla e tirare in questo modo?". Mi tenne le mani e le mise nella posizione giusta.

Feci un passo in avanti. Tirai.

Passò. Proprio. Nel canestro.

"La pratica fa migliorare", dissi con un sorriso.

"No", mi rispose lei. "La buona pratica fa migliorare."

Fece una pausa. “Un addestramento scadente porta a risultati scadenti. Un buon addestramento porta a risultati altrettanto buoni."

Non ho mai dimenticato quel momento.

In Magic, avrete probabilmente sentito o letto la parola "playtest".

Magari la frase "Voglio playtestare questo nuovo mazzo e vedere come va” oppure "Playtestiamo questo incontro prima del PTQ". Che siate un appassionato di Commander, un draft-dipendente o un giocatore agonista Standard, avrete sicuramente voluto playtestare qualcosa a un certo punto.

Si tratta di un’attività fondamentale. In una partita con così tante interazioni, così tante scelte e così tanti elementi da tenere in considerazione, abbiamo bisogno di imparare il più possibile.

Il trucco è questo: un’ottima attività di playtest porta a ottimi risultati.

Playtestare solo per poter dire di averlo fatto è un utilizzo inefficiente del tempo. E Magic è molto più complesso del basket. Ogni carta del mazzo è una scelta e ogni tipologia di incontro è una rete intricata di opzioni. È importante che non perdiamo tempo.

Per cosa ci stiamo allenando? Che cosa stiamo imparando? Perché giochiamo queste partite?

Oggi parleremo dei modi migliori per playtestare per i tornei Constructed.

1) Avere degli obiettivi

Abbiamo trovato il nostro gruppo o il nostro compagno per le attività di playtest. Come Luke con Han oppure Posh Spice con Sporty Spice oppure Reid Duke con Owen Turtenwald (o Huey Jensen). Anche loro sono interessati a prepararsi per il torneo. Ci sediamo e iniziamo a giocare.

E . . . perché?

Se passo di fianco a voi durante una delle vostre sessioni di playtest e vi chiedo perché lo stiate facendo, dovete avere una risposta.

Se vi aiuta immaginare che io mi aggiri per le stanze della vostra casa e vi ponga questa domanda durante le vostre partite, ben venga. Fate in modo da avere sempre una risposta a questa domanda.

Per prima cosa, determinate ciò che contate di imparare da queste partite. Poi determinate come potete ottenere quelle informazioni.

Prendiamo per esempio uno scenario comune: abbiamo un evento in programma e vogliamo vedere come il nostro mazzo potrà comportarsi contro un mazzo specifico. Ci sediamo e giochiamo.

Che cosa vogliamo imparare?

Eccovi un elenco con alcuni motivi, che potrebbero essere tutti validi obiettivi da voler raggiungere:

  • Quale mazzo è favorito in questa tipologia di incontro?
  • Quali sono le carte più importanti in questa tipologia di incontro?
  • Quali carte non esprimono il proprio potenziale?
  • Quali carte di sideboard aiutano di più?
  • Quando conviene essere aggressivi e quando difensivi?
  • Quali carte dobbiamo rimuovere o neutralizzare e quali possiamo permetterci di avere di fronte sul tavolo?
  • In che modo vinciamo le partite?
  • A causa di cosa perdiamo le partite?

Esistono molti motivi possibili, molti più di quelli che vi ho elencato; starà a voi determinare quali sono i più importanti per voi, per organizzare le attività di playtest in modo appropriato. Potete lavorare su più obiettivi contemporaneamente, ma dovete averne in mente sempre almeno uno.

Per esempio, se il vostro obiettivo è identificare se è meglio essere aggressivi o difensivi in una determinata tipologia di incontro, dovete quindi giocare ogni partita in un modo diverso per vedere quale funziona meglio. Se volete determinare quali carte hanno un impatto ridotto, dovete segnarvi ogni volta in cui una carta sembra essere poco utile.

Abbiate sempre degli obiettivi.

2) Raccogliere dati

È importante giocare un numero sufficiente di partite per utilizzare i dati raccolti in modo da compiere scelte valide. Una o due partite non sono un campione di dati affidabile.

Ovviamente, d’altra parte, il tempo è limitato. Bisogna essere efficienti.

Qual è quindi la scelta giusta?

Io consiglio di solito di iniziare con una decina di partite, alternando il giocatore che inizia. Al termine delle dieci partite... e anche durante le partite... parlate con la persona con cui state giocando riguardo a ciò che sembra funzionare e ciò che sembra non funzionare.

Questo è ciò che non dovete assolutamente fare: partire da un punteggio di 7-3 e scrivere che la tipologia di incontro ha percentuali di vittoria 70%–30%.

Che voi abbiate vinto o perso durante le attività di playtest è enormemente meno importante rispetto al fatto di comprendere entrambi come funziona quella tipologia di incontro. Ho partecipato a sessioni di playtest in cui ho perso 8 partite su 10 ma abbiamo concluso insieme che il mio mazzo era favorito... e viceversa. Dieci partite sono troppo poche per avere delle valide informazioni sui risultati della tipologia di incontro . . . ma sono sufficienti per iniziare a trarre qualche conclusione, se fate attenzione a come evolvono le partite.

Parlate molto con il vostro compagno o gruppo di playtest. Confrontate le vostre idee su ciò che sembra funzionare e su come si sviluppano gli incontri. Il risultato finale delle sessioni di playtest non è generare dei semplici numeri o riempire una tabella di quali tipologie di incontri siano favorevoli; l’obiettivo è determinare come utilizzare le informazioni raccolte, per compiere le scelte nel modo migliore.

3) Giocare partite con i sideboard

Non posso dirlo più forte: bisogna giocare con i sideboard.

Gli incontri ai tornei si giocano al meglio di tre partite, quindi giocherete almeno metà delle vostre partite con i sideboard . . . quasi sicuramente di più.

Esistono così tante tipologie di incontri che, se provate solo la prima partita, potreste pensare di essere in vantaggio contro un determinato mazzo... per magari poi scoprire di essere in svantaggio una volta aggiunte le carte di sideboard.

Immaginate di giocare un mazzo aggressivo bianco contro un mazzo di controllo blu-rosso. Vincete la prima partita senza difficoltà.

Tuttavia, con le carte di sideboard, il mazzo blu-rosso ha a disposizione un sacco di spari e anche i Soli Cocenti! Improvvisamente, non riuscite a tenere in campo nessuna creatura per più di un turno e la vostra strategia si sfalda.

Ora, se aveste giocato partite con i sideboard, avreste saputo che avreste avuto bisogno di creature resilienti per contrastare l’avversario. Questa può essere facilmente la differenza tra vincere e perdere un incontro.

Se giocate solo una serie di dieci partite, vi consiglio di giocarne quattro senza sideboard e sei con i sideboard, in modo da avere un’idea più completa. Di solito vorrete però completare le dieci partite e poi passare ad altre partite con i sideboard. Ovviamente, tutto dipende dai vostri obiettivi: se volete determinare ciò che è importante nella prima partita, allora non vi servirà giocare con anche i sideboard!

4) Giocare da entrambi i lati del tavolo e giocare tutti i mazzi

"Se conosci il tuo nemico e conosci te stesso, non dovrai temere il risultato di cento battaglie". Questo è, più o meno, ciò che diceva Sun Tzu, un rinomato filosofo cinese.

Questa frase è vera: è importante conoscere il proprio mazzo, ma è altrettanto se non ancora più importante conoscere il mazzo dell’avversario.

Giocare il proprio mazzo è solo metà del lavoro. Quando analizzate una tipologia di incontro, provate a giocare da entrambi i lati del tavolo. Avrete la possibilità di imparare un sacco giocando poche partite dal lato dell’avversario, riguardo alle carte a cui fare attenzione, al momento di svolta della partita e alla sua strategia in generale.

Questo approccio si estende ovviamente a tutto.

Con tutto mi riferisco a "tutti i mazzi che potreste trovarvi di fronte al torneo". A me piace giocare i mazzi nuovi ma, a meno che non siate voi a giocarli e siate quindi alla ricerca di informazioni relative a quel mazzo, vi consiglio di giocare contro i mazzi che pensate di trovarvi davanti al torneo.

In un mondo perfetto, io voglio aver giocato contro ogni mazzo che penso di poter trovare a un torneo, avendo capito le loro strategie. Il tempo a disposizione è sicuramente un fattore importante ma, almeno per le principali tipologie di incontri che prevedete, vi consiglio caldamente di giocare con quei mazzi.

Il miglior giocatore in una sala spesso non è colui che ha imparato a utilizzare al meglio un mazzo, bensì colui che ha scoperto di più l’intero formato.

5) Sperimentare!

L’attività di playtest è proprio ciò che dice il nome, un test.

L’obiettivo non è essere degli scienziati che prendono tutti i risultati del test da laboratorio, li utilizzano per mettere insieme una nuova formula e poi decidono inspiegabilmente di verificare la loro formula di fronte al pubblico. Se c’è un momento in cui si possono fare esperimenti, è proprio durante le sessioni di playtest!

Se desiderate provare una nuova carta, una diversa scelta di sideboard o una diversa strategia, parlatene con il vostro compagno di playtest e provate. Forse funzionerà, forse no, ma potrete sempre provare e scoprirlo.

Gli esperimenti possono richiedere tempo, quindi, se volete fare più in fretta, potete anche infrangere le normali regole di Magic e aggiungere quella carta alla vostra mano iniziale (oppure, al contrario, vedere come funziona se la pescate solo a partita avanzata). Ricordate che è un test: fate il necessario per modificare le vostre partite per raggiungere i vostri obiettivi... a patto che così facendo non modifichiate i risultati (se per qualche motivo decidete di effettuare i vostri esperimenti durante un torneo, per favore non imbrogliate).

Provate i vostri nuovi piani di utilizzo del sideboard. Provate nuove carte. Aggiungete e rimuovete le terre. Siate creativi. Ricordate ovviamente il modo in cui le vostre scelte potrebbero avere un impatto su altre tipologie di incontri... se continuate ad aggiungere nuove carte al vostro sideboard, per esempio, le altre tipologie di incontri potrebbero essere modificate notevolmente dai cambiamenti... è una grande occasione per imparare.

Le attività di playtest possono offrire grandi insegnamenti.

Il risultato finale

Io non gioco più a basket. Almeno non a livello agonistico. I Seattle SuperSonics non ci sono più. Io sono cresciuto.

Ogni attività nella nostra vita ci lascia un segno, in qualche modo... ma quel desiderio di un buon addestramento è rimasto.

Anni dopo, sorprendentemente, ho ritrovato lo stesso consiglio ricevuto dalla mia allenatrice di basket da parte di Sarah Kay, una delle mie poetesse preferite. Tra i suoi ragionamenti e le sue metafore riguardo all’amore, nella sua poesia "Postcards", Sarah ha scritto, "La pratica non rende perfetti. La pratica rende stabili".

Che la vostra pratica perfetta possa rendere la vostra perfezione stabile.

Che voi siate un veterano dei tornei o un nuovo giocatore, dal Friday Night Magic al Pro Tour, mi auguro che questo articolo vi abbia aiutato a organizzare le vostre sessioni di playtest.

Avete commenti, opinioni o domande? Potete contattarmi su Twitter, Tumblr o via mail (in inglese) scrivendo a BeyondBasicsMagic@Gmail.com. Sono sempre felice di ricevere i vostri messaggi!

Divertitevi a provare i vostri mazzi e a giocare a Magic! Ci rivediamo la prossima settimana.

Gavin
@GavinVerhey
GavInsight

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