L'ascesa di Kozilek

Posted in Magic Story on 9 Dicembre 2015

By Kelly Digges

Kelly Digges has had many roles at Wizards over the years, including creative text writer, R&D editor, website copyeditor, lead website editor, Serious Fun column author, and design/development team member on multiple sets.

Il racconto precedente: Promesse da mantenere

Il tritone Planeswalker Kiora si è data molto da fare per difendere il suo mondo dall'assalto degli Eldrazi. Ha trafugato l'arma divina di una dea sul piano di Theros e l'ha portata su Zendikar. Le sono tornate alla mente le vecchie storie sulle divinità dei tritoni e su come la dea ingannatrice Cosi... un ricordo ingarbugliato del titano Eldrazi Kozilek, astuto nello storpiare la realtà... riuscisse a ingannare Ula, la divinità del mare, che in realtà è il titano Ulamog. Con Ulamog intento a scatenare la sua distruzione su Zendikar, Kiora è stata ispirata dagli antichi racconti degli inganni di Cosi in vista del suo confronto con Ula, divinità del mare.

Gli altri Planeswalker intenti a combattere gli Eldrazi hanno l'obiettivo di intrappolare Ulamog, ma Kiora non ha alcuna intenzione di fermarsi a così poco. È in possesso dell'arma di una divinità. Al suo fianco ha mastodontici alleati degli abissi. Il suo cammino è ora chiaro.

La sua sfida con una divinità è ora alla sua portata.


Kiora scese armoniosamente dalle frastornanti altezze di Portale Marino, sull'estremità di un imponente tentacolo, e afferrò il bidente con il quale avrebbe ucciso una divinità.

I Planeswalker avrebbero dovuto avere una visione oggettiva.

Non era arrabbiata. Tutt'altro. Non si era impegnata così tanto per poi sperare che altri condividessero le sue opinioni e non era del tutto sicura del perché si fosse impegnata così tanto a cercare di convincerli. Il pensiero di affrontare Ula era così grandioso ed elettrizzante. E lei aveva l'arma giusta. Sicuramente qualcuno avrebbe voluto condividere quel momento di trionfo!

Le branchie di Kiora si spalancarono nel momento in cui il tentacolo della piovra gigantesca si immerse sotto la superficie. Laggiù, in attesa nelle acque poco profonde nelle vicinanze di Portale Marino, si trovava il suo esercito, quello che i camminatori delle terre asciutte avevano scartato: cinque ingannatori di Cosi e un'intera legione di mostri marini.

"Qual è il piano?", chiese uno degli ingannatori, nella lingua dei tritoni sottomarini. Il suo nome era Shen.

"Ci dividiamo", rispose Kiora. "Non abbiamo tutto il tempo che credevamo".

"C'è qualcosa che non va?", chiese un altro, Yesha.

"Nessun problema", continuò Kiora. "Ula... Ulamog sta arrivando".

"In base alle parole di chi?", chiese Shen.

Gli ingannatori erano noti per il loro scetticismo, ben consci di quanto fosse facile affermare qualsiasi fatto... e su quanto fosse difficile dimostrarne l'inesattezza.

"Una tuffatrice delle rovine chiamata Jori En", rispose Kiora.

"Ho sentito parlare di lei", disse Shen. "È degna di fiducia".

Una scelta attenta delle parole. Jori poteva essere affidabile, ma non era devota a Cosi.

"Ho informazioni più interessanti", continuò Kiora. "Vi ricordate gli altri mondi di cui vi ho parlato? Quei mondi verso cui sono in grado di viaggiare?".

Gli ingannatori annuirono con un mormorio. Non era sicura di quanto delle sue parole fosse per loro convincente, ma era sufficientemente evidente che il bidente non provenisse da alcun luogo di Zendikar.

"In base agli adepti della torre, potremmo non aver neanche bisogno di uccidere Ulamog. Se lo feriamo in maniera eccessiva, potrebbe abbandonare Zendikar e andare a distruggere altri mondi".

Gli ingannatori non si rallegrarono... non poteva aspettarsi tale reazione... anche se probabilmente non per gli stessi motivi dell'elfa dal gran cuore nella torre.

"Se è in grado di andarsene, è anche in grado di tornare", rispose Yesha.

"Se va via da questo mondo", rispose Kiora afferrando la sua arma divina trafugata, "io sarò in grado di seguirlo".

"Allora qual è il piano?", chiese di nuovo Shen. Era il meno paziente dei cinque, quello che l'avrebbe messa in discussione di più... un vero e devoto seguace di Cosi. Kiora apprezzava Shen.

"Il loro piano è di attirare il titano in una specie di trappola di edri", disse Kiora, "e di intrappolarlo in questo mondo, proprio come lo era prima. Questa è sicuramente un'idea brillante per chi può andarsene dopo aver portato a termine il proprio compito".

Gli ingannatori emisero un suono di disprezzo.

"Il nostro piano è di ucciderlo, se sarà possibile, o di cacciarlo", disse Kiora. "Fortunatamente per noi, il loro piano è compatibile con il nostro... fino a un certo punto. Attaccheremo Ulamog con tutte le nostre armi e, se ciò significa approfittare del loro diversivo, così sia. Tola, Inash, Runari, voi rimarrete qui. Aiuterete i viaggiatori tra mondi con la loro trappola di edri e parteciperete alla sua uccisione, se verranno illuminati dalla ragione. Altrimenti... farete ciò che dovrete".

Kiora, Signora delle Profondità | Illustrazione di Jason Chan

I tre ingannatori annuirono e nuotarono via. Kiora inviò un ordine a metà dei suoi mostri marini, un gentile promemoria sul fatto che quei tritoni avrebbero potuto impartire ordini a suo nome. Fece sì che le probabilità che funzionasse fossero discrete, come dicevano i tritoni, a volte avrebbe funzionato e altre volte no. Ma gli ingannatori sarebbero stati al sicuro.

Kiora si voltò e si allontanò da Portale Marino, verso l'oceano. Shen e Yesha la seguirono, insieme all'altra metà delle sue armate. Si aprirono la strada attraverso la nube di progenie Eldrazi marine che circondavano Ula e poi furono liberi, con nient'altro che acqua di fronte a loro.

"E noi?", chiese Shen. "Dove stiamo andando?".

"Al largo e nel profondo", rispose Kiora. Al largo era una direzione per i tritoni, la direzione che si allontanava dalla costa più vicina... sebbene Kiora a volte la utilizzasse per descrivere quella direzione che solo lei e quelli come lei potevano percorrere, al largo dal mondo e lontana dalle coste della realtà.

"Ci puoi dire il motivo?", chiese Shen.

"Il motivo è sufficiente da far allontanare Kiora da Ulamog", rispose Yesha. "Questo motivo è per me sufficiente".

Quella risposta convinse Shen a non insistere, ma Kiora poteva vedere con la coda dell'occhio che serrava le mascelle e incupiva lo sguardo. Gli ingannatori non seguivano Kiora per il fatto che fosse un Planeswalker e neanche per il suo potere. La seguivano perché volevano far parte della storia che stava scrivendo, una storia relativa al furto di un'arma da una divinità, utilizzata per ucciderne un'altra.

Nuotarono attraverso lo scontroso silenzio per molto tempo, superando le acque continentali e recandosi in pieno oceano. Dietro e sotto di loro si trovavano sempre i mostri marini di Kiora, che scattavano irrequieti gli uni contro gli altri. Erano annoiati e pronti per l'azione. Kiora non li biasimava.

"Siamo sufficientemente lontani", disse Kiora e i tre si arrestarono.

Shen e Yesha attesero.

"Per migliaia di anni, i nostri progenitori hanno inconsapevolmente adorato i titani Eldrazi", disse Kiora. "Sono sicura che qualcuno sia ancora un loro seguace".

Shen emise un grugnito a quella frase. Molti tritoni davano per scontato che, se avessero continuato a venerare gli Eldrazi, gli ingannatori sarebbero stati sicuramente tra loro... quando in realtà nulla potrebbe essere più lontano dalla realtà.

"Noi che abbiamo conservato la fede in Cosi sappiamo che non vi è nulla di speciale nelle divinità. Non esiste affatto alcun concetto di divinità. Ciò che esiste è solo il potere. E qualsiasi cosa con un potere sufficiente, soprattutto se antico, può proclamarsi divinità. Io ho trafugato questa arma da un essere che si era proclamato divinità e questa è un'arma degna di una divinità. Ricordiamoci però che gli Eldrazi non sono gli unici esseri che il nostro popolo ha venerato".

Abbassò lo sguardo, verso gli abissi che si aprivano sotto di loro. Shen spalancò gli occhi.

"Dopo tutto", disse Kiora, "quale altro essere potrebbe essere stato in vita quando gli Eldrazi sono stati imprigionati? Come possiamo chiamare colui i cui movimenti guidano la marea stessa?".

Ora anche Yesha comprese. Kiora lo vide nei suoi occhi.

Kiora tenne il bidente di fronte a sé e incanalò tutto il proprio potere. Il bidente iniziò a splendere di un colore bluastro e poi bianco, finché il bagliore non divenne accecante. Kiora lo fece divampare attraverso le correnti e la sua consapevolezza si estese come un insieme di tentacoli che si dimenavano. Si perse, come un puntino che fluttua in un vasto mare affamato e gli oceani di Zendikar si fusero con la sua mente. Nelle vicinanze... troppo vicino a quel puntino... si trovava Ula, una grande macchia scura da cui fuoriusciva una scia come di inchiostro di letale e irrazionale corruzione.

Espanse la propria mente ancor di più. In tutto il mare. Le forme dei continenti divennero visibili in negativo, tra le creste e le valli del fondale marino. Da qualche parte di quell'ampio e oscuro mare si trovavano sua sorella e poche decine di altri tritoni, ma Kiora non riusciva a individuarle tra balene, krill e detriti galleggianti. Oltre la loro posizione, oppure oltre la posizione dove sperava si trovassero in quel momento, si estese fino alle lontane rive di Murasa.

Eccolo. Lo trovò, avvolto su di sé nelle profondità, addormentato. Intento a riposare. Kiora non aveva mai osato chiamarlo... non era sicura, a essere onesti, che ne avrebbe avuto il diritto. Ma ora non stava chiamando lui, almeno non era solo lei a chiamarlo. Era il bidente a chiamarlo. Avrebbe risposto a quella chiamata.

Nella lontana oscurità, un occhio si aprì.

Kiora tornò in sé e aprì gli occhi. Non aveva idea di quanto tempo fosse trascorso, ma si sentì come se avesse nuotato per ore. Il bagliore del bidente svanì, ma non si dissipò del tutto, continuando a pulsare delicatamente con un ritmo lento e stabile.

"Perché?", chiese Shen. "Perché chiamarlo, se Ulamog è così vicino? Che aiuto ci può dare se si trova al di là di un intero oceano?".

"Nessun aiuto", rispose Kiora. "Quello che dici è proprio il motivo per cui non l'ho chiamato".

Le acque divennero gelide e immobili.

"Io l'ho evocato".

Yesha indietreggiò.

"Che cosa ti fa pensare di poter...".

Dopo un istante, fu insieme a loro, una enorme e turbolenta oscurità che coprì la debole luce del sole che filtrava fino a loro.

Lorthos, lo Spostamaree | Illustrazione di Kekai Kotaki

Lorthos!

Lei lo ha evocato e lui è giunto! Kiora si sarebbe messa a ridere, se solo fosse stato un po' meno terrificante.

Quel grande essere si muoveva, ruotava, un intero panorama di cirripedi e cicatrici e una gonfia carne elastica che splendeva di fianco a loro. Era frastornante, come volare. In lontananza, un enorme bocca divenne visibile, fauci in grado di inghiottire un'intera balena in un solo boccone.

Fermati! disse Kiora, sollevando di nuovo il bidente. Incanalò il pensiero attraverso il bidente, ma non fu un ordine, non come quello che aveva impartito agli esseri marini inferiori. Era una supplica. Vi sono degli intrusi nei tuoi mari, o essere supremo. Li combatterai insieme a me?

Le fauci si aprirono, si chiusero e si aprirono di nuovo, ma la grande piovra non cedette.

Non sono debole, pensò Kiora. Ti ho evocato e impugno un'arma in grado di ferirli. Insieme, potremo impartire una lezione di umiltà a queste creature.

Questi erano concetti di civiltà, arma, lezione e umiltà, ma qualcosa dentro Lorthos sapeva con sicurezza di possedere il potere e il potere deve difendere se stesso.

Le fauci si richiusero e l'enorme e intricato corpo di Lorthos li sorvolò di nuovo. Infine, il suo occhio divenne visibile, di un blu brillante, un occhio e un bidente che pulsavano in sintonia. Quanto piccoli dovevano apparire a lui quei tre tritoni! Granelli insignificanti che danzano nell'oscurità e osano pronunciare il suo nome.

Poi si voltò e affondo sotto di loro, mostrando la parte superiore del suo manto. Il risucchio attirò Kiora e i suoi ingannatori, che nuotarono con lui. Le sue creature marine inferiori si allontanarono dai bordi della sua consapevolezza e cercarono di tenersi lontane dalla portata di quegli enormi tentacoli.

"Afferratevi a qualcosa!", disse Kiora. "Non sarà un viaggio comodo".

Shen e Yesha trovarono luoghi sicuri tra le creste della pelle di Lorthos. Cicatrici sufficientemente grandi da nascondercisi dentro, cirripedi più grandi della vongola più grande che lei avesse mai visto... le sue dimensioni erano quasi incomprensibili. E Ula era ancora più grande.

Kiora prese posizione sulla cima del manto di Lorthos, con il bidente che pulsava ancora in armonia con il suo occhio. Shen si mise vicino a lei, indubbiamente pronto ad afferrare il bidente nel caso le fosse sfuggito. Attirò la sua attenzione e gli strizzò l'occhio.

Non ancora.

Lorthos si sollevò e Kiora si sollevò con lui.

Non aveva bisogno di dirgli dove andare. Lui lo sapeva, lui poteva percepire l'intrusione del titano Eldrazi nei suoi mari. Non poteva sapere degli altri mondi e probabilmente non aveva idea di cosa fossero gli Eldrazi. Ma conosceva il potere e le sfide.

Lorthos scattò in avanti, espandendosi e contraendosi come un enorme cuore. Kiora strinse i denti. Viaggiare sul dorso di una piovra era sempre così, ma in questo caso era peggio... era anche incredibilmente grande. Non poteva però dubitare dei risultati, dato che ogni movimento li spingeva centinaia di metri in avanti.

Lentamente ma inesorabilmente, Lorthos e Ula stavano convergendo su Portale Marino.

I mostri marini di Kiora si sparsero intorno a loro, fungendo da schermo contro le orde di progenie. La sua mente veniva tirata verso decine di direzioni contemporaneamente e cercava di mantenere il controllo su questo vasto esercito, mentre i suoi membri venivano feriti e il loro sordo istinto li spingeva da un combattimento a un altro.

Man mano che si avvicinavano alla riva, le acque diventarono meno profonde e le spinte di Lorthos iniziarono a far uscire i suoi passeggeri fuori dall'acqua, esposti all'aria e al sole, per poi immergersi di nuovo nell'oceano. Dopo un po' le acque furono ancora meno profonde e Lorthos iniziò a trascinarsi con i suoi tentacoli. Il suo manto emerse dalla superficie e rimase all'aria, sollevando grandi onde sul piccolo porto e offrendo a Kiora la prima occhiata sul nemico.

Il piano degli altri Planeswalker stava funzionando. Ula si trovava all'interno di un anello di edri, il quale brillava intensamente con una luce intrappolante e accecante. Le sue braccia e i suoi tentacoli si dimenavano contro gli assalitori e la prigione, ma sembrava non potersi liberare.

Illustrazione di Craig J Spearing

Guardatelo! Questo sarebbe un dio? Questa spenta essenza di osso bianco? Sembrava così sciocco mentre si agitava come una seppia presa in una rete. Perché mai la gente aveva considerato degna di venerazione questa patetica creatura? Solo perché era gigantesca? Ha!

Era davvero gigantesco.

Qui, così vicina e sempre più vicina, l'enormità del suo nemico iniziò a farsi strada nella sua mente. Torreggiava sull'acqua, alto quasi quanto il faro, nonostante fosse parzialmente sommerso. In confronto a un titano Eldrazi, anche Lorthos sembrava piccolo. In un combattimento faccia a faccia, la grande piovra di Murasa non avrebbe probabilmente avuto possibilità di vittoria. Era un bene che avesse lei ad aiutarlo.

Poi qualcosa andò storto. Il potere che scorreva attraverso la rete di edri divenne di colore rosso e infine nero. Avvampò su uno degli edri, come un lampo oscuro. Poi, uno dopo l'altro, gli edri iniziarono a crollare dal cielo.

Kiora non riuscì a comprendere né cosa fosse successo né come fosse potuto accadere. Forse gli edri erano senza energia o la struttura aveva un difetto o un qualche effetto dovuto alla loro inattività per tutti quei secoli. O forse si era semplicemente liberato. Qualsiasi fosse stata la causa, l'effetto era evidente: Ula era libero dalla sua prigionia.

Avanti!, incitò Lorthos, sebbene non avesse bisogno di alcun incitamento. Sorrise e si azzardò a mettersi in piedi, dritta con il suo bidente. Alla fine avrebbe punito Ula per ciò che aveva fatto al suo popolo e al suo mondo... per la distruzione provocata dalla sua liberazione, per i millenni di inganni precedenti, per essere stato la putrefazione al cuore di questo piano per così a lungo.

"Ula!", urlò lei. "Voltati e affrontami, miserabile!".

Shen la guardò come se fosse impazzita. Era gratificante.

Ula non si voltò verso di lei, bensì verso la costa, iniziando a muoversi pesantemente lungo la diga. Codardo!

Le acque iniziarono ad agitarsi e diventarono mosse e violente. All'inizio pensò che potesse essere la sua stessa furia, incanalata inconsciamente attraverso il bidente. Invece... invece si trattava di qualcosa di diverso. Qualcosa di diverso stava avvenendo e lei non sapeva di cosa si trattasse; poi lo vide e... per tutte le divinità e mostri...

Illustrazione di Lius Lasahido

La forma aliena che si sollevò era terribilmente familiare. Una corona di lame nere sovrastava il nulla che sarebbe dovuto essere la testa di quell'essere... impossibilmente piatta, impossibilmente nera, come un foro nello spazio. Un manto di carapace brillante emerse dietro di loro. Le sue mani enormi iniziarono ad afferrare, con due spade di ossidiana che spuntavano dagli avambracci.

Cosi.

Con un movimento nell'acqua inviò un'onda impetuosa in ogni parte della baia. Con un altro si portò di fronte a Portale Marino. Sollevò un braccio enorme e colpì, facendo vacillare la splendente pietra bianca della diga, sciogliendola e creando linee a spirale del colore dell'olio nell'acqua. Kiora osservò impotente il mare di Halimar, con il livello delle sue acque più elevato dell'oceano dall'altra parte di Portale Marino, iniziare a fluire attraverso la breccia, filtrando intorno al braccio di Cosi con geometrie impossibili.

I due titani si avvicinarono tra loro e, per un breve folle momento, Kiora pensò che avrebbero potuto lottare tra loro per il privilegio di divorare Zendikar. Si sfiorarono, lenti e tranquilli come iceberg. Quel momento terminò.

Cosi si voltò verso di lei.

Il mondo sembrava incurvarsi intorno a lui, come se fosse il centro dello spazio. Quei perfetti frammenti neri sopra la sua testa sembravano attirare la stessa luce. Non ne riusciva a comprendere la forma o addirittura se fossero solidi. Nei punti in cui erano in sovrapposizione, sembrava che si fondessero gli uni negli altri. Non erano oggetti e neanche forme... erano dei vuoti nello spazio e la attiravano.

Chi le aveva mai dato l'idea di poter sfidare le divinità? Quali situazioni l'avevano portata verso questo scontro con una... con due divinità? Le storie di Cosi mostravano che sarebbe stato possibile ingannare Ula, attaccarlo, sottometterlo. Ma c'era un aspetto che aveva dimenticato in questa sua fretta di affrontare Ula, un aspetto che era comune a tutte le storie su Cosi.

Cosi vinceva sempre. Non i mortali che ne seguivano l'esempio. Non i delfini che cinguettavano le sue gesta. Cosi vinceva sempre. Kiora aveva ingannato Thassa e aveva pensato di umiliare Ula. Ma Cosi l'aveva ingannata.

Un movimento intercettato con la coda dell'occhio riportò la sua attenzione sulla realtà. Shen si trovava di fianco a lei e aveva un'espressione indolente e gli occhi neri. Intorno alla sua testa fluttuavano frammenti di ossidiana, come quelli di Cosi.

Scattò verso di lei.

Kiora barcollò all'indietro, sulla pelle scoscesa di Lorthos. Shen continuò ad avvicinarsi, meccanicamente. Il bidente era incastrato in una delle cicatrici della piovra e lei era bloccata. Aveva solo un istante per decidere il da farsi.

Il bidente era l'arma di una divinità, certo. Aveva un enorme potere e lei era sicura di doverne ancora scoprire una parte. Ma alla fine era un'arma e avrebbe potuto utilizzarla come ogni altra arma.

Sollevò il bidente e affondò le sue punte gemelle nel petto di Shen.

Gli occhi di Shen ritornarono normali e i frammenti sopra la sua testa svanirono. Lui guardò verso di lei, con le mani che afferravano passivamente il bidente. Cercò di dire qualcosa o di chiedere qualcosa, ma tutto ciò che si poté udire fu un basso gemito. Il sangue iniziò a uscire intorno alle ferite causate dal bidente.

Lei lo spinse via con un piede. Sfilò il bidente con facilità e il sangue rosso acceso si versò sulla pelle di Lorthos. Shen cadde lontano da lei, scivolò e piombò in acqua, scomparendo alla vista.

Cosi era ora giunto sopra di lei e i suoi tentacoli battagliavano furiosamente con quelli di Lorthos. Kiora fece fluire il potere nel bidente insanguinato per sostenere Lorthos nel combattimento, ma la piovra era disperatamente in inferiorità. Le braccia di Cosi ruotavano in modo impossibile, piegate in modo inusuale in quell'orrendo doppio gomito. Le lame di ossidiana che uscivano dai suoi avambracci spazzarono il mare e si sollevarono sopra di lei, facendo ricadere l'acqua salata. Queste erano le armi di una divinità. In confronto, il bidente era un gingillo.

Una prima lama imponente e poi una seconda colpirono il corpo di Lorthos. La seconda mancò Kiora di pochissimo. Sangue bluastro, quasi nero, si sparse intorno a loro.

Kiora guardò verso Cosi, ma Cosi non ricambiò lo sguardo. Non poteva... non aveva alcuna faccia, non aveva alcun volto, era solo un'enorme e aliena presenza su di lei. Aveva attaccato Lorthos perché una piovra era l'unico nemico della sua statura. Kiora e il suo prezioso bidente erano insignificanti e non avevano attirato la sua attenzione.

Comprese infine dove era il suo errore. Cosi non l'aveva ingannata. Cosi non aveva alcuna informazione sulla piccola storia che lei stava raccontando... la storia che dipingeva gli ingannatori come leali delfini, gli altri Planeswalker come sciocchi e lei, scioccamente, come Cosi.

Thassa aveva provato odio per lei. Cosi non l'avrebbe neanche degnata di uno sguardo.

Con un suono umido e orribile, Cosi tirò le braccia di Lorthos, il cui corpo sussultò e si divise in due, generando fontane di scuro sangue blu che si infransero nelle acque. La luce del bidente si spense. Kiora perse l'equilibrio e cadde, mentre Cosi lasciava scivolare dalle sue lame le due metà del più mastodontico campione dell'oceano.

Nella caduta, il bidente scivolò tra le sue insensibili dita. Osservò impotente il suo trofeo che si allontanava da lei.

Aveva ucciso Shen. Probabilmente anche gli altri ingannatori e decine dei suoi nobili behemoth oceanici. Lorthos, il portatore delle maree, forse la più antica e la più gigantesca creatura dei mari di Zendikar. Li aveva uccisi tutti. Loro avevano creduto il lei, avevano creduto in quel giocattolo, avevano creduto nelle sue storie. E per questo erano morti. Almeno sua sorella l'aveva lasciata, grazie agli dei. Grazie a chiunque.

Cosi oscurò il sole. No... non Cosi. Kozilek, imponente e impossibile, una contorta presa in giro dell'idea di divinità.

Colpì l'acqua e l'oscurità la rivendicò.

Illustrazione di Zack Stella


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