Rivali di Ixalan: finali alternativi

Posted in Magic Story on 21 Febbraio 2018

By R&D Narrative Team

I lettori hanno espresso la loro preferenza e l’Impero del Sole ha trionfato e rivendicato il controllo di Orazca!

Tuttavia, ci eravamo preparati per gli altri possibili esiti e le rimanenti storie (ora alternative non realizzate) sono troppo belle per poter essere scartate senza condividerle con voi.

Godetevi alcuni dei futuri che avremmo potuto vivere!


RIVER HERALDS

Crashing Tide
Marea Schiacciante | Illustrazione di Carmen Sinek

Tishana osservò Huatli allontanarsi, in groppa all’antico dinosauro.

I rumorosi passi del dinosauro divennero sempre meno udibili e, alla fine, Tishana rimase sola.

Si guardò intorno, osservando la città.

Era splendente e dorata, ovviamente, e il vuoto di quel luogo era rassicurante. I suoi passi riecheggiavano sul tenero metallo delle piazze e delle vie. Granelli di polvere fluttuavano nell’aria della sera, mentre alcuni uccelli cantavano dalle alte arcate che costeggiavano le strade della città come vertebre.

Sarebbe stato un peccato lasciare questo luogo così deserto.

Tishana valutò le possibilità. Il Sole Immortale non c’era più, ma rimanevano alcuni ricordi. Orazca era una città colma di energia magica. Ogni tessera del pavimento e ogni tassello dorato delle pareti pulsava di un antico potere. Tishana si sentì a disagio.

Dopo tutto, l’Impero del Sole era ancora governato dall’imperatore Apatzec. Huatli era sicura della possibilità di un accordo di pace, ma Tishana non era altrettanto ottimista. Gli umani erano mutevoli e fastidiosi. Non possedevano grandi capacità decisionali. Le loro azioni erano dovute più all’istinto che alla razionalità. E soprattutto il successo degli umani sembrava originare principalmente dallo scavalcarsi gli uni con gli altri in una serie di sfide. Nel complesso, erano estenuanti.

Orazca poteva essere stata costruita da loro, ma non apparteneva a loro.

Tishana cercò di individuare i canali di connessione che si sviluppavano attraverso la città.

Dalla cima del tempio si diffondevano e si incrociavano fino ai sobborghi dei bastioni. Piccole estensioni giungevano fino al fiume che percorreva la città e, attraverso esso, Tishana poté percepire il potere di Orazca fluire da un’estremità all’altra.

Inviò un segnale attraverso questa connessione e cercò gli elementali che si trovavano a guardia di ogni entrata della città. Tishana ordinò loro di proteggere la città da qualsiasi armata non tritone che avesse cercato di penetrare all’interno di Orazca. Sentì gli elementali piegarsi al suo volere e scattare sull’attenti e poi interruppe la connessione mentale con la terra.

Tishana sorrise. Quella notte avrebbe evocato gli altri plasmatori. Sarebbero giunti a Orazca, avrebbero gustato il potere della città e avrebbero preso una decisione. Orazca poteva essere stata costruita dall’Impero del Sole . . . ma la terra sottostante apparteneva a loro. Gli Araldi del Fiume si sarebbero stabiliti permanentemente in quel luogo e avrebbero utilizzato il fiume che fluiva attraverso la città per mantenerne il controllo. Tishana non avrebbe abbandonato la città finché il resto dell’Albero Fondalinfa non fosse arrivato. Avrebbero dato un nuovo nome a quel luogo. Non più Orazca. La Città delle Acque Dorate, per sempre.

Dopo tutto, ciò che era stato vero per millenni sarebbe stato vero anche in quel momento.

Noi siamo stati i primi.


LEGION OF DUSK

Martyr of Dusk
Martire del Vespro | Illustrazione di Greg Staples

Vona seguì Santa Elenda nella fitta giungla, con la fronte aggrottata.

Elenda rimase in silenzio, irradiando una furia divina e ignorando ogni supplica di perdono da parte di Mavren Fein. Aveva parlato senza sosta per tutta la notte, come un cane bastonato che bramava un gesto di affetto del padrone.

Patetico, pensò Vona.

Si fermo lungo il cammino. Le sue orecchie erano assordate dai cinguettii degli uccelli e il naso era invaso dal fetore del terreno umido. Ogni aspetto di quell’ambiente selvaggio era repellente, ma pensò che non fosse ancora il momento di andarsene. Il Sole Immortale non c’era più, ma Orazca era ancora presente. Era una città composta letteralmente da oro. Non avrebbe potuto andarsene e lasciarla incustodita.

"Vona", la chiamò Santa Elenda da più avanti.

La mente di Vona tornò al presente. Cercò di riprendere un’espressione più simile possibile all’appagamento. "Sì, Santa Elenda?"

"Sei persa nei pensieri. Dimmi ciò a cui stai pensando."

Vona serrò i denti. Una zanna affondò nel labbro inferiore e lei assaporò il sangue. Il suo stomaco gorgogliò dal desiderio.

"Non tornerò nel Torrezon a mani vuote", rispose.

Mavren Fein si bloccò all’istante, con la fronte ricoperta di sudore. "Non stiamo tornando a mani vuote", rispose lui. "Abbiamo trovato Santa Elenda."

Come se questa fosse una notizia stupefacente, pensò Vona.

"Ci era stato assegnato il compito di recuperare il Sole Immortale. La Regina Miralda ci ha inviati qui per conquistare, non per tornarcene a casa con la coda tra le gambe."

"Allora vai", commentò Santa Elenda con tono sereno e ponderato. "Conquista Orazca da sola. Io attenderò a est."

Santa Elenda si voltò e si rimise in cammino senza dire altro, seguita da Mavren Fein. I due svanirono nell’oscurità della foresta.

Vona rimase sbalordita ed euforica. Sorrise, con il sangue che le colava da una zanna, e si voltò verso Orazca.

Rise per quasi tutto il cammino di ritorno. Nel momento in cui ritrovò la via verso la città, la luna era già alta e argentea in cielo. La sua luce luccicava sulle guglie e la città era illuminata dalla luce delle stelle.

"Mia!", gridò ridacchiando, con una voce che riecheggiò nella vuota distesa dorata della città.

Illuminato dalla luce della luna, l’oro aveva un aspetto strano. Le sue tonalità di giallo erano svanite, sostituite da un pallido bagliore metallico. Vona gradì questa versione della città molto di più.

"Una macellaia come regina!", rise e un brontolio lontano rispose.

Vona si fermò nel luogo dove si trovava. Qualcosa si stava muovendo attraverso la città.

Non se ne curò. La città era sua! Orazca era stata rivendicata dalla Legione del Vespro!

Vona vagò fino alla piazza di fronte al tempio centrale e osservò la scalinata, la stessa scalinata che la Regina Miralda stava osservando nella sua dimora. Sorrise e pensò a tutte le persone che aveva ucciso per arrivare in quel luogo. Pensò che nessuna anima era morta durante la sua conquista di Orazca e lo ritenne un peccato.

Qualcosa brontolò dietro di lei.

Il sorriso di Vona svanì e lei si voltò. Non riuscì a non sussultare.

Sopra di lei si trovava un imponente dinosauro, con zanne lunghe come le sue dita e artigli affilati come la sua lama. Un lungo filo di saliva colò dalla bocca del dinosauro fino all’elmo di Vona.

Vona non ebbe il tempo di urlare prima che il dinosauro la stritolasse con le sue zanne.

E il silenzio tornò di nuovo su Orazca.


BRAZEN COALITION

"VENDETTA! MISSIONE VENDETTA!"

Malcolm e Braghe si trovavano al di sopra delle guglie di Orazca, zigzagando tra i nobili spilli che si ergevano sopra l’ampia distesa dorata della città.

"TROVARE CAPITANA", strillò Braghe nelle orecchie di Malcolm. Il goblin era aggrappato alla testa di Malcolm con unghie taglienti e piccole dita sudicie.

Pochi minuti prima, la voce di Jace aveva parlato tranquillamente nelle menti di entrambi. Se Malcolm fosse stato ingenuo, avrebbe pensato che Jace stesse mentendo. Ma Jace era un gran bugiardo.

"La Capitana ha ordinato di voltare pagina, Braghe. Jace ha detto lo stesso."

Braghe rimase in silenzio per un attimo. Indicò verso il basso, dove molti dei loro nemici stavano abbandonando la città, entrando, separatamente, nella giungla.

"Orazca vuota", disse. "Tutti a casa."

Il cuore di Malcolm sobbalzò. "Tutti . . . ?"

"Tutti tranne noi." Il goblin sogghignò.

"Tutti tranne noi . . ."

UNA SETTIMANA DOPO

Il santuario di Azor era pieno di tavoli ricoperti da carte da gioco e boccali di birra e un insieme di canzoni pirata riscaldava l’intera sala.

Decine di membri dell’equipaggio della Belligerante ridevano ed esultavano tra i mucchi di oro e di gioielli trafugati alti fino al soffitto. Il vago aroma di gatto era stato sostituito dall’onnipresente fetore dei pirati e i marinai soddisfatti delle loro ruberie brindavano con i loro equipaggi al di sotto del foro del soffitto.

Uno dei pirati, su un mucchio d’oro, alzò lo sguardo. "I co-imperatori sono qui!", urlò come avvertimento.

Gli altri pirati esultarono per accogliere Malcolm e Braghe alla loro entrata in quello che un tempo era la sala in cui Azor riposava. Osservarono la folla e fecero un cenno con la testa tra loro.

"Mi fai compagnia per un giro di birra e di gioco, co-imperatore Braghe?", chiese Malcolm.

"Con piacere, co-imperatore Malcolm!" Il goblin sorrise e urlò il proprio piacere al resto della stanza. "ORO, BIRRA E GIOCO!"

La stanza rispose con un grido di approvazione e i loro canti riecheggiarono attraverso le sale dorate di Orazca.

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