Ogni simbolo di Jund

Posted in Magic Story on 4 Novembre 2015

By Michael Yichao

Yichao is a writer of words for plays, television, theme parks, and—most recently—Magic: The Gathering. He loves Cube Draft and corgis.

Lontano da Zendikar, si trova il mondo suddiviso in cinque parti di Alara. Molto tempo fa, Alara venne separata in cinque mondi, ognuno dei quali ha sviluppato le proprie tradizioni e forme di vita e di magia. Sul piano-frammento in cui i draghi sono venerati, Jund, gli sciamani e i guerrieri affrontano le fosse di catrame e le giungle, cercando di sopravvivere, circondati da un'infinita quantità di predatori. La necromanzia era sconosciuta su Jund, in quanto era il campo di studi solo del frammento infernale di Grixis.

Con il Conflux e la riunione dei frammenti, tuttavia, tutto questo è cambiato. La magia della morte è giunta su Jund . . . in cerca di vendetta.


L'aspro odore di zolfo le bruciava le narici. Sotto i suoi piedi, i taglienti e secchi fili d'erba puntavano contro i suoi stivali consumati, mentre una rovente folata di vento soffiava in tutta la valle. Fuoco. Impulsivo. Primitivo. Mentre scandagliava l'orizzonte, accogliendo le visioni selvagge che Jund le offriva, le vennero in mente queste parole. Il selvaggio impulso della terra rombava ovunque. Brontolava sotto gli zoccoli delle enormi bestie dalle spesse pelli e dalle affilate zanne. Echeggiava in lontananza nei ruggiti dei draghi. Risuonava nel rombo dei picchi vulcanici che minacciavano di eruttare... e in più occasioni, per quanto potesse ricordare, avevano mantenuto la promessa.

Territori Selvaggi | Illustrazione di Vance Kovaks

Un'altra parola cercò di farsi strada tra i suoi pensieri, strisciando fuori dai recessi della memoria. La strinse alla gola e si avvinghiò al suo cuore; lei cercò di strapparla via dalla sua mente e di metterla da parte, un'ombra effimera di una fiamma una volta ardente.

Casa.

Andò avanti, lasciandosi alle spalle quella parola, un osso buttato a terra e ripulito dai mangiacarogne dei pensieri più oscuri.

Questa non era la sua casa. Non lo era più.


Era così . . . verde.

Osservò la fiala davanti ai suoi occhi, con il contenuto che pulsava di un bagliore fosforescente. Il vecchio e rugoso sciamano dalla sottile chioma grigia che danzava mossa dal vento che la teneva in mano fissò il suo sguardo su di lei.

"Noi del Cerchio di Nel Toth consacriamo te, Meren, figlia della pietra, del sangue e dell'osso, con la Pozione di Fuoco Onirico". La mano del vecchio sciamano che reggeva la fiala tremava leggermente. Le giovani dita incontrarono le vecchie dita sgualcite e macchiate dall'età e si strinsero sulla fiala. Il suo sguardo passò dalla pozione agli sciamani che la circondavano. Osservò con attenzione i volti familiari del Cerchio, alla ricerca del suo maestro, Kael, fiero, che la osservava da vicino.

Si sollevò leggermente, per arrivare alla sua altezza.

"Bevi e preparati".

Il dubbio cercò di insinuarsi tra i suoi pensieri. La sua intera vita l'aveva portata a questo momento, a questa prova che avrebbe dimostrato il suo valore di sciamana che aveva completato l'addestramento. Aveva sempre faticato, aveva sempre seguito le ombre dei suoi pari, che sembravano riuscire sempre a superarla durante gli addestramenti. Le magie che venivano spontanee agli altri sciamani la lasciavano stupefatta. Sembrava che loro riuscissero a manipolare la magia della vita in modo istintivo, mentre lei faticava nell'udire e trovare l'impulso, per non parlare di incanalarlo e dargli forma.

Concentrazione.

La parola risuonò nei suoi pensieri e guardò di nuovo istintivamente verso Kael. L'alto sciamano aveva un'espressione del volto neutrale, ma i suoi occhi erano fissi su quelli di lei e scintillavano dall'orgoglio e dalla speranza. Kael credeva nella sua forza, nonostante le sue fatiche.

Non sei debole. Sei Meren, apprendista sciamana di Nel Toth. Sei in grado di incanalare la magia della vita, sei una manipolatrice del sangue e dell'osso. Sei giunta all'alba del tuo ventesimo anno di vita e hai molta strada davanti a te... ma io ti ho vista combattere per sopravvivere. Concentrazione, Meren. Prospera. Trionfa.

Inspirò profondamente. Sarebbe stata uno degli apprendisti che avrebbero portato a termine la prova oppure sarebbe morta nel tentativo.

Cercò di non pensare ai molti altri sciamani che, in effetti, erano morti nel tentativo.

Non poteva più tirarsi indietro.

Portò la fiala alle labbra e ne vuotò il contenuto.


Aveva terminato.

Le era stato necessario tutto il mattino. Il compito era stato lento, la magia necessaria era ancora nuova per lei... una lama di ossidiana appena plasmata, dall'equilibrio ancora dubbio nelle mani del guerriero.

L'arma sarebbe stata molto più letale di una spada.

La sua opera era stata lenta e metodica. Nonostante avesse ancora una scarsa esperienza, la magia che aveva plasmato fluiva in modo naturale attraverso di lei, quasi seguendo i ritmi del subconscio. Non era più una ragazzina in difficoltà che cercava di afferrare un potere che le scivolava sgraziatamente tra le mani. La magia che aveva lanciato, sebbene nuova per lei, era colma di età e potere e, avvicinandosi al termine, sapeva che sarebbe stata un successo. Intorno a lei, la melma dell'acquitrino si allontanava in rigagnoli, spinta dalla forza pura del mana che fluiva verso di lei. L'acqua della palude si ritirò, quando l'arma prese forma, mutò forma e venne estratta dagli eoni che si avvinghiavano alla sua forma un tempo imponente.

Ne ammirò la bellezza, l'antica perfezione. In tutto Jund, sapeva che grandi forze come questa rimanevano dormienti, in attesa di essere riscoperte. Fissò la sua forma: uno slanciato strumento di morte, riportato alla sua antica gloria... anzi, reso ancora più imponente... dalla sua mano. Quasi sicuramente, un tempo aveva un nome... perso nel tempo. Le avrebbe dato un nuovo significato.

"Skaal Kesh".

La sua voce ruggì con un peso roco che la sorprese. Solo in quel momento si rese conto di tutto il tempo che aveva trascorso senza pronunciare alcuna parola.

"Tu sei Skaal Kesh. Dissotterrata e legata a me".

Parlò di nuovo, la sua voce guadagnò forza, le sue mani tracciarono linee intuitive, creando un legame tra l'arma e la sua magia e la sua volontà, mentre una sola parola echeggiava nella sua mente:

Vendetta.


Tutto ardeva dentro di lei.

Comprese istantaneamente da cosa avesse preso il nome di Pozione di Fuoco Onirico. Il delirio e la nausea la inondarono, un solido muro di vertigini che si conficcò nella sua coscienza e minacciò di farle perdere l'equilibrio. Sembrava che le sue viscere fossero state infuocate da un maestro sciamano... un dolore feroce e inspiegabile scosse il suo corpo. La fiala cadde a terra, ma lei non se ne accorse.

Veleno.

La parola si formò nella sua mente e lei sapeva che corrispondeva alla realtà. Era evidente che... senza alcun aiuto, la Pozione di Fuoco Onirico l'avrebbe uccisa. Cercò di respirare nonostante il dolore e cercò mantenere il controllo dei muscoli nonostante gli spasmi e l'intruglio che scorreva nelle sue vene.

Contemporaneamente, poté udire il ronzio delle voci che si sollevavano e diminuivano di volume, con i toni che si sovrapponevano con ritmi pulsanti. Comprese che il Cerchio stava intonando un canto e tessendo una magia.

Spalancò gli occhi.

Davanti a lei, un imponente elementale si sollevò dal terreno. Rami contorti si fecero strada intorno a macigni, scattarono insieme e formarono strane e spesse membra. Sbirciò in direzione di quella mostruosità. Quell'essere era alto cinque metri e proiettava su di lei la sua ombra. Con un crepitio, la grande pietra che ne formava la testa si spaccò, rivelando fauci frastagliate. Barlumi di elettricità statica danzarono tra le sue zanne di roccia, saltellando per illuminare i suoi due occhi.

L'elementale si drizzò, spalancando gli avambracci dalle dimensioni di un auroch, con la bocca aperta per emettere un ruggito primitivo. Batté al suolo la sua gamba anteriore, scatenando onde d'urto attraverso il terreno, mentre i suoi occhi di fulmine la scrutavano... piccola, gracile e insignificante.

Elementale Frana Rocciosa | Illustrazione di Joshua Hagler

"Unisciti allo spirito, ragazza!". Lo sciamano anziano urlò più forte dell'ululare del vento, con una voce sorprendentemente chiara nonostante il rumore. "Piegalo alla tua volontà".

Giusto. Quindi questa era la sua prova. Entrare in comunione. Trovare una connessione. Stabilire un legame. Esercitare il controllo.

Focalizzò tutta la sua attenzione sull'elementale e sollevò lentamente le mani, mentre una cantilena più volte praticata proveniva dalle sue labbra. La Pozione di Fuoco Onirico ardeva intensa nelle sue vene e comprese che non era solo un veleno... la pozione era in grado di aumentare i suoi sensi, aggiungendone di nuovi. Era in grado di vedere... anche se solo in parte... le energie elementali che si estendevano oltre il corpo fisico della creatura. Riusciva a sentire l'impulso di mana che ne permetteva l'esistenza.

Tutto questo per la sua forza vitale.

Questo era lo sciamanismo di Nel Toth... sacrifici di sangue e carne come materie prime per il potere selvaggio. Sapeva che avrebbe dovuto legarsi a questo elementale, senza perdere tempo. Con il potere dell'elementale sarebbe stata in grado di depurarsi dal veleno prima che la consumasse da dentro. O prima che fosse il selvaggio elementale a consumarla da fuori.

Stava iniziando a comprendere perché la percentuale di ascensione dei nuovi sciamani fosse così bassa.

Stese un filo della sua energia verso l'elementale. Il primo contatto. Un saluto. Strinse i denti, rimanendo salda nonostante il fuoco nelle vene, nonostante il pungere dei venti, nonostante l'acuto ronzio della continua cantilena del Cerchio.

Salve.


Si accorse dei cacciatori di Nel Toth molto prima che loro si accorsero di lei. Due guerrieri e uno sciamano, che si avventuravano attraverso la macchia. Li osservò mentre si muovevano sul terreno, avvicinandosi al suo piedistallo nascosto. L'abbigliamento era simile alla terra. La forma delle loro armi era familiare. Un formicolio si trasmise lungo la schiena. Da quanto tempo. Era tutto così familiare e al tempo stesso estraneo, ciò che una volta era intimo era reso strano dal passare degli anni. Sembrava incredibile, quasi irreale, rivederli ora, qui, in carne e ossa. La tribù era sopravvissuta.

La situazione stava per cambiare.

Il primo guerriero morì senza rendersi conto di cosa stesse succedendo. Dal suo petto fuoriuscì un fuoco verde, brutale e ardente. In pochi secondi, il suo intero corpo fu incenerito, diventando un ammasso a terra ancor prima che un urlo potesse uscire dalle sue labbra. Il secondo guerriero riuscì a urlare, balzare indietro e sguainare la spada, cercando disperatamente un nemico. Trovò invece un pugnale di osso piantato nel petto. Lei si appoggiò alla lama e contro la sua schiena, spingendolo ancora più profondamente nel suo sterno.

Mago Combattente di Jund | Illustrazione di Vance Kovacs

Un torrente di fuoco si scagliò verso di lei, che ruotò e scagliò il guerriero tra sé e il fuoco per assorbire l'impatto dell'attacco. Quando il fuoco si ridusse di intensità, ritirò il suo pugnale e spinse in avanti i resti del guerriero, un secondo corpo bruciacchiato che colpiva il suolo. Quando alzò lo sguardo, vide lo sciamano che si lanciava alla carica, con un urlo di furore. Correndo, lo sciamano sollevò il suo bastone per evocare due elementali di spine... veloci, maligni e taglienti.

Meren osservò l'avvicinamento dello sciamano e fece un passo indietro mentre ripuliva dal sangue con un dito la sua lama d'osso. Disegnò velocemente un glifo sul polso che reggeva il pugnale, terminando proprio nel momento in cui gli elementali balzarono su di lei. Con un rapido scatto delle mani, i due elementali si incendiarono di un fuoco verde e poi si trasformarono in cenere, che venne portata via dal vento.

Lo sciamano urlò dal tormento, ma non rallentò la sua carica, tirò indietro il suo bastone, mentre il fuoco scintillava intorno ai denti e le ossa tintinnavano selvaggiamente sull'estremità... quando una mano bruciacchiata le afferrò una caviglia. Il bastone le scivolò dalle mani e lei cadde pesantemente al suolo, colpendo il terreno con uno scricchiolio e rompendosi un polso a causa dell'impatto improvviso.

La sciamana guardò con orrore gli inceneriti occhi vacui del guerriero caduto che la guardavano senza vita, brillanti dello stesso verde putrido dei fuochi che avevano consumato i suoi elementali. L'altro braccio del guerriero afferrò una gamba della sciamana e le ossa delle dita perforarono la zona dove la carne era stata sciolta, scavando e bucando la pelle, provocando un urlo di terrore.

In tutto questo tempo, Meren si avvicinò e osservò con freddo disprezzo la sciamana terrorizzata. Si udì un altro nauseante scricchiolio nel momento in cui calpestò con forza la mano ferita della sciamana. La sciamana urlò dal dolore, contorcendosi per liberarsi, finché non sentì la lama d'osso che le sfiorava la giugulare.

"Dove sono?".

La sciamana posò lo sguardo su quei grigi occhi freddi, privi di ogni emozione. "Abominio!", sibilò. "Che nauseante magia...".

Le parole della sciamana divennero un gorgoglio appena il sangue le risalì fino alla bocca e fuoriuscì dal taglio profondo in cui il pugnale d'osso aveva reciso in modo netto la gola.

Ancora una volta si ritrovò a ripulire la sua lama d'osso con un dito. Con un gesto ordinò al guerriero senza vita di lasciare la presa sulla caviglia della sciamana e di alzarsi in piedi. Con il dito insanguinato, disegnò un altro glifo, questa volta molto più complesso, sul dorso della mano con cui reggeva il pugnale. Dopo aver terminato di tracciare le linee, un bagliore verde permeò il cadavere della sciamana. La sciamana si alzò da terra e si mosse a scatti fino a giungere in posizione eretta. Con occhi vuoti, ora venati di verde, volse lo sguardo verso Meren.

"Dove sono", chiese nuovamente. "Dove sono le nuove caverne delle riunioni del Cerchio".

La sciamana emise un suono che sembrò un tentativo di parlare, ma tutto ciò che uscì dalle sue labbra fu un leggero sibilo. Altro sangue gorgogliò lentamente dalla sua gola tagliata.

"Indica", le ordinò.

La sciamana la osservò senza muoversi per un momento. Poi, molto lentamente, sollevò la mano e un dito incrostato di terra e sangue indicò l'est.

"Guidami". La sciamana si incamminò lentamente.

"Aspetta". La sciamana si arrestò.

Meren fece un gesto verso il bastone che giaceva a terra. "Riprendi la tua arma".

La sciamana si piegò e faticò a raccogliere il bastone con la sua mano intatta.

La osservò divertita per un istante e poi voltò lo sguardo verso l'ultimo guerriero. Il fuoco verdastro aveva consumato la maggior parte delle sue carni, ma parte dei tendini e della pelle erano ancora testardamente avvinghiati alle ossa. Scosse la testa. Nulla va sprecato.

Sollevò una mano ed evocò la magia nelle proprie vene. L'esperienza della creazione dell'arma di quel mattino, insieme ai legami di sangue che aveva appena creato, resero in confronto semplice animare lo scheletro. Non aveva neanche bisogno di viscere per questa magia.

Terminare | Illustrazione di Wayne Reynolds

Lo scheletro si sollevò, mentre la sciamana riuscì finalmente a impugnare il suo bastone. Con un gesto, mise in marcia quel gruppo, con la sciamana in testa e i due guerrieri ai suoi lati. Meren li seguì a qualche passo di distanza, dopo aver riposto il pugnale.

La vendetta ha inizio.


Questa è la fine.

Sputò sangue e si passò una mano sulle labbra, respirando affannosamente. Un occhio era chiuso per quanto era gonfio e un braccio era ciondolare, inutile e rotto. La vista era quasi svanita e ogni oggetto era ridotto a una macchia confusa. Il suo corpo era giunto oltre il livello del dolore, le sue viscere sembravano come una melma gelatinosa e lei temeva che l'unico motivo per cui era ancora cosciente fosse proprio ciò che la stava uccidendo dall'interno.

I legami con gli elementali non erano andati bene,

proprio per niente.

Il suo saluto, i suoi filamenti di mana per la creazione del contatto, non avevano avuto l'effetto che lei si aspettava. Certo, non aveva mai avuto un talento per l'evocazione o la creazione di legami con gli elementali. Ma non le era neanche mai capitato che un elementale reagisse con tale furore.

Appena stabilì il contatto, l'elementale indietreggiò ruggendo e poi la allontanò con un maligno colpo delle sue membra... cioè con un macigno delle dimensioni di un auroch. La velocità dell'assalto la colse di sorpresa e la fece rotolare a terra, spezzando istantaneamente il braccio che aveva sollevato a protezione. L'unico aspetto positivo era che il nuovo dolore aveva momentaneamente attenuato la diffusione del veleno nelle sue vene.

Faticò ad alzarsi, senza fiato e tossendo, guardandosi freneticamente intorno, alla ricerca di una guida da parte del Cerchio. Gli evidenti sguardi di stupore che vide su molti volti non furono di conforto. Si voltò verso Kael. Il suo viso era più stoico che mai, ma il suo modo di stringere i pugni rivelò i suoi pensieri. Un forte ruggito attirò di nuovo la sua attenzione sull'elementale che si preparava alla carica. Cercò di respirare, di recuperare l'equilibrio e un nuovo, intenso dolore le comunicò che alcune costole erano incrinate, se non addirittura rotte.

Non perdere il controllo. Concentrazione. Se non è possibile stabilire un legame pacifico, deve essere forgiata una potente catena.

Non importava che non fosse mai riuscita a stabilire un legame con un elementale contro la sua volontà prima di quel giorno, soprattutto non uno di quelle dimensioni. Doveva riuscirci. Ci sarebbe riuscita. Non sarebbe morta quel giorno.

Dopo quasi trenta minuti, iniziò a dubitare. Forse sarebbe morta proprio quel giorno. A tenerla in vita erano solo la forza di volontà e una notevole dose di fortuna. I pochi riti che conosceva per stabilire il legame non sembravano affatto avere la forza necessaria per incatenare quel selvaggio elementale, neanche con le sue abilità potenziate dalla Pozione di Fuoco Onirico. Si raccolse dentro una cupola di pietra che sollevò intorno a sé, per proteggersi dall'elementale che colpì dall'esterno. Frammenti di roccia caddero su di lei a ogni colpo; sapeva che quel riparo non avrebbe retto l'assalto a lungo. E se anche fosse riuscito a proteggerla . . . un'altra fitta al ventre le ricordò dell'altra minaccia contro cui stava combattendo. Sembrava che la morte per mano dell'elementale furioso l'avrebbe raggiunta prima della morte per mano del veleno che aveva assunto volontariamente.

Tuttavia, ancor più terribile della minaccia di morte che incombeva era lo sgomento della sua prestazione di fronte al Cerchio. Non solo non era riuscita a stabilire un legame con l'elementale, ma tutte le sue magie da sciamana e i suoi tentativi erano stati scadenti e deboli. Nonostante la Pozione di Fuoco Onirico che pulsava nelle sue vene, faticò a sentire l'impulso di Jund, il battito della magia della vita che sarebbe dovuta essere in grado di manipolare. Lo scudo di pietra era stato la sua magia di maggiore successo e solo perché aveva utilizzato il suo stesso sangue per aumentarne la forza.

Non sei debole.

Disperazione e rabbia si agitarono nel profondo dello stomaco. Kael si era evidentemente sbagliato.

Un altro colpo possente fece penetrare un raggio di luce nella cupola. La fine era vicina.

Ma non era ancora giunta.

Respirò, spingendo l'aria nei suoi malconci polmoni e ignorando le proteste della sua gabbia toracica fratturata. Respirò, concentrandosi sul battito del suo stesso cuore come punto di contatto per un impulso più profondo, l'impulso della vita, del fuoco, di Jund. Respirò e il tempo sembrò rallentare mentre si sforzava per ascoltare, per cogliere quel ritmo elusivo, per attingere all'impulso di magia per tentare un'ultima volta . . . qualcosa. Qualsiasi cosa. Ascoltò, si sforzò, cercò la forza, cercò l'energia.

Un'ondata e poi il silenzio. Un'ondata e poi il silenzio.

Aggrottò la fronte e increspò le sopracciglia. Aveva sempre faticato a reggere quell'ondata di energia di forza vitale a cui tutti gli sciamani attingevano per ottenere il loro potere. Aveva sempre incespicato, cercando di sincronizzare le sue parole e i suoi movimenti con l'impulso, che aveva un ritmo estraneo e inafferrabile. Ma ora, mentre ascoltava, mentre sentiva che la vita le stava sfuggendo, i ruggenti momenti di silenzio tra le ondate la attiravano. La mancanza di suoni e il vuoto infinito la attirarono. Non aveva mai notato quello spazio, quella tranquilla oscurità sempre presente. La dimensione sembrava più ampia, più presente dell'ondata... occupava tutto lo spazio che non era l'impulso, che non era la vita.

Un'esplosione distante e il crepitio di una pietra che si frantumava le ricordò che al suo esterno il tempo stava continuando a scorrere. La sensazione ultraterrena della rovente aria di Jund e della luce del sole sulla sua pelle le fecero capire che il tempo era terminato. Doveva fare qualcosa, subito.

Entrò in contatto con l'oscurità e attinse.


Il Cerchio era sicuro di avere davanti a sé il fallimento di un'altra sciamana... proprio una prova spettacolare. La giovane ragazza provocò in qualche modo l'elementale con il quale era stata incaricata di entrare in connessione, fatto inusuale. La prova non era di combattimento, bensì di corsa contro il tempo. Al contrario, questa prova si trasformò in qualche modo in una giovane ragazza che cercava di combattere contro un infuriato elementale delle valanghe.

Quando la ragazza forgiò un riparo di pietra con il suo stesso sangue per rafforzare la magia, alcuni si sporsero in avanti, affascinati. Alcuni mormorii riguardo la sua determinazione e le sue capacità di trovare metodi alternativi si propagarono nel Cerchio.

Nessuno era preparato per ciò che stava per avvenire.

L'elementale squarciò un ampio pezzo della cupola di pietra e un fascio di luce verde fuoriuscì dall'interno. Un istante dopo, ne eruppe un pilastro di fiamme di color smeraldo, alto fino al cielo. L'imponente colonna di fuoco brillò selvaggiamente... ma non ci furono né esplosione né calore, nessuna ardente bruciatura, nessun ruggito, nessun impulso. Il Cerchio osservò con orrore il fuoco innaturale. L'elementale delle valanghe barcollò all'indietro a causa delle fiamme.

Poi si voltò e cercò di fuggire.

Le fiamme si diressero verso il basso e ne emerse la forma di una ragazza, nascosta dietro a uno strato di fuoco verde. Il Cerchio vide le sue mani sollevarsi... e il fuoco si scagliò verso l'elementale. Alcuni sciamani affermarono di aver visto le fiamme prendere la forma di teschi che si lanciarono in aria e avvilupparono l'elementale delle valanghe.

Meren del Clan Nel Toth | Illustrazione di Mark Winters

Quando le fiamme avvolsero l'elementale, si udì un urlo di terrore. Si contorse, immerso nella luce color giada, avvizzendo. In pochi secondi, tutto terminò. I macigni e le pietre si frantumarono e divennero un ammasso di detriti. Il fuoco divorò i rampicanti, la luce, il mana... ogni essenza di vita. Non rimase nulla più che un ammasso di rocce frantumate.

Tutti gli sguardi si spostarono sulla ragazza, appena in tempo per vedere le sue ginocchia che cedevano, facendola crollare a terra.


Voci smorzate echeggiarono fragorosamente nella sua mente, mentre mulinelli di colori irrazionali si allontanavano da lei. Nuotò disperatamente contro lo sfinimento e il delirio, lottando per riprendere coscienza. Aveva cercato di incanalare una magia di fuoco come Kael le aveva insegnato, dal vuoto invece che dall'impulso. Non sapeva se aveva avuto successo, ma aveva dei pensieri, quindi era ancora in vita, segno che qualcosa di positivo era capitato.

Concentrazione. CONCENTRAZIONE. Apri gli occhi.

Molto lentamente, il suo corpo seguì la sua volontà. Le palpebre si aprirono, pesanti e indolenti.

La scena che si ritrovò davanti era . . . disorientante.

Due sciamani del Cerchio erano sopra di lei, con sguardo duro e fisso, e stavano puntando i loro bastoni verso di lei. Dietro di loro poteva vedere le confuse forme degli altri, intenti in accese discussioni. Le loro parole suonavano confuse, un ingarbugliato ammasso di sillabe. Incitò la sua mente a separare le parole, scuotendo la testa per cercare di dissipare una parte della confusione creata dalla Pozione di Fuoco Onirico.

Radici Corrotte | Illustrazione di Mark Hyzer

"Non ti muovere".

Guardò la punta del bastone, confusa. Lo sciamano che brandiva quell'arma la osservò e lei poté scorgere la sfiducia nei suoi occhi... e anche uno scintillio di paura.

Le discussioni si interruppero e lei senti su di sé lo sguardo indagatore del Cerchio.

"Io dico che dovremmo ucciderla, ora".

Le parole provenienti da una voce sconosciuta risuonarono con chiarezza, perforando la confusione nella sua mente.

"Era . . . non so che cosa fosse. Sicuramente non magia della vita".

"Il suo potere è innegabile, però", ribatté un'altra voce.

"Ma ha distrutto un elementale!", disse una terza voce. "Non bandito. Non sconfitto. Annientato".

"Avete visto il modo in cui ha rifiutato il legame all'inizio?".

"Lo sapevo".

"È instabile".

"Pericolosa".

La seconda voce parlò nuovamente, con maggiore fretta. "Ma potente. Avete mai visto nulla di simile? Potrebbe diventare una grande sciamana...".

"Non è una sciamana".

Quell'ultima voce. Conosceva quell'ultima voce.

Kael.

"Noi creiamo una connessione con la vita. Preserviamo l'equilibrio. Quel fuoco non era di natura sciamanica".

Si voltò per guardarlo, ma lo sciamano su di lei avvicinò il suo bastone alla sua gola, fermando il suo movimento.

"Si tratta di un abominio. Non sarà mai una sciamana ".

Tutto era diventato silente, tranne l'acuto fischio del vento e della tonante voce di Kael. Vide gli sciamani spostarsi di lato e lui si fece avanti tra le persone, entrando nel suo campo visivo. Gli occhi di lui si fissarono su quelli di lei, immobili, inflessibili, freddi. Goccioline di umidità le colpirono le mani e lei comprese di piangere.

"Dobbiamo ucciderla subito".

Un mormorio di assenso si propagò tra i membri del Cerchio.

Kael sollevò il suo bastone. Lei abbassò gli occhi. Anche quando pensava di aver trovato la via verso il successo, il fallimento ebbe il sopravvento. Eccola, tradita da colui che aveva creduto in lei, che l'aveva ritenuta degna e forte, anche quando lei non credeva in se stessa.

"Non puoi ucciderla".

Tutti si voltarono verso quella voce inaspettata. L'anziana sciamana, colei che aveva somministrato la Pozione di Fuoco Onirico, era appoggiata al suo bastone e la sua chioma fluttuava più selvaggia che mai.

"La prova non è ancora terminata".

"Ha ucciso il suo elementale. La prova è terminata", ribatté Kael.

"La prova finisce solo quando la giovane si purifica dalla Pozione di Fuoco Onirico o quando cede al sogno eterno". Le parole dell'anziana sciamana erano semplici, ma risuonarono dal peso magico dell'antico rituale.

"Si tratta di un'anomalia. È pericolosa", insistette Kael.

"Non permetteremo che infranga le nostre tradizioni e i nostri giuramenti. Non infangherai le tue mani". L'anziana sostenne lo sguardo di Kael finché non fu lui ad abbassare lo sguardo.

"Inoltre, non è destinata a vivere a lungo".

Il Cerchio si voltò e la osservò, rivolta verso il terreno roccioso sotto di lei, furiosa per il tradimento e a conferma delle parole dell'anziana.

L'anziana spalancò le braccia e si rivolse all'intero Cerchio. "Fatele portare a termine la prova da sola. Che la pozione consumi la sua mente e che i cuccioli di drago consumino le sue carni, così come le sue fiamme hanno consumato l'elementale".

L'anziana sollevò il suo bastone. Lentamente, uno dopo l'altro, tutti i membri del Cerchio si unirono al suo movimento.

Dopo pochi istanti, il bastone di Kael fu l'unico rimasto al suo fianco.

L'anziana sciamana annuì in risposta al voto discordante di Kael e poi si voltò per allontanarsi. Uno dopo l'altro, gli sciamani del Cerchio la seguirono, finché non rimase che Kael con lei.

Lo guardò, attendendo un suo sorriso, come aveva fatto molto tempo prima, quando aveva scelto proprio lei, quando aveva colto il barlume del suo potenziale magico. Guardò dietro di sé, senza muoversi.

"Muori, Meren. Muori tranquilla e sola".

Kael si voltò e si allontanò.


Lei non morì.

Sarebbe stato semplice. Distesa su quel letto di roccia, con il veleno che si diffondeva attraverso le sue vene, intento ad ardere ogni suo alito di vita. Rifiutata, devastata e sola, abbandonata da tutti quelli che conosceva.

Ma qualcosa in lei si era risvegliato. Aveva trovato il potere. Aveva trovato la forza.

Aveva trovato la concentrazione.

Nello spazio silente. Nell'oscuro e sommesso vuoto. L'aveva trovata, una forza naturale quanto il respiro. Come gli altri sciamani, per cui il lancio delle magie grazie all'impulso era facile, lei aveva finalmente trovato la sua forza, proprio durante la sua prova.

E per quello l'avevano lasciata lì a morire.

No, non sarebbe morta. Non cedette. Si rifiutò.

Quel giorno, non ebbe più bisogno di lottare per adattarsi alle loro regole. Kael si era sbagliato, alla fine. Lei era una sciamana.

Era semplicemente una sciamana che il Nel Toth non aveva mai visto.

Non mori, poiché quel giorno manipolò la morte stessa. Come arma, manifestata sotto forma di fiamma. Poi come fonte di nutrimento per la vita stessa, a dare una forma diversa all'oscuro tessuto tra i battiti. Quel giorno chiuse gli occhi, ritornò in quel luogo di silenzio infinito e si nutrì di quell'oscurità, chiamando a sé quel potere appena scoperto per estinguere il Fuoco Onirico nelle sue vene.

Aveva trascinato il suo corpo devastato verso un riparo e iniziò il lento processo di guarigione. Quando il freddo tocco della morte posò i suoi artigli su di lei, non si fece prendere dal panico e non lottò come avrebbe fatto una sciamana della vita. Accarezzò la mano della morte con la propria e prese confidenza con il suo abbraccio. Quando delle bestie di passaggio la minacciarono, si avvalse della morte come se fosse una vecchia amica, abbattendo le prede che aveva a mala pena sognato di cacciare durante la sua vita precedente, con semplici pensieri e leggeri movimenti delle mani.

E quando le sue ferite fisiche guarirono, permettendole di camminare di nuovo, se ne andò.

Lasciò i rocciosi altopiani e gli ardenti picchi vulcanici. Attraversò le fitte macchie delle pianure. Arrancò per attraversare le paludi, finché non si fu lasciata tutto dietro di sé.

Continuò attraverso l'acquitrino, attirata dal richiamo dell'oscurità. In essa, trovò la concentrazione. In essa, trovò un obiettivo. Crescere più forte. Accogliere il potere. Cercare la vendetta.

Jund era troppo rumoroso. Quell'impulso sempre presente, quel battito che si era impegnata così tanto per sentire prima era ora un intenso dolore pulsante, incessante nella sua cacofonia, che interrompeva la dolce e silenziosa oscurità. Andò alla ricerca di un luogo tranquillo, un angolo di quel mondo che fosse in ombra... un luogo senza forme di vita.

La sua marcia fu lenta. Le richiese anni di ricerca, ma alla fine i sussurri di strani brandelli di terre morte la raggiunsero... luoghi in cui le burrasche di morte entropica avrebbero sostituito i caldi venti di Jund e in cui nessuna bestia sarebbe potuta sopravvivere. Luoghi in cui i cadaveri camminavano di nuovo, arrampicandosi su fosse di catrame e strisciando dalle profondità delle paludi. La prima volta che trovò un tale luogo... una piccola tozza palude in cui il terreno stesso era in qualche modo più simile a carne in putrefazione che a terra naturale... seppe di aver trovato la sua ancora. Laggiù, in quell'aliena imperfezione del suo mondo, trovò quell'oscurità familiare, una breve tregua di silenzio nell'insistente frastuono di Jund. Laggiù, le sue magie prosperarono e andò alla ricerca di altri luoghi come quello, appezzamenti di terra morta, luoghi in cui i demoni sostituivano i draghi nel ruolo di signori del reame.

Panorama di Grixis | Illustrazione di Nils Hamm

Nei suoi viaggi, incontrò altri come lei, maghi in grado di manipolare l'oscurità, noti sotto un altro nome... necromanti... e anche la terra stessa aveva uno strano nome... Grixis. Apprese le loro abilità e sconfisse i loro non morti, poiché aveva qualcosa che loro non possedevano... la comprensione della vita. Mentre loro semplicemente animavano i cadaveri come soldati e armi, lei era in grado di ridare la vita ai defunti... a prendere in prestito gli esseri dalla morte stessa.

E ora, dopo molti anni, era tornata. Ora stava marciando dalla stretta di Grixis, per tornare a Jund con un obiettivo. Ora, tre dei suoi esseri presi in prestito l'avevano guidata all'attuale abitazione degli sciamani del Clan Nel Toth.

Ora, stava riportando la morte a coloro che avevano cercato di infliggerla a lei.

La vendetta è quasi troppo facile, rifletté mentre camminava a grandi passi attraverso l'accampamento. I suoi due guerrieri si erano liberati dei giovani sciamani messi a guardia, impedendo che dessero l'allarme, mentre i suoi sciamani avevano evocato i loro elementali di spine per scatenare l'assalto contro il Cerchio. Fu un bagno di sangue. Gli sciamani di Nel Toth scattarono dalla sorpresa, aggrediti dai loro compagni defunti e da elementali maligni che credevano fossero alleati. Ogni sciamano abbattuto faceva crescere i suoi ranghi, come anche caos e panico. Era tutto ciò che poteva fare per tenere il passo con il risveglio dei corpi.

In quella follia, era alla ricerca di un volto in particolare. Voleva essere sicura che non morisse per mano di uno dei suoi schiavi. Voleva avere il suo volto di fronte a sé, gustarsi la sua paura, sentire il suo rimorso.

Non doveva preoccuparsi.

Tre imponenti torrenti di fuoco si scatenarono tra i suoi ranghi in continua crescita, sciogliendo ossa e carni. Si coprì gli occhi, avvolgendosi contemporaneamente con un'ombra protettiva, e ordinò ai suoi soldati di sollevarsi di nuovo.

Scheletrizzare | Illustrazione di Karl Kopinski

Quando si sollevarono, tuttavia, i fuochi non si estinsero e continuarono a sciogliere i tendini e a ridurre le ossa a un ammasso bruciacchiato e inanimato.

Sorrise. Solo un maestro sciamano di Nel Toth avrebbe potuto resistere a una tale fiamma.

Subito dopo, attraverso le fiamme emersero due anziani sciamani che impugnavano i loro bastoni ricoperti di zanne di drago e artigli di thrinax. Accompagnavano una figura alta, stoica e severa. Nella sua chioma si trovavano ora fili grigi e il suo volto possedeva più rughe di quanto ricordasse; oltre a ciò, l'aspetto di Kael era identico.

"La tua furia termina qui, mago della morte!", ruggì Kael. "Il clan Nel Toth non verrà sconfitto da questa feccia Grixis! La tua stirpe si è già insinuata da queste parti ed è stata ridotta a cenere e sangue".

"Sono delusa dal fatto che tu non mi riconosca, Kael". Abbassò le sue difese d'ombra, rivelando il suo volto. Lo osservò nel momento in cui le sue sopracciglia si aggrottarono. Si godette il lento processo di riconoscimento, assaporando le improvvise fitte di stupore dietro agli occhi di lui.

Kael sollevò le mani per lanciare una magia, ma lei fu più veloce. Due teschi urlanti di fuoco verde esplosero dai suoi palmi e si conficcarono nei due anziani ai lati di Kael, immolandoli in pire di fiamme. Sorrise mentre loro bruciavano... sorriso che si trasformò in sorpresa quando vide che i due sciamani non erano disturbati dal fuoco e iniziarono invece a correre verso di lei. Si concentrò su quei due, intensificando il fuoco che bruciava le loro carni, ma loro continuarono la corsa imperterriti e la loro forma mutò da umana a bestiale. Si ritrovò improvvisamente ad affrontare un enorme orso e un thrinax dalle lunghe zanne, entrambi avvolti dalle fiamme che avrebbero dovuto ucciderli al solo contatto.

L'orso cercò di colpirla con una gigantesca zampa e il thrinax tentò di afferrarle una gamba. Evitò l'assalto, ma potenti mascelle riuscirono a intrappolare il suo polpaccio e i loro denti affilati penetrarono nelle sue carni, facendola urlare dal dolore.

Thrinax delle Terre Squarciate | Illustrazione di Daarken

Prima che il thrinax potesse tirarsi indietro, si abbassò e afferrò una sua zanna con entrambe le mani. Un'oscura corruzione si diffuse nelle sue carni e la bestia lasciò la presa sulla gamba. La combinazione di fuoco e icore di corruzione riuscì ad abbatterla.

Si voltò mentre lo sciamano orso tentò un altro colpo con una zampa maligna, dilaniandole una spalla. Strinse i denti e si voltò per inondarlo con getti di fuoco color smeraldo. Alla fine crollò in un ammasso fumante ai suoi piedi.

Il crepitio di luce e il rombo di pietra le fecero capire che aveva impiegato troppo tempo a disfarsi dei due anziani. Una veloce occhiata verso Kael confermò le sue paure... tre imponenti elementali delle valanghe si stavano creando intorno a lui, con occhi di fulmine che si voltavano verso di lei e membra di rampicanti e pietra pronti a colpire. Sopra di loro si formarono nubi di tempesta, cariche della cruda energia dei possenti elementali. Rianimò velocemente i due sciamani che aveva appena abbattuto, con le loro forme appena utilizzabili, dopo le magie che aveva appena scatenato su di loro.

Alzò lo sguardo verso Kael, con i pugni colmi di fuoco color smeraldo, ed esitò. Kael le restituì lo sguardo e, invece della furia o della decisione che si aspettava di vedere, lo trovò meditativo e triste. L'aria crepitò per l'elettricità statica degli elementali, ma Kael non li scagliò all'attacco.

"Saresti dovuta morire, Meren".

"Avresti dovuto uccidermi, Kael", ringhiò lei. "Come volevi tu".

"Hai ragione. Avrei dovuto. Così non saresti diventata questo".

Lei rise, ma la sua risata non ebbe alcun accenno di allegria. "Mi hai detto che avrei manipolato sangue e ossa. Ora sono in grado di fare quello e molto di più".

Kael scosse la testa. "Non in questo modo. Non sei in grado di incanalare la vita. Sei solo uno strumento della morte, un suo fantoccio".

"Ti sbagli. La morte si piega al mio volere".

Kael sospirò. Un tempo, avrebbe potuto interpretare quel gesto come benevolo. Ora trasmetteva solo un'idea di superiorità.

"Se insisti. Ritorna alla terra, Meren manipolatrice di morte".

Kael indicò verso di lei e i tre imponenti elementali si lanciarono alla carica, mentre i loro ruggiti invasero l'aria e i passi imponenti generavano onde d'urto nel terreno.

Lei sorrise, osservando i due cadaveri quasi distrutti che formavano la sua difesa. Il sorriso si trasformò in una risata, isterica e acuta, all'avvicinamento degli elementali.

Con un movimento improvviso strappò i brandelli di vita dai suoi due soldati. Lanciò le mani al cielo, inviando le scintille verso l'alto.

"Colpisci, Skaal Kesh".

Illustrazione di Mark Winters

La sua arma perfetta scese in picchiata dal cielo. Una imponente forma d'ombra colpì con una velocità impossibile, lasciando una scia di nubi dietro di sé e scatenando una raffica di vento dove colpì il suolo. I tre elementali caddero a metà della loro carica e i loro legami con questo piano vennero spezzati nel momento in cui il suo strumento di vendetta colpì Kael. Schivò i macigni giganteschi che rotolarono verso di lei, spostandosi dalla loro traiettoria di frammenti di roccia e nuvole di polvere.

Una volta che ogni pietra tornò a terra, lei volse lo sguardo verso la posizione dove si trovava Kael. Al suo posto si trovava un enorme drago d'ombra accovacciato, che tratteneva con gli artigli la figura spezzata di Kael. I suoi occhi brillavano di un color verde e nuvole di fumo ripugnante proprio davanti alle sue labbra venivano mosse dal vento. I suoi muscoli si tesero allo spostamento del suo peso e la sua lunga coda spazzò la pietra e inviò piccole scintille nell'aria intorno. Skaal Kesh. L'artiglio del flagello.

Fu sorpresa di trovare Kael ancora cosciente, nonostante gli artigli del drago che ne trapassavano l'addome e lo bloccavano in aria. La guardò avvicinarsi.

"Hai addomesticato . . . un drago . . . è impossibile", borbottò.

"Io ho riforgiato un drago", lo corresse lei.

Un rantolo si udì dalle labbra di Kael. Lei pensò che dovesse essere una risata.

"Alla fine non mi ero sbagliato. Tu sei forte, Meren".

Lei lo osservò, con un volto che era una maschera di pietra.

"Divoralo, Skaal Kesh".

Il raccapricciante scricchiolio dei denti sulla carne e contro le ossa echeggiò tra le steppe. Il sangue colò abbondante mentre il drago consumava gli ultimi brandelli del suo passato in pochi bocconi. La vendetta era stata servita.

Ma lei non era soddisfatta.

Si voltò a osservare l'orizzonte e il selvaggio profilo di Jund. Poteva udire l'impercettibile e selvaggio impulso della terra, un impulso che un tempo aveva cercato di cogliere. Il suo attuale desiderio era di distruggerlo.

La sua vendetta non si sarebbe arrestata in quel luogo. Avrebbe reso silente il ritmo di quella terra. Le avrebbe mostrato la bellezza dell'oscurità e la serenità della morte.

Lei era Meren, l'ultima del Clan Nel Toth.

E non si sarebbe fermata se non dopo aver distrutto ogni simbolo di Jund.


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