Il pellegrinaggio dei credenti

Posted in Magic Story on 2 Settembre 2015

By Doug Beyer

Senior creative designer on Magic's creative team and lover of writing and worldbuilding. Doug blogs about Magic flavor and story at http://dougbeyermtg.tumblr.com/

Il racconto precedente: Nissa Revane – Il grido silenzioso

Gideon Jura portò Jace Beleren su Zendikar, nella speranza che il mago mentale potesse risolvere quello che gli adepti tritoni di Portale Marino chiamavano il "rompicapo delle leyline", il mistero della rete di edri di pietra che fluttuano nei cieli di Zendikar. Gli edri hanno una stretta connessione con gli Eldrazi: un richiamo, un legame e... si augurano gli adepti... un'arma.

Ma con la caduta di Portale Marino e la perdita dei manoscritti degli adepti, ci può essere un solo luogo su Zendikar in cui Jace potrebbe trovare ciò di cui ha bisogno . . . e solo una persona disposta a guidarlo fino laggiù.


Jace premette la fronte contro uno degli edri e passò la mano sulle sue rune. La struttura sporgeva inclinata dall'erba e la maggior parte del suo volume era interrato, un iceberg di terra in una posizione scomposta. Sparsi nei campi rocciosi fino all'accampamento e oltre, fino a Portale Marino, giacevano i cadaveri degli Eldrazi abbattuti, distesi come meduse trascinate a riva.

Sentì qualcuno avvicinarsi dietro di sé, nella direzione dell'accampamento. "Jori En, vero?". Si voltò verso di lei.

"E tu sei Jace", rispose lei. Lei era un tritone di alta statura, attrezzata per le lande selvagge. Si muoveva con il portamento sicuro di chi aveva viaggiato su Zendikar per anni, ma con lo sguardo teso e cauto di chi aveva assistito molto recentemente alla devastazione. "Sono qui per condividere con te le mie conoscenze".

"Ottimo". Jace diede un colpo leggero con un piede a una creatura Eldrazi senza vita. Il suo tessuto mutò di colore e divenne magenta e bluastro. Sollevò lo sguardo verso Jori En. "Le persone li veneravano come dei, vero?".

"Alcuni li venerano ancora. Non posso biasimarli".

"È necessario fermare il problema alla radice".

Jori annuì. "Questo è ciò che i ricercatori speravano di riuscire a ottenere, a Portale Marino. Farli estinguere".

"Con la rete di edri".

"Esatto".

"E tu sei riuscita a utilizzare gli edri?".

"Ho solo visto una parte delle loro ricerche. Ti posso raccontare tutto ciò che mi ricordo".

Jace fissò lo sguardo tra gli occhi di Jori. "Ho un'idea migliore, se sei disponibile".


La coscienza di Jace vagò nella mente di Jori, nuotando tra immagini di goblin che fissavano piccoli edri sui loro bastoni, guerrieri kor che dipingevano i loro volti con linee simili alle rune degli edri e tritoni ricercatori a Portale Marino che esercitavano la loro magia sugli edri. Si concentrò su un ricordo in particolare... un gruppo di abitanti di Zendikar, guidato da una donna umana, che utilizzava la magia degli edri per guidare i movimenti delle creature Eldrazi. Il rompicapo delle leyline. La donna, Kendrin, era stata molto vicina alla scoperta di qualcosa di fondamentale su come avrebbero potuto utilizzare la magia degli edri... trasformandoli in un'arma da usare contro gli Eldrazi.

Sfortunatamente, Jace vide anche il ricordo di Jori che appoggiava la mano sulla fronte di Kendrin, appena prima che il corpo della donna defunta si sbriciolasse e diventasse polvere grigia. Era morta durante il massacro causato dagli Eldrazi, prima di poter trasferire la sua conoscenza.

Illustrazione di Cynthia Sheppard

Jace aprì gli occhi e inspirò boccheggiando, uscendo dalla mente di Jori En come se fosse riemerso dalla superficie dell'oceano.

Jori si stava accovacciando sopra di lui, sulla punta dell'edro, e lo stava guardando. "È stato affascinante", disse lei sorridendo con un piccolo movimento della mandibola orlata di piccole pinne. "Mi sembrava di sentire la presenza di una seconda persona nella mia mente".

"A volte sono in grado di percepire la persona che si accorge della mia presenza. È come vedere il mio riflesso in uno specchio. Una specie".

"Quindi ora conosci i miei più oscuri segreti?".

"So che Kendrin era vicina a qualcosa". Ma Jace sapeva anche di non essere ancora in grado di risolvere il rompicapo per cui era stato portato in quel luogo. Aveva bisogno di maggiori informazioni... e sapeva dove sarebbe dovuto andare.

Prima di poter spiegare le sue intenzioni, sentì dei passi in avvicinamento. "Ciao Gideon", disse Jace.

Jace e Jori si voltarono e videro Gideon che si stava avvicinando, con la luce del sole che si rifletteva sull'armatura del guerriero come se fosse una luce allo stato liquido. "Dimmi che hai avuto una rivelazione", disse Gideon in modo burbero.

"Ci siamo vicini", rispose Jace. "Dobbiamo andare all'Occhio".

Le pinne intorno al viso di Jori si aprirono per la sorpresa. "L'Occhio di Ugin? Vuoi andare fino ad Akoum?".

"È il fulcro della rete di edri. Laggiù troveremo la risposta".

"No", rispose Gideon. "Assolutamente no. Abbiamo appena messo in piedi questo accampamento. Abbiamo dei feriti con noi. Non possiamo permettere che il gruppo si separi".

"È già successo", disse Jace. "Nissa se n'è andata la scorsa notte".

Gideon era stupefatto. "Che cosa? Perché?".

"Non ho parlato con lei. Ho percepito solo dei pensieri superficiali nel momento in cui è partita. Ho compreso che aveva una missione importante per lei".

"Più importante della comprensione della natura degli edri?", scattò Jori. "Dobbiamo concentrarci su vita e morte qui".

"Potrei essere d'accordo", rispose Jace. "Vieni con noi, Gideon".

"Io mi sto concentrando su vita e morte", disse Gideon freddamente. "Questo luogo è vita e morte, in ogni momento. Io non posso... noi non possiamo permetterci altre perdite. Non abbandonerò gli altri per proteggervi in una missione fino all'altro capo del piano". Gideon fece un cenno verso il tritone. "Hai avuto le informazioni da Jori. Non potete risolvere il rompicapo qui, insieme?".

Illustrazione di Eric Deschamps

"Io ho solo delle informazioni su ciò che hanno cercato di realizzare loro e i motivi per cui non ha funzionato", disse Jace. "Ascolta. Non vedi il disegno generale delle cose. Sono giunto qui per questo. Permettimi di portare a termine il mio compito".

"Se tu abbandoni questo accampamento, queste persone moriranno e morirai anche tu".

Jace spalancò le braccia, facendo un gesto verso l'intero orizzonte. "Se non mi reco all'Occhio, tutti gli abitanti di questo piano moriranno".


"Hai mai... modificato la mente?", Chiese Jori, mentre teneva le briglie in mano. "Mentre ti trovavi dentro?".

Jace si sedette di fianco a lei sul piccolo cocchio trainato da un hurda. Era il miglior mezzo di trasporto che l'accampamento potesse offrire loro. Uscirono dall'accampamento... senza Gideon.

Jace fece una pausa. "A volte è necessario".

"Avresti potuto rimuovere il mio ricordo di lei, per esempio. Di Kendrin. Della sua morte".

Jace ripensò alla mano di Jori sulla fronte della donna morta. Nei suoi ricordi, la sentiva come se fosse la sua mano. Poteva sentire la pelle di Kendrin, fredda, troppo sottile e secca. "Non è ciò che volevi".

"Ma tu avresti potuto farlo".

"Certo".

"Come posso essere sicura che tu non abbia modificato nulla?", chiese Jori, che poi aggiunse "Non c'è nulla che tu possa dire in grado di dimostrare né l'uno né l'altro, vero?".

"Mi dicono che non sono una persona con cui si può essere facilmente amici".

"Hai mai valutato la possibilità di... insomma... modificare la sua mente?", chiese Jori. "Avresti potuto fare in modo che lui credesse in questa missione, vero?".

Aveva valutato questa possibilità, sì. Una veloce magia e sarebbe stato in grado di "convincere" Gideon a unirsi a loro. "Io prendo in considerazione ogni possibilità", disse Jace.

"Non sono sicura che io avrei la tua stessa moderazione", rispose lei. "Ci potrebbero essere sempre possibilità che lui non prenderebbe mai in considerazione".

Scolpire Menti | Illustrazione di Michael C. Hayes

"Lui è difficile da smuovere, da diversi punti di vista. Questa è una differenza tra noi, immagino".

"E tu comunque decidi di non insediarti nella sua mente. Forse siete più simili di quanto tu creda".

Jace osservò l'orizzonte, oltre la bestia che tirava il loro cocchio. "Se fossimo simili, lui comprenderebbe l'importanza dell'Occhio. Avrebbe dedicato tutte le sue risorse ad aiutarci a comprendere gli edri. Sarebbe qui con noi".

Jori continuava a manovrare le redini. "Ti chiedi mai ciò che saresti in grado di ottenere se ci fossero più persone come te?".

Jace rimosse il pensiero di Gideon e si mise a ridere. Lanciò una semplice magia di illusione e fece apparire altri tre Jace. Le sue copie si appollaiarono in modi strani sul dorso dell'hurda, identici sotto i loro mantelli blu. "Ce lo chiediamo spesso", dissero all'unisono e poi scomparirono.

Jori sorrise in modo scettico e scosse la testa.


Era da giorni che non incontravano Eldrazi. Superarono pascoli tempestati di edri, con nodose isole di pietra che proiettavano le loro ombre su di loro dall'alto del cielo. Parlarono poco e Jace faticò a mettere insieme le informazioni in suo possesso. Cercò di trovare un motivo per tornare indietro, un motivo per cui la loro conoscenza degli edri fosse in qualche modo sufficiente. Aveva probabilmente una sufficiente familiarità con Portale Marino da potersi trasportare con le sue abilità di Planeswalker, passando da un altro piano. Ma così lascerebbe Jori En da sola.

Quando le orde delle progenie Eldrazi superarono la collina e scattarono verso i due viaggiatori, il sole era alle loro spalle e la luce faceva splendere tutti i gomiti ritorti e inquadrava i volti vuoti.

Illustrazione di Todd Lockwood

"Devia!", disse Jace.

Jori li vide, ma non c'era quasi alcuna copertura. "Dove?".

"In qualsiasi posto!".

Jori strattonò le redini di lato... troppo bruscamente. L'hurda grugnì, si ribello e scagliò il suo peso nella direzione opposta, strappando le redini dalle mani di Jori. Jace e Jori si aggrapparono al cocchio che si ribaltò e udirono il rumore di qualcosa a livello delle ruote. Il cocchio si raddrizzò e sembrava muoversi seguendo la volontà dell'hurda.

"Ho un nuovo piano!", disse Jace. "Fermalo!".

"Fermato tu!".

Prima che Jace avesse il tempo di spiegare la pazzia del suo tentativo di controllare la mente della bestia, l'hurda colpì il terreno con le zampe e spostò di nuovo il suo peso, deviando esattamente nella direzione degli Eldrazi che stavano avanzando.

Questa mossa lo fece fermare. Jace e Jori sbandarono all'arresto del cocchio.

Vedendo le creature muoversi verso di lui, l'hurda iniziò a indietreggiare lentamente, spingendo sulla sua imbracatura, contro il cocchio. Il cocchio iniziò a piegarsi e qualcosa di legno si frantumò...

Una donna kor spuntò dal nulla e corse di fianco al cocchio, brandendo ganci ricurvi e taglienti. Balzò sull'imbracatura, saltò sul dorso dell'hurda e atterrò tra la bestia e gli Eldrazi. Jace vide che la sua pelle era ricoperta di simboli disegnati con grasso nero... Come le rune dell'edro, ma forse leggermente diversi.

Jori era incredula. "Da dove è spuntata?".

La donna kor guardò verso Jace e Jori e, senza togliere gli occhi da loro, tagliò la gola all'hurda con uno dei suoi ganci taglienti. Con un ruggito, l'hurda cadde a terra. Era davanti a loro, con il sangue che colava dal suo uncino, e li guardava.

Jace controllò il volto di Jori, per vedere se il suo stato mentale corrispondeva a quello di lei: un grave pericolo.

"Venite con me!", disse severamente la donna kor. "Muovetevi! Mangeranno per primo l'animale".

Detto ciò, scattò oltre loro, dirigendosi verso una bassa collina.

Jace e Jori saltarono giù dal cocchio e corsero dietro di lei; Jori portò con sé un'alabarda e Jace portò con sé... nulla, come al solito. La donna kor svanì oltre la cresta e loro la seguirono sul bordo di una stretta voragine.

La donna kor aveva già disteso le sue corde e si stava già calando nella spaccatura. "Quaggiù! In fretta!".

Illustrazione di Eric Deschamps

Jace guardò dietro di sé. L'hurda era stato sicuramente aggredito e fatto a pezzi dalle creature Eldrazi.

"Io la seguo", disse Jori En. Avvinghiò l'alabarda a una cinghia sulla schiena e si calò lungo le corde, verso la voragine.

Jace ebbe otto o nove diverse sensazioni negative su questa azione. Ma afferrò una delle corde e si calò. Ebbe una strana idea di creare illusioni di se stesso intente a scendere insieme a lui. Poté immaginare le illusioni perdere la presa sulle corde e precipitare e, per qualche motivo, questa visione era stranamente rassicurante. Meglio loro che lui.

La donna kor lo aiutò a scendere a terra, mentre Jori si toglieva la polvere dal vestito. "Il mio nome è Ayli", disse. "Dobbiamo andare al santuario. Fate in fretta!".

Jace e Jori En si scambiarono un altro sguardo... l'equivalente di una disperata alzata di spalle. Ayli corse attraverso la stretta voragine e loro la seguirono. Si strinsero tra le pareti; alcune erano date dalle piatte superfici di giganteschi edri, altre da nuda roccia. Cercarono di correre più veloce, azione che divenne sempre più difficile nella loro discesa verso l'oscurità. Jace cercò di rimanere attaccato alla schiena di Jori, con la mente che gli presentava opzioni alternative nella loro fuga dal luogo dove avevano lasciato il cocchio.

La voragine si aprì e il cielo fu di nuovo visibile sopra di loro.

Lo sguardo di Jace si spostò da Jori, che si era arrestata... alla donna kor, Ayli, che li aspettava pacatamente con le braccia ripiegate al petto... all'enorme taglio nella terra di fronte a loro, che aveva un bordo ricoperto di friabile polvere grigia... all'orrore torreggiante, il titano che si ergeva su una base di nerboruti tentacoli, la divinità dal volto senza occhi e dalle membra biforcate.

Ulamog.

Illustrazione di Michael Komarck

Jace riusciva appena a muoversi. L'ambiente intorno aveva qualcosa di sbagliato. Si sentiva in qualche modo attirato in avanti, come se la gravità fosse mutata dalla terra verso questa... cosa. Si sentiva come il krill attirato verso le fauci della balena, risucchiato inevitabilmente verso la sua distruzione.

"Benvenuti, oboli, al santuario", disse Ayli, sollevando le braccia. "Alla presenza del dio Mangeni, il cui secondo nome è Ula, la cui voce intona il canto del divoramento, questo sarà il vostro ultimo santuario".

Jace si voltò per fuggire, ma lui e Jori erano già stati circondati. Una decina di altri sacerdoti si trovavano tra loro e l'apertura della voragine. Indossavano tutti le stesse vesti, dipinte con oscure e unte linee come Ayli e brandivano piccole armi. Due di loro tenevano in mano lunghe e spesse catene di ferro.

"Noi siamo gli Eterni Pellegrini", intonò Ayli. "Vagheremo per sempre!".

"VAGHEREMO PER SEMPRE!", cantarono gli altri sacerdoti.

"Offriamo questi doni terreni, nel nome di Ula!".

"NEL NOME DI ULA!".

Ulamog si avvicinò con il suo insieme di tentacoli, afferrò una massa di terra e poi, con un movimento orribile, si trascinò in avanti. Il suono del movimento di Ulamog fece venire i brividi all'anima di Jace... era il suono della terra vivente alla quale veniva strappata l'essenza, del mana impetuoso e selvaggio che veniva messo a tacere per sempre, di un terreno fertile che veniva trasformato in osso essiccato.

Solo per un istante Jace immaginò il suo corpo che si dissolveva sotto la massa di Ulamog, i tessuti che si separavano, la carne che si allontanava da lui come le isole fluttuanti di Zendikar...

Questo è ciò che sarebbe avvenuto all'intero mondo. Il titano Eldrazi stava distruggendo ogni barlume di energia del piano, dal mana della terra alle singole vite, lentamente e inesorabilmente.

In un attimo, Jace comprese gli sviluppi futuri. I popoli di Zendikar sarebbero fuggiti dalle terre desolate, si sarebbero radunati nei luoghi ancora in grado di ospitare la vita e si sarebbero concentrati intorno a posizioni e paesaggi difensivi. Uno dopo l'altro, Ulamog avrebbe trascinato la sua immensa forma verso quelle concentrazioni. E quei sicuri paesaggi sarebbero diventati... tombe.

Portale Marino.

Quello era il motivo per cui Portale Marino era stato attaccato dalle orde di Eldrazi. Erano i tentacoli più avanzati dell'espansione di Ulamog e avevano lo scopo di cercare le concentrazioni della popolazione e dell'energia.

Illustrazione di Slawomir Maniak

No, pensò, non erano alla ricerca. Erano intenti ad assaggiare.

Ayli e il cerchio degli Eterni Pellegrini si strinse intorno a loro. Sollevarono le catene di ferro e si avvicinarono a Jace e Jori. Jori impugnò la sua alabarda, facendola saettare a destra e a sinistra.

Il tempo dei sotterfugi era terminato. Jace si avvicinò a uno dei pellegrini che si trovava davanti a lui, un umano con una corta barba grigia.

"Nel nome di Ula...", iniziò l'uomo, facendosi avanti per avvolgere Jace con le catene.

"Fermati", disse Jace e l'uomo venne avviluppato dalle fiamme.

L'uomo gridò. Lasciò cadere le catene e le mazze ferrate, cercando con le mani nude di spegnere le fiamme che all'improvviso lo stavano inglobando. Non funzionò. Crollò a terra e si rotolò nell'erba, ma non funzionò neanche questo. Gemette dall'agonia.

Jace guardò verso gli altri Eterni Pellegrini e anche loro vennero avvolti dalle fiamme.

Urlarono all'unisono, battendosi le vesti per spegnere le fiamme, contorcendosi a terra o fuggendo di corsa in ogni direzione.

Jace e Jori non erano più circondati.

"Da dove si esce?", chiese Jace.

La bocca di Jori rimase aperta. "Uh... indietro nella voragine. Possiamo scalare di nuovo verso l'altro lato".

Mentre correvano indietro verso la stretta spaccatura, Jori gli sussurrò. "Come...? Tu non sei un piromante".

"Ciò che conta è che", rispose Jace, "loro non lo sappiano".

Jori guardò dietro di sé. Vide che non c'era alcuna fiamma intorno ai pellegrini. Continuavano a battere le mani sui loro corpi intatti e a rotolarsi nell'erba senza alcuna ragione. Jace la vide lanciargli uno sguardo e continuarono la loro fuga.


Jace e Jori ripresero fiato. Alla distanza, Ulamog si trascinava verso Portale Marino, scavando il suo cammino nella terra. I pellegrini non si erano allontanati molto dall'oggetto della loro venerazione.

"Non avevo mai visto un titano", disse Jori.

"Neanche io".

A Jace fu chiaro ciò che sarebbe dovuto accadere e l'idea non fu affatto piacevole. Ora avrebbe dovuto dare la notizia a Jori, nella speranza che lei fosse d'accordo.

"Abbiamo perduto le nostre provviste nel cocchio. . .", disse Jori.

"Jori", disse Jace dolcemente.

“. . . quindi andrò a caccia di cibo nei prossimi giorni. Dovremmo essere in grado di raggiungere l'Occhio a piedi. Dovremo chiedere aiuto per l'attraversamento e poi ci sono i Denti di Akoum. Ma ho amici tra i goblin Tuktuk che potrebbero essere in grado di aiutarci. . .".

"Jori, qualcuno li deve avvisare".

"Avvisare chi?".

"Gli altri, a Portale Marino. Ulamog si sta dirigendo verso di loro. Gideon deve sapere ciò che sta per arrivare".

"E abbandonare la nostra spedizione all'Occhio? Non puoi semplicemente . . . dirglielo? Da qui?".

"È troppo lontano per usare la telepatia".

"Non puoi semplicemente . . . ritornare. Immediatamente. Tu sei uno di quelli".

"Non lo farò".

"Quindi che cosa faremo? Vuoi... tornare indietro?". Le pinne intorno al collo di Jori vibrarono. Si voltò per un istante verso l'orizzonte e poi di nuovo verso Jace. "D'accordo. Sì. Torneremo indietro. Più velocemente possibile. E ci prepareremo per combattere all'accampamento".

"Tu tornerai indietro", rispose Jace.

"Che cosa?".

"Torna indietro e avvisali. Io mi recherò all'Occhio".

"Ci andrai da solo? Jace, no".

"È così che deve andare".

"Ma non ce la farai!".

"Devo farcela".

"Ma non c'è nessuno come te! Non ti lascerò andare da solo, senza provviste e impreparato".

"Ho le mie illusioni a tenermi compagnia".

"Non è divertente. Forza. Torna a Portale Marino con me".

Jace si chiese se lei si fosse resa conto di aver involontariamente portato la mano all'alabarda. "Mi trascinerai indietro con te?".

"Se sarò costretta, sì!".

"Temevo che avresti detto qualcosa del genere". Jace indietreggiò. Aveva dovuto prendere in considerazione ogni possibilità. "Addio, Jori".


"Aspetta", si ritrovò a dire. "Jace. Aspetta. No. . .". La sua voce di spense.

Jori scosse la testa e si guardò intorno. L'accampamento non era lontano... un altro giorno di camminata e sarebbe arrivata per avvisarli. Aveva tenuto un buon passo, senza il mago mentale novellino a rallentarla. Erano passati solo pochi giorni da quando era riuscita a convincere Jace...

... giusto? ... vero?

Aggrottò un sopracciglio.

. . . vero.

... da quando l'aveva convinto a proseguire verso l'Occhio senza di lei. Era stata la scelta più intelligente. Lui aveva bisogno di scoprire il disegno generale delle cose.

Si arrestò. Che cosa stava dicendo a se stessa?

"Aspetta, Jace, no?".

Illustrazione di Adam Paquette

Si guardò intorno, sentendo di aver bisogno di ritrovare l'orientamento. Il cielo sopra di lei era identico a come era stato nei giorni scorsi... enorme e blu, con rare nuvole e i soliti edri fluttuanti, senza confini e familiare, ma in qualche modo strano. Provava una sensazione inquietante, come se la cupola del cielo fosse stata piegata per prendere una nuova forma, all'improvviso e appena oltre il suo campo visivo. Si guardò intorno. L'erba, le pietre e gli alberi lontani avevano un aspetto normale. Osservò una pietra nel terreno. Le diede un calcio.

"Accidenti, Jace".

Fece un sospiro e scosse la testa.

Regolò una cinghia della sua armatura e continuò a camminare verso Portale Marino.


Archivio dei racconti di Battaglia per Zendikar

Planeswalker: Jace Beleren

Piano: Zendikar

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